Cosa dice la Legge?

Cosa dice la Legge?

L’avvocato
Scenari legislativi, dalla legalizzazione all’uso terapeutico

In materia di coltivazione e consumo di marijuana, lo scenario legislativo in Italia sta subendo un progressivo cambiamento in senso “favorevole” all’uso, purché sussistano determinati presupposti e condizioni.
Attenzione, però. L’attuale assetto normativo prevede ancora che la coltivazione di piante di marijuana sia una condotta penalmente rilevante, ma c’è stata una sorta di apertura da parte dei giudici, anche della Corte di Cassazione, nel senso di ritenere che coltivare una quantità minima di marijuana per uso personale può non costituire reato.
Ma come si fa a determinare il limite oltre il quale si commette il reato? Bisogna fare una valutazione circa l’esistenza di una “offensività concreta” della condotta, e cioè, sulla base di questo principio disciplinato dall’art. 25 della Costituzione italiana, spetta al giudice di volta in volta verificare se la condotta contestata (la coltivazione di cannabis) sia idonea o meno a “mettere a repentaglio il bene giuridico protetto”, ossia la salute pubblica.
La punibilità per la coltivazione di questo genere di piante va esclusa allorché il giudice ne accerti l’inoffensività in concreto, cioè se la sostanza ricavabile non è idonea a produrre un effetto stupefacente in concreto rilevabile, né può comportare il pericolo della sua diffusione.
Se la minima quantità di piantine può essere un elemento per non incorrere nella responsabilità penale, non è certamente l’unico: bisogna vedere anche la percentuale di principio attivo contenuto nella pianta, ma c’è chi, tra i giudici, ha ritenuto di dover guardare “la conformità delle piante al tipo botanico previsto” e la loro attitudine (anche per modalità e cura di coltivazione) a produrre la sostanza stupefacente utilizzabile per il consumo. In ogni caso la coltivazione di piantine di marijuana rimane comunque un illecito amministrativo, così come la cessione della sostanza integra il reato di spaccio.
Anche alla luce di queste inversioni di rotta, benché incerte, un gruppo di parlamentari ha cominciato a darsi da fare, seppur in minima parte, nel voler portare avanti una proposta di legge che preveda la possibilità di detenere e trasportare piccole quantità di cannabis, di coltivarla e di acquistarla in negozi autorizzati.
Ma quali vantaggi si potrebbero avere?
I sostenitori della legalizzazione evidenziano come certamente la nuova legislazione in materia permetterebbe di destinare quelle risorse che al momento vengono impiegate nella lotta alle droghe leggere, nel combattere crimini più gravi. Inoltre con la legalizzazione si potrebbero aumentare le entrate dello Stato grazie alle tasse sulla produzione e sul consumo di droghe leggere. Un altro importante beneficio della legalizzazione sarebbe la sottrazione di un’imponente fonte di entrate per la criminalità organizzata.
Non si dimentichi che l’uso della cannabis ha anche un risvolto positivo se utilizzato nell’ambito del trattamento del dolore per i malati oncologici e per molte altre malattie, soprattutto del sistema nervoso (esistono già farmaci contenenti il principio attivo tipico della marijuana).
Ed è proprio in Puglia che è già partito l’uso terapeutico della canapa medicinale dove i pazienti in cura sono quasi 300, con non poche difficoltà, che vanno dal costoso reperimento della sostanza fino a quelle anche economiche per la sua preparazione. E, dunque, tra contraddizioni ed incertezze, non si può far altro che attendere l’esito di una lotta alla legalizzazione, che senza dubbi potrà avere effetti benefici sotto numerosi punti di vista.

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n. 10 / Dicembre 2017

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