Convocazioni, il ‘rompicapo’ dei presidi

Convocazioni, il ‘rompicapo’ dei presidi

IL PUNTO di Gabriella Grilli, dirigente del Liceo Volta e reggente del ‘Notarangelo-Rosati’

Mobilità, rinnovo del contratto, reclutamento. Con l’avvicendarsi del Governo Gentiloni e l’insediamento del nuovo Ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, si torna a parlare di ‘Buona Scuola’, o meglio, si continua animatamente, perché le polemiche sollevate dalla riforma scolastica del Governo Renzi, dal 13 luglio del 2015, non si sono mai placate.
Ne abbiamo parlato con Gabriella Grilli, dirigente scolastico del Liceo Scientifico ‘Alessando Volta’ di Foggia, che recentemente ha anche assunto l’incarico di dirigente scolastico reggente dell’IISS ‘Notarangelo-Rosati’ di Foggia.
Preside, quanto il problema della precarietà si ripercuote nella gestione di una scuola?
E’ ovvio che essere di fronte a un continuo stop and go è uno dei rischi legati alla discontinuità. Dopo che con la riforma si era sbarrata la strada che prevedeva, da quest’anno scolastico, l’inserimento nelle graduatorie di istituto di circolo solo per chi aveva conseguito il titolo dell’abilitazione, ora, con le mille proroghe, sembra che tutto venga posticipato. C’è quindi un blocco per l’inserimento nella fascia aggiuntiva delle Gae (graduatorie ad esaurimento, ndr). Bisognerebbe, secondo me, da un lato fare in modo che si unifichi la distinzione, che ancora c’è, tra organico di diritto e organico di fatto, facendo in modo che i due organici coincidano. Inoltre si dovrebbe favorire il turnover dei docenti al fine di creare posti lavorativi per i docenti più giovani e, infine, ridurre il numero degli alunni per classe.
Recentemente è stato firmato l’accordo tra il nuovo Ministro e i sindacati che prevede lo svincolo dall’obbligo di permanenza triennale nel proprio ambito o nella propria scuola. Servirà a placare le polemiche?
Il Ministro ha siglato il 29 dicembre un accordo politico che modifica la legge 107 e che dovrà fare da cornice rispetto al contratto sulla mobilità. Questo sicuramente farà molto piacere ai sindacati ed è evidente che la Fedeli intenda operare in accordo con loro. Anche se qualche sindacato è contrario, come l’Anp (Associazione Nazionale Presidi, ndr) che ha inteso la novità come un primo passo per smontare la chiamata diretta dei dirigenti scolastici, privandoli così della competenza manageriale che la Riforma gli attribuisce. È ancora tutto da vedere, comunque, ci sono aspetti positivi e negativi di questa ipotesi.
Secondo lei questa Riforma ha davvero permesso di creare una buona scuola?
La 107 ha punti di forza e di debolezza. Dare una progettualità di respiro triennale è un buon punto di partenza per una scuola che vuole conquistare la propria identità: bisogna avere il tempo di pianificare e realizzare. Altro punto positivo mi è parso quello di aver dato nuovo impulso alla formazione dei docenti, così come l’importanza di stilare concreti piani di inclusione che comprendano attenzione non solo per quei ragazzi diversamente abili, ma anche per i cosiddetti Bes, i ‘ragazzi con bisogni educativi speciali’, affinché l’integrazione sia piena e completa.
Un sicuro aspetto innovativo è dato anche dall’alternanza scuola-lavoro, con gli stage che consentono l’apertura delle scuole verso le aziende, non soltanto dei professionali tecnici ma anche dei licei.
Ecco, qui rilevo però qualche difficoltà per il nostro territorio perché non si riesce a mettere in pratica la teoria: occorrerebbe avere strutture specifiche disposte ad accogliere i ragazzi in base alle specificità di studio che, ad esempio, per il liceo scientifico non ci sono. In conclusione, ritengo che il successo di una Riforma cammini sulle gambe degli insegnanti e dei dirigenti scolastici. Dunque come si fa a non tenere conto delle loro legittime esigenze? Secondo me una Riforma che vuole cambiare tutto, rischia di non cambiare niente, se procede facendo a meno dei suoi protagonisti.
Ilaria Di Lascia

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf