Al CAV, 51 richieste d’aiuto nel 2016

Al CAV, 51 richieste d’aiuto nel 2016

Erminia Roberto sulla mancata assegnazione dei fondi regionali: “Un’ingiustizia”

Nel biennio precedente 69 interventi in tutto e da gennaio a oggi gli assistiti aumentano

Da gennaio a novembre il Centro Antiviolenza ha gestito 51 richieste di intervento. Nel novero sono compresi anche maschi adulti e anziani, non solo donne e bambini, ma tutte le vittime di soprusi, abusi e maltrattamento. Nel biennio precedente, 2014-2015, gli assistiti erano stati 69. Paradossalmente, è un bene che l’utenza cresca, in quanto sintomo di una lenta emersione, perché tra le mura domestiche c’è ancora tanto sommerso, ne sono certe nell’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Foggia che lavora alla promozione dei servizi e monitora costantemente le attività e l’utenza del CAV comunale.
Il Centro Antiviolenza dell’Ambito Territoriale di Foggia è operativo da giugno 2011, non è nato mica ieri, e gestito dal Comune in collaborazione con l’Asl e il “Consorzio Terzo Settore Società di Servizi Sociali - Cooperativa Rebus”. È attivo un numero verde: 800180903. Il CAV comunale è l’unico istituzionale, gli altri sono abilitati a fare attività di ascolto, ma senza una convenzione non possono passare alla fase della presa in carico. “Prima c’era reticenza, per paura di ritorsioni, per motivi psicologici, e fino a quando non c’erano strutture deputate sul nostro territorio la domanda non emergeva - spiegano dallo staff dell’assessore e vicesindaco Erminia Roberto -  Ora sono in aumento i casi in cui è urgente la messa in sicurezza, in un luogo sicuro, le case rifugio a indirizzo segreto per donne e figli. Significa che le donne hanno preso coscienza e si sentono tutelate in questi percorsi ed è importante che vengano accompagnate in questa fase delicata: la persona che decide di denunciare va allontanata ma va anche seguita affinché possa raggiungere l’autonomia”.
Un’attenzione particolare è rivolta al trattamento e recupero degli abusanti: un’equipe lavora anche sul maltrattante che ha bisogno di essere aiutato e c’è chi riesce a uscirne, come raccontato nella testimonianza di una donna alla fiaccolata del 25 novembre a Foggia. A rivolgersi al Centro Antiviolenza, secondo i dati in possesso del Comune, sono soprattutto donne che hanno un titolo di studio inferiore al diploma, la terza media, e che non sono autonome economicamente. Sulla scorta di questi elementi, la prima progettazione, approvata dalla Regione, è stata la sperimentazione delle borse alloggio, canoni di locazione per consentire di allontanarsi e avere una casa alle vittime che non hanno possibilità economiche o un titolo che le abiliti all’inserimento nel mondo del lavoro. “Oltre al percorso delle donne nelle case rifugio che dura soltanto sei mesi abbiamo la possibilità di pagare il fitto per un anno - spiega l’assessore Erminia Roberto - la donna che denuncia, dopo essere stata aiutata in questi sei mesi a camminare con le sue gambe, eventualmente anche a trovare un lavoro, può avere un ulteriore aiuto di dodici mesi”.
Considerati i numeri che comprovano la validità dei servizi offerti dal Centro, nell’assessorato di via Fuiani proprio non si spiegano come la Regione possa aver negato il finanziamento di 40mila euro al Programma Antiviolenza. Il bando, chiarisce una fida collaboratrice dell’assessore al ramo, riguardava la formazione degli operatori e l’inserimento in strutture alternative alle case rifugio a seguito di allontanamento per motivi di sicurezza. L’assessore Erminia Roberto non si dà pace: “Abbiamo tutta la documentazione in regola. Ci è stata fatta un’ingiustizia - ha detto anche pubblicamente nel Consiglio comunale monotematico in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne - L’ambito territoriale ha partecipato al progetto rispettando tutti i canoni e i requisiti, con un Centro che funziona e i numeri lo dimostrano, un personale che segue corsi di formazione e aggiornamento e ottimi professionisti. Avevamo tutte le carte in regola per poter accedere a questo fondo, per far sì che ci venisse assegnato. Ci hanno comunicato con due righe che all’Ambito territoriale non erano stati assegnati questi fondi, senza nemmeno comunicarci il punteggio. Mi sono recata personalmente a Bari per chiedere spiegazioni e chiederò anche l’accesso agli atti. Il giudizio è stato assegnato a discrezione di chi ha esaminato le pratiche. Non c’era una griglia di punteggio. Voglio andare fino in fondo e capire perché non si è riconosciuto all’Ambito Territoriale che ha presentato il progetto il diritto di avere questi soldi che erano destinati esclusivamente agli Ambiti territoriali che sono pochi. Nessun altro può averli al nostro posto. Perché danneggiare un territorio che sta lavorando? A me dispiace che Foggia e l’utenza non possano beneficiare di quei fondi. Vorrei essere accompagnata in questa mia rivendicazione - è l’appello dell’assessore - ho chiesto in Consiglio comunale l’aiuto e il supporto di tutti affinché possano supportare l’Ambito, tutti dovrebbero concorrere, l’ho chiesto pubblicamente perché quando si lavora al bene della gente non esiste colore politico, né differenza tra pubblico e privato”.
Lo staff dell’Ambito Territoriale si domanda perché non ci siano state richieste di chiarimento, qualora il punteggio fosse stato determinato da formulazioni che andavano esplicitate meglio, perché altrimenti, se il progetto non avesse avuto i requisiti sarebbe stato rigettato. Per fortuna, ad alimentare le attività del CAV ci sono i fondi del Piano Sociale di Zona. Le case rifugio, che devono avere particolari requisiti e garanzie di protezione, funzionano senza problemi e tutto viene pagato regolarmente. L’assessorato ovviamente punta ad acquisire sempre più fondi, partecipando a tutti i progetti utili a reperirli. “Non lasciamo progetti nei cassetti - assicura l’assessore Erminia Roberto rispondendo anche alle accuse formulate in aula dal consigliere Giuseppe Mainiero - Abbiamo sempre accordato il partenariato a tutte le associazioni e non abbiamo mai fatto scadere nulla, purché abbiano i requisiti perché io amministro soldi pubblici”.

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n. 10 / Dicembre 2017

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