Ghetti off, il gioco del cerino

Ghetti off, il gioco del cerino


È una questione di Stato. Il Viminale non può più chiudere un occhio, anzi due. I ghetti urlano vendetta. Il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano vuole mettere il Governo spalle al muro e inchiodarlo alle sue responsabilità.
Chi vive a stretto contatto con la realtà della baraccopoli ha il vago sentore che questa possa essere la volta buona. Ma il quinto incendio delle case di cartone dei migranti non merita una parola, né ufficiale né social del Sindaco di Puglia, Michele Emiliano. Manco un tweet. Come se si potesse ripiombare nello sfinimento da un momento all’altro. Nessuno è sindaco di quel fazzoletto di terra ridotto a una Chernobyl a cavallo tra tre comuni che sposterebbero i confini pur di scaricare la patata bollente. Ha imparato a chiamarlo Gran Ghetto, per non urtare il sindaco di Rignano. Il timore è che possa scivolare pericolosamente giù nell’agenda fino alla prossima emergenza.
Rischia di archiviarlo come un fallimento sulla scia del progetto Capo free-Ghetto Off . Il suo predecessore, quello dei corridoi umanitari e dunque animato dai più nobili propositi, aveva congegnato un piano di azione sperimentale per un’accoglienza dignitosa e il lavoro regolare dei migranti in agricoltura. Il Ghetto doveva sparire, dovevano chiuderlo già nel 2014: “La Puglia deve ribellarsi fino in fondo a qualunque residuo di schiavismo e di Medioevo”, disse all’epoca Nichi Vendola. Avrà lasciato una Puglia migliore ma pure i ghetti. Intanto, però, il seme l’ha gettato, con tutti i presupposti, solo che sull’off è tornato l’interruttore. Emiliano ha ereditato anche le rimostranze di chi il campo dietro casa non ce lo voleva prima e non lo vuole oggi. Ad agosto del 2016, in quel di Foggia, terzo piano della Prefettura, aveva annunciato che la Regione avrebbe allestito tre campi di accoglienza: a Lucera, Apricena e San Severo, con l’obiettivo di smantellare gradualmente il Gran Ghetto, con tanto di mezzo del trasporto pubblico regionale per accompagnare i braccianti a lavoro. Non se n’è fatto più niente. La Regione ha ospitato in emergenza un’ottantina di migranti presso la sola azienda agricola regionale Fortore.
Il 25 gennaio, in sede di Conferenza delle regioni e delle province autonome, ha chiesto al ministro dell’Interno Marco Minniti che il Governo si accollasse le sue responsabilità. “Gli ho chiesto sostegno per porre fine alla presenza di organizzazioni criminali, probabilmente di natura mafiosa, che creano il racket del lavoro in agricoltura in Puglia: sono vent’anni che questa situazione viene sopportata dal Ministero degli Interni. Io – riferendosi alla questione dei ghetti - sono stato il primo presidente della Regione Puglia a denunciare l’esistenza di questi luoghi e ho preteso che vengano riportati sotto la legislazione italiana. Ho chiesto che si cominci un tavolo di lavoro permanente tra Regioni e Governo per la gestione dei fenomeni migratori”. All’indomani della morte di un giovane nel ghetto dei bulgari, a dicembre, aveva già avvisato il Governo: “La Regione Puglia, pur avendo una competenza residuale, si sta assumendo notevoli responsabilità ma non ha intenzione di continuare a lavorare tra mille ostacoli e promesse ministeriali non mantenute. Quella che si vive nella provincia di Foggia è una emergenza umanitaria e di ordine pubblico che il Governo non può ignorare. I protocolli d’intesa per superare i ghetti non sono sufficienti se poi non vengono messe a disposizione le risorse necessarie per portare avanti gli obiettivi. C’è bisogno di attivare una rete di ospitalità in immobili pubblici e privati non utilizzati. La Regione Puglia continuerà nel suo piano di riattivazione e ristrutturazione degli immobili di sua proprietà non utilizzati, ma non può da sola far fronte ad una situazione che necessita dell’intervento di tutti”.
Il sindaco di Foggia, Franco Landella, chiede alla Regione di individuare terreni e fondi comunitari per creare un campo di caravan e roulotte dotati di energia elettrica e acqua corrente sul modello francese: i nomadi vengono ospitati purché mandino i bambini a scuola, paghino le utenze e non rifiutino i lavori proposti dai servizi sociali. La dritta arriva direttamente dall’ambasciatore bulgaro Marin Raykov ricevuto a Palazzo di Città nel giorno in cui è stata firmata l’ordinanza di sgombero del sito Masseria Fonte del Pesce, il Ghetto dei bulgari, anche a seguito della nota dell’Arpa Puglia del 31 gennaio che ha verificato la presenza di lastre di eternit in frantumi. La proposta è stata rimessa direttamente nelle mani del dirigente delle Politiche per le migrazioni della Regione Puglia, Stefano Fumarulo. I bambini andranno a scuola, le associazioni hanno rimediato delle sistemazioni di fortuna. Il Comune si appella alla Regione, la Regione chiede la collaborazione dei Comuni, richiama il Governo alle sue responsabilità, si rivolge al Consiglio d’Europa e alla Commissione Europea, ma rischia di restare con il cerino in mano. In bilico, col dito sull’interruttore e i listelli che tornano a sovrapporsi per alzare altre baracche, coi giorni che scorrono fino alla prossima campagna del pomodoro, quando si va a tremila. E in fondo ha ragione il Governatore, sono distanti dal centro abitato quanto basta per poter fare finta che non esistano.
Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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