Radicali in trincea: “Perchè la nostra battaglia”

Radicali in trincea: “Perchè la nostra battaglia”

Il punto con Norberto Guerriero, segretario dell’associazione “Maria Teresa di Lascia”
L’obiettivo: sdoganare l’uso della cannabis ad uso medico, e ‘spezzare’ il circuito illegale ovunque presente in Italia

Norberto Guerriero lo giura: non ha mai fatto uso si sostanze stupefacenti. Ciò nonostante, a Foggia è uno dei volti della battaglia per la legalizzazione delle droghe leggere.  E in modo del tutto disinteressato.“Perché solo dedicando la nostra azione politica agli ultimi, guardando ai luoghi che nessuno vuole guardare e ai diritti negati che possiamo garantire le nostre libertà e i diritti degli altri”, spiega in veste di segretario dell’associazione radicale “Maria Teresa di Lascia”, tracciando un bilancio dell’attività svolta in città nelle ultime settimane. Sul dilemma ‘legalizzazione sì, legalizzazione no’, l’Italia si è espressa: sabato 11 novembre, sono stati consegnati in Parlamento una serie di scatoloni con le oltre 60mila firme raccolte in calce alla proposta di legge dei radicali, per legalizzare la cannabis. Una richiesta che vuole dare ulteriore slancio alla proposta di legge presentata dall’intergruppo cannabis legale che, dopo l’approdo nell’aula di Montecitorio, è stata rispedita in commissione dove rischia di finire in un cassetto.
Norberto Guerriero, qual è stato il bilancio della vostra raccolta firme?
Nelle due-giorni dei ‘Legalizziamo Days’ di settembre e ottobre - due focus importanti, nei quali abbiamo attivato una mobilitazione nazionale per dare spinta alla campagna - abbiamo raccolto 540 firme, ma sono 2300 le adesioni - numero più, numero meno - su Foggia. E’ un dato importante, data l’esiguità di informazione al riguardo. Nel complesso, però, sono state raccolte 67mila adesioni in tutt’Italia, ovvero ben oltre le 50mila previste dalla legge, a sostegno della nostra proposta.
E’ possibile fare un ‘identikit’ del sottoscrittore-tipo?
In realtà è più facile tratteggiare il profilo del non-sottoscrittore. Abbiamo raccolto un elenco di frasi, giustificazioni e falsi miti sciorinati per non firmare. A sostenere la nostra proposta di legge sono  soprattutto  i giovani (i neodiplomati e gli universitari), che al riguardo sono molto informati e formati. Inoltre, abbiamo avuto il sostegno consapevole della generazione Over50, che ha vissuto le battaglie anti-proibizioniste fatte da Pannella negli anni ‘70. E’ stato triste notare come la fascia d’età tra i 26 e i 36 anni, per intenderci la generazione Anni 80, manifesti indifferenza e scarsa propensione a informarsi. Paradossalmente, quella che è la generazione più formata ed emancipata, con lauree e master, è quella più disinteressata. Una sorta di analfabetismo di ritorno.
Per i sottoscrittori, che peso hanno le possibilità della cannabis terapeutica?
E’ il motore di tutto. La proposta di legge parte proprio da lì. La nostra battaglia nasce dall’impegno dell’associazione radicale ‘Maria Teresa di Lascia’, portata avanti con Andrea Trisciuoglio, un malato di sclerosi multipla foggiano. Insieme, dal 2012 ad oggi abbiamo ‘spinto’ affinché fosse garantito l’accesso ai cannabinoidi e la Regione Puglia è stata la prima a legiferare in materia. L’azione condotta da Radicali di tutt’Italia ha rotto il muro dell’ignoranza sull’uso della cannabis medica. Quello che evidenziamo è che il semplice uso terapeutico non è un diritto garantito.
In che senso?
Abbiamo seguito, ad esempio, la storia di un detenuto foggiano, un ragazzo malato con regolare prescrizione medica, che non avendo disponibilità economica per acquistare la cannabis medica ha deciso di auto-coltivarla per non rivolgersi al mercato nero, che garantisce un prezzo migliore. Il paradosso della legge italiana è che se coltivi una pianta di marijuana anche se per uso medico, sei considerato alla stregua di uno spacciatore e incorri in una sanzione penale. Se invece, acquisti la stessa sostanza da uno spacciatore in modica quantità vieni considerato un assuntore e incorri in una sanzione amministrativa. Ecco perché siamo per la legalizzazione: se non viene rivisto il piano penale e legislativo neanche l’uso medico verrà realmente garantito.
Si è fatto un’idea sul proliferare di piantagioni  di ‘maria’ nel Tavoliere?
Secondo me, ma opinione strettamente personale e non espressione dell’associazione che rappresento, oggi c’è una stampa molto proibizionista: nel momento in cui è partita la proposta di legge, incredibilmente sono aumentate le notizie sui sequestri di piantagioni di cannabis. Anche in materia di controlli, c’è sempre stata una sproporzione verso la cannabis rispetto a droghe più complesse. La criminalità trova maggiore interesse nel lucrare sulla cannabis che ha un uso di massa (sono diversi milioni gli utenti che ne fanno uso) e  quando manca un circuito legale a guadagnarci è sempre la malavita.  
Torniamo alla proposta di legge. A che punto siamo?
Con 67mila firme raccolte abbiamo raggiunto il dato numerico. Il testo verrà depositato in Parlamento e incardinato all’interno delle commissioni sperando che non resti bloccata in Parlamento, dove giace già la proposta dell’inter-gruppo avanzata dall’onorevole Roberto Giachetti, storico radicale, e Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri del Governo; in tal caso ci opporremo attraverso gli strumenti democratici. Come ripeteva il leader dei radicali, Marco Pannella, “Il tempo dei diritti non può seguire il tempo della politica”.
Cosa cambierà una volta eventualmente approvata la proposta?
Ci sarà la piena legalizzazione e, quindi, la rottura di quello che è il circuito di illegalità presente in Italia, in materia di cannabis. Poi ci sarà un’armonizzazione per l’accesso alla cannabis ad uso medico e auspicheremmo anche la possibilità di poter coltivare fino a 5 piante di cannabis liberamente. Pensiamo si realizzerà l’affermazione di un diritto e la restituzione di una libertà proibita negli ultimi 30 anni in modo fallimentare.

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf