Il ‘mecenatismo sociale’ si aggiudica la Stele

Il ‘mecenatismo sociale’ si aggiudica la Stele

Grazie ad una colletta partita sul web, torna in Daunia un pezzo di storia
Ma resta l’amaro in bocca per quel corso laurea in Archeologia che non c’è più

Patrimonio collettivo, in senso stretto. Mai definizione, infatti, fu più vicina alla realtà del caso della stele - caratteristico monumento funebre della civiltà dei Dauni, risalente al VII-VI secolo a.C. - acquistata in un'asta della nota casa Bertolami grazie ad una “colletta” partita dal basso, nata da un'idea di alcuni giovani garganici, il cui appello è stato accolto e rilanciato con entusiasmo dalla Fondazione Apulia Felix.
Circa 80 soggetti - singole persone, associazioni, qualche impresa - hanno contribuito con donazioni spontanee da 1 a 300 euro per mettere su il “tesoretto” necessario a portare in Capitanata un frammento della sua storia.
“L'asta si è chiusa con la nostra offerta di 2mila sterline (pari a 2mila 540 euro)", spiega l’archeologo e accademico Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici e a capo della Fondazione Apulia Felix. “Al momento abbiamo bonificato 4400 euro a Bertolami perché oltre all’acquisto della stele abbiamo provveduto al pagamento dei diritti della casa d’asta e alle spese di spedizione”. Grazie alla colletta, sono stati raccolti circa 3200 euro (ma il conto è ancora aperto a donazioni), mentre la restante parte è stata coperta dalla Fondazione che, sin da subito ha prestato il fianco a questa piccola-grande impresa, che costituisce un precedente rilevante.
“Abbiamo dato vita ad una forma di mecenatismo dal basso, democratico e sociale, che dal punto di vista del significato è molto più importante. Parliamo di tanti piccoli contribuiti che assumono un grande valore simbolico: di partecipazione, di attaccamento, di consapevolezza e di amore per la propria storia e le proprie radici”. Tra i sostenitori dell’impresa, anche due giovanissimi sponsor, due fratellini di San Giovanni Rotondo che hanno utilizzato i loro risparmi - 100 euro - per acquistare, simbolicamente, un pezzetto di storia. “Spero sia il primo atto per la costruzione di una comunità di patrimonio della Daunia”, continua Volpe. Per quanto riguarda la stele, Volpe pensa già agli aspetti pratici: “Sarebbe importante e significativo organizzare un tour ed esporla nei vari musei della provincia”, spiega. In fondo, appartiene a tutti. Ma prima di tutto, la stele va restaurata - e questa operazione dovrebbe essere a costo zero, da effettuare nei laboratori della Sovrintendenza - e sistemata poi su un apposito sostegno, che invece verrà offerto dalla Fondazione Banca del Monte. Per questo cippo funerario, quindi, sono entrate in gioco le migliori risorse della comunità. Ma sfumato l’entusiasmo, resta l’amaro in bocca. Resta la delusione per quello che poteva essere e non è stato, per quel corso di laurea in Archeologia dell’Università di Foggia cassato per carenza di iscritti.
Un boccone difficile da digerire per il professore Volpe, questo non lo ha mai nascosto.
“Continuo ad essere deluso e rammaricato”, confessa. “Anche questa operazione dimostra che c’è un interesse diffuso per il nostro patrimonio archeologico e culturale; un interesse che, evidentemente, non è abbastanza chiaro per l’Università. Cosa che diventa ancor più grave, quando vediamo due allievi del nostro corso entrare, in due anni diversi, nella prestigiosa Scuola Italiana di Archeologia di Atene (solo tre posti disponibili e su rigorosissima selezione), un altro prendere un importante dottorato alla Scuola Normale di Pisa e altri che hanno messo su una società di ricerche archeologiche. Se la logica è quella autolesionista dei soli numeri allora non abbiamo capito nulla: avevamo sì pochi iscritti, ma di altissima qualità. E quella qualità andava sostenuta”.
Per Volpe, già rettore dell’UniFg, le ricadute che tale percorso di studi avrebbe avuto sul territorio sarebbero state enormi: “Vedo una schizofrenica separazione tra un territorio che ha un patrimonio archeologico e culturale ricchissimo (e un interesse diffuso per questo), e una Università che invece ritiene che sia inutile. E questo nonostante, con l’ultima valutazione della qualità della ricerca fatta dall’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, ndr), il nostro dipartimento di Studi Umanistici, per l’area archeologica, sia risultato primo in Italia per qualità della ricerca; nonostante l’unico Progetto di Rilevante Interesse Nazionale che l’UniFg abbia vinto è un PRIN di archeologia. Fuor di retorica, questa stele simboleggia certamente una vittoria dell’archeologia a livello sociale e culturale, ma si scontra con una realtà in Daunia che è in affanno”.
Maria Grazia Frisaldi

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Buone Pratiche

 
LA STELE è alta 62 centimetri, su lastra rettangolare in pietra calcarea, ricomposta in diversi frammenti. "La decorazione è incisa ed è disposta su vari registri orizzontali e verticali che inquadrano una fascia centrale con raffigurazione stilizzata di figure maschili e femminili in processione", si legge nella descrizione della casa d'aste. "Molto interessanti le decorazioni a motivo geometrico con cerchio emergente da asticella verticale e caratterizzato da punto centrale: potrebbe trattarsi della raffigurazione di kymbala, sonagli magici usati per allontanare gli spiriti maligni, o del papavero d’oppio, il cui uso era molto diffuso presso la civiltà daunia, specialmente in ambito religioso".  

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n. 10 / Dicembre 2017

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