La spada di Damocle penzola sulla Postale

La spada di Damocle penzola sulla Postale

Il 2 aprile è stata presentata la bozza di riorganizzazione dei presidi di polizia
I sindacati non ci stanno. Il Siulp di Foggia in difesa degli uffici di via Isonzo


La spada di Damocle sul presidio foggiano della Polizia Postale penzola ormai da anni. La possibile chiusura degli uffici di via Isonzo viene paventata ciclicamente, per poi ridursi (fino ad ora) ad un nulla di fatto. Questa volta, però, è una comunicazione ufficiale dello scorso 2 aprile a mettere seriamente in allarme i sindacati di polizia, pronti a battersi per evitare che la Polizia Postale dauna possa finire nel “tritacarne” di ridefinizioni e riorganizzazioni territoriali.
Dalla stessa parte, sul fronte, ci sono i sindacati corporativi, eccezionalmente unanimi. “Non è poi così insolito”, spiega Michele Carota, segretario provinciale del Siulp - Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia di Foggia. “Anzi, non poteva essere diversamente: la possibile chiusura del presidio di via Isonzo potrebbe rappresentare un ulteriore scippo alla Capitanata, come altri sono stati già fatti”.
Carota, che ha alle spalle anni di carriera in polizia e di esperienza sindacale, fa riferimento alla chiusura della Scuola di Polizia, in piazzale Italia. “All’epoca lanciammo lo stesso grido di allarme, ma - lo dico con grande rammarico - non servì a nulla. E venimmo privati di una istituzione storica, con tutte le conseguenze del caso”.
Forti delle esperienze del passato, oggi la linea del sindacato è dura e netta: “Oggi la quantità dei reati commessi on-line è davvero notevole. Anzi, c’è una nuova generazione di delinquenti che opera solo ed esclusivamente in rete, rendendo la Postale una delle specialità di polizia tra le più importanti, centrale”, spiega. “In via Isonzo, oggi, abbiamo 18 unità, tutte altamente specializzate, grazie a corsi di aggiornamento  professionale specifici imposti dall’Amministrazione, che potrebbero ritrovarsi a svolgere altro”.
Eppure, la mole di lavoro nell’ultimo presidio di legalità al Quartiere Ferrovia è ingente: “Tra il 2016 e il 2017, per restare nel breve periodo, sono state oltre 1000 le denunce specifiche, con numerosissime attività di polizia giudiziaria scaturite, con le relative deleghe. Insomma, nella Postale non c’è tempo per oziare”, continua sarcastico. “Tutt’altro”.
“Ma non parliamo solo della mortificazione professionale dei colleghi (tutti nel pieno della carriera, l’età media in questura infatti è medio-alta). La possibile chiusura della Postale lascerebbe scoperto l’intero territorio di Capitanata. Una provincia estesissima, che va dal Gargano ai Monti Dauni, passando per il Tavoliere. Al momento, non ci è stata prospettata alcuna soluzione alternativa – accusa Carota – e in caso di denuncia per un reato telematico, con la chiusura degli uffici di via Isonzo, dove rivolgersi? Allo stato, il posto di Polizia Postale più vicino è a Bari”.
Su questo punto, purtroppo, non ci sono dati certi né prospettive. “E’ stata paventata l’ipotesi di re-impiegare il personale in altri uffici della questura, dove potrebbero continuare a svolgere attività specifica”, continua il segretario provinciale Siulp. “Ma io ho un difetto: avendo vissuto per tanti anni la vita professionale qui a Foggia, so come vanno a finire queste cose: meglio lasciare attiva la sede naturale. Peraltro parliamo di una specialità che necessità di specifica organizzazione e apparecchiature. Perché smantellare qualcosa che funziona?”
A fare rabbia, tanta, al Siulp sono anche le modalità di ridefinizione dei presidi (il piano di riorganizzazione abbraccia però tutte le specialità di polizia, su scala nazionale), che non convincono affatto il sindacato. “Il piano di riorganizzazione che ci è stato prospettato ci lascia davvero basiti e disorientati: in Puglia, ad esempio, dovrebbero chiudere Foggia, con bacino di utenza e produttività molto importante, ma lascerebbero aperto quello di Taranto, dove sono impiegati appena due colleghi”.
Quali criteri quindi dietro questa scelta? “Criteri formali, sulla carta”, riprende Carota. “Si è scelto di lasciare aperte le sezioni nelle cui sedi è presente anche la Procura Distrettuale. Lecce (come anche Bari) resta aperta, ma poiché c’è una sottosezione di Lecce che si estende a Taranto, quest’ultima viene fatta salva”. Non ci si può appellare nemmeno al contenimento della spesa, perché nel caso degli uffici di via Isonzo, si tratta di spazi concessi a titolo gratuito dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni.
“Come sindacato abbiamo ufficializzato la nostra posizione e abbiamo sollecitato le varie istituzioni locali per fare altrettanto (anche il sindaco di Foggia si è espresso al riguardo). Ad ora un risultato sembra essere stato ottenuto: quando ci è stata presentata la bozza di riorganizzazione sembrava essere cosa fatta, da definire in tempi brevi. Ora l’Amministrazione sembra essere in stand-by. Spero per una nuova riflessione che prenda in esame le nostre rimostranze”, conclude Carota. “E’ tutto molto vago ancora, ma reso ufficiale dallo scorso due aprile. Al momento non abbiamo dati certi su tempistiche e modalità, ci auguriamo solo di non trovarci spalle al muro. E con la Postale chiusa”.

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LA TESTIMONIANZA

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n. 10 / Dicembre 2017

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