Nella casa della nuova ‘archeologia vitale’

Nella casa della nuova ‘archeologia vitale’

 Nel laboratorio di restauro il passato torna per raccontarsi

Visitare il Laboratorio di Restauro della Soprintendenza Archeologica per le province di Foggia e della Bat, situato al primo piano del Museo del Territorio, dà quasi l’impressione di sentire il tempo respirare. Epoche antiche, accatastate in centinaia di cassette che raccontano anni e anni di campagne archeologiche, attraverso reperti che la terra, sfogliata come un libro a ritroso, ha restituito man mano. Su una cassetta si legge “Foggia - villa comunale fossato, 1978”. Dei meravigliosi crateri apuli a figure rosse, del II - III secolo a.C., scampati al mercato clandestino, sono ora sistemati con cura su un piano da lavoro su cui sembrano reggersi per miracolo: ad alcuni mancano pericolosamente dei pezzi, altri sono stati ricostruiti proprio come si fa con i puzzle. Qui, tra armadi ignifughi, casseforti, vasche e cappe aspiranti, i tecnici specializzati lavorano ogni giorno per riportare alla luce manufatti preziosi e restituire loro la funzione principale, quella di raccontare l’epoca dalla quale provengono. E’ grazie a loro se questa struttura, nel 2011, ha rivisto la luce. Ci vuole tanto amore, e una passione spropositata, per rimettere insieme i cocci, letteralmente.
“C’è un’ottima sinergia tra le persone che ci lavorano, ognuno ha proprie specifiche competenze. I dottori Agata Santoro, Giuseppe Vigliano, Salvatore Patete lavorano ogni giorno alla pulitura, siglatura, restauro e catalogazione dei reperti - ci spiega Italo Muntoni, funzionario archeologo della Soprintendenza e coordinatore del laboratori. E’ attualmente il punto di ricezione di tutti i materiali oggetto di scavo all’interno del territorio delle provincia di Foggia e della Bat - continua Muntoni - La struttura fu voluta con grande lungimiranza da Marina Mazzei, che è stata la prima responsabile di quello che era il centro operativo per l’archeologia della Daunia”.
“Lavoriamo su materiale ceramico, metallico, affreschi, mosaici, materiale lapideo, ed è attualmente uno dei due laboratori della Soprintendenza Archeologica operante in Puglia, l’altro si trova a Taranto – racconta orgoglioso Salvatore Patete, e continua: “Da poco è diventato punto di riferimento e punto di raccolta in caso di eventi sismici: ci auspichiamo questo non avvenga, ma in caso di terremoti, il nostro laboratorio accoglierà tutte quelle opere che avranno subito danneggiamenti.”
“Oggi possediamo attrezzature all’avanguardia, grazie anche al contributo della Fondazione Banca del Monte che ci consente di comprare i materiali di consumo, con cui svolgiamo regolarmente tutte le nostre attività. Siamo attrezzati per ospitare studenti, laureandi, dottorandi che utilizzano i nostri spazi per studiare i materiali archeologici”, spiega ancora Muntoni. “Fino a pochi giorni fa qui c’era un antropologo tedesco che ha studiato i resti medievali di Tertiveri e, anche in questo caso, abbiamo organizzato delle attività didattiche in collaborazione con l’associazione Mira. I ragazzi hanno potuto vedere un antropologo al lavoro, oltre a tutte le fasi del restauro. E’ questo che vogliamo sperimentare, un’archeologia nuova, vitale.”
Con l’associazione di Promozione Sociale Mira, il laboratorio della Soprintendenza ha in programma  tutta una serie di appuntamenti, previsti nel progetto “Al Museo… in tutti i sensi”, promosso dal Dipartimento della Gioventù, presidenza del Consiglio dei Ministri.
“Stiamo costruendo insieme un progetto espositivo di piccole e grandi mostre per svelare alla città di Foggia la ricchezza straordinaria di Arpi, come antico centro dauno e romano -  racconta Patete - L’idea del Museo del Territorio così come lo stiamo immaginando, non ha niente a che vedere con la vecchia concezione del museo statico. Vuole essere un contenitore da rinnovare ogni volta con un allestimento sempre diverso, per suscitare curiosità nei visitatori, un punto di contatto continuo con la cittadinanza e le nuove generazioni.”
“Ad esempio abbiamo fatto questa scommessa per il primo allestimento previsto ad aprile: esporremo i materiali appena scavati ancora sporchi, proprio per far vedere e raccontare cosa avviene subito dopo lo scavo”, interviene Muntoni. “E’ la prima di una serie di esposizioni che allestiremo al Museo fino a giugno, riguarda una necropoli di epoca  tardoantica di Masseria Romano in agro di Pietramontecorvino. In seguito, ultimato il restauro dei materiali destinati al Museo Civico di Faeto, faranno una breve sosta qui, dove saranno presentati in anteprima. E, infine, a giugno, abbiamo in programma un allestimento che riguarderà i vasi di Arpi, frutto del sequestro operato ad Orta Nova. La mostra avrà oggetto due tombe a confronto: quella depredata, e una tomba scavata in maniera controllata  e scientifica, in modo da raccontare i due estremi di uno stesso sito e una stessa tipologia tombale”. Sembra sia arrivato il momento per questi antichi reperti, di tornare alla luce e raccontare, oltre il passato da cui provengono, un nuovo futuro per le attività di valorizzazione e fruizione dei beni archeologici di Foggia e della Puglia.
Ilaria Di Lascia

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n. 10 / Dicembre 2017

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