Dubbi, remore e paure serpeggiano in strada

Dubbi, remore e paure serpeggiano in strada

VOX POPULI - Tra favorevoli e contrari: cosa pensano i foggiani?
Tra sostenitori convinti del ‘sì’ e ‘no’ e lo stallo della zona grigia dei ‘forse’

Le chiamano ‘droghe leggere’. Ma per molti è semplicemente droga. E la sola definizione spaventa. Atterrisce. E alza il muro del fortino dei ‘no’, ovvero i contrari alla legalizzazione della marijuana. Tralasciando gli ovvi schieramenti politici tra favorevoli e contrari - sinistra progressista da una parte e destra conservatrice dall’altra, per una brutale semplificazione -  convinzioni e dubbi, così come remore e paure, serpeggiano in strada. “A preoccupare è il fatto che non parliamo più di droga leggera”, spiega Luisa, 31 anni, laureata in Scienze Giuridiche. “La ‘maria’ che si trova in giro, per quanto mi è dato sapere, ha una concentrazione di principio attivo sempre maggiore. Dunque, a lume di naso, sempre più dannosa. Se pensiamo che è lo stupefacente più abusato tra giovani e giovanissimi non c’è altro da dire per motivare il mio no, secco”.
Diversa la posizione di Letizia, 40 anni e mamma dalle ampie vedute. “Come per le case chiuse, sono favorevole alla legalizzazione”, taglia corto.
“Credo sia l’unico modo per contrastare il contrabbando e ‘controllare’ in un certo senso il fenomeno”. “E’ una conquista di civiltà e di legalità - spiega invece Antonella, 59 anni, mamma e nonna - significa arginare lo spaccio e tutti i fenomeni illegali ad esso correlati, e sarà la reale svolta per oliare i meccanismi ancora farraginosi dell’accesso alla cannabis terapeutica, speranza per molti malati”.
Nella zona grigia tra favorevoli e contrari si posizionano i tiepidi: “Credo che la cannabis terapeutica debba essere sdoganata e non debba essere vietata a chiunque ne abbia bisogno. Possibile che per rendere questo passaggio davvero reale si debba addirittura arrivare a legalizzarla per tutti?”, si chiede Stefania, 33enne foggiana e che, fuor di microfono, ammette  candidamente che “qualche tiro e qualche boccata” in passato lo ha fatto anche lei.
Non ha ancora trovato ancora una sua collocazione precisa nel dibattito, ma a sentimento si sente più vicino ai ‘No’, invece, Luca, 36enne foggiano, libero professionista: “Sono un utente medio con scarse conoscenze dei pro e dei contro. Non ho un’etica particolarmente improntata alle regolamentazioni e alle restrizioni… tuttavia, semplicemente sento che è sbagliato. Ma saprò adattarmi a qualunque delle ipotesi, in ogni caso. Di fatto non mi cambierà la vita. Almeno non a me”. Si schiera senza mezze misure, né mezzi termini, dalla parte del ‘no’, Antonietta, 35 anni e una laurea in Economia in tasca. “Smettiamo di combattere il contrabbando legalizzandolo? Ridicolo. Di questo stiamo parlando: di aprire le porte all’illegalità. Lo Stato deve tutelare la salute dei cittadini, non rendere legale l’uso di droghe. E’ il messaggio sociale che passa che è sbagliato: se è legale allora che male c’è? Dovremmo smetterla di soccombere alla logica del ‘tutto è permesso’ e conservare un minimo di sani principi e di amor proprio. Questo sì - conclude - che non ha mai ucciso nessuno”.

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n. 10 / Dicembre 2017

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