L’altra Capitanata dal pollice verde illegale

L’altra Capitanata dal pollice verde illegale

L’altro volto dell’agricoltura: nel Foggiano proliferano piantagioni di cannabis indica o sativa
La malavita punta al banco, ovvero all’intera filiera dello stupefacente. Business con profitti da capogiro: si parla di un giro di affari a sei zeri

L’agricoltura sembra essersi convertita. Aperta a nuovi scenari, nuove colture e fonti di business alternativi. Illegali però. Colpa della crisi, dicono i maligni. Fatto sta che da alcuni mesi il Tavoliere si è rivelato una terra ‘stupefacente’ svelando di volta in volta intere distese di marijuana, immense piantagioni per giri d’affari da capogiro. Per settimane e mesi, infatti, a partire dalla fine dell’estate, si sono susseguite notizie relative a piantagioni di cannabis indica o sativa scoperte lungo l’argine dell’Ofanto, nascoste dalla fitta boscaglia in agro di Cerignola, o sul Gargano, in terreni impervi e lontani da sguardi indiscreti. Anche il basso Tavoliere non è rimasto indifferente rispetto a questa deriva agricola mettendo a disposizione della malavita, in agro di Ordona, oltre 6 ettari di terreno, una delle piantagioni più estese mai sequestrate in Italia. I numeri sono talmente grandi da sembrare sproporzionati per le ‘piazze’ locali.
Da luglio ad oggi sono state scoperte e sequestrate 20 piantagioni, interi fondi agricoli votati alla marijuana, che cresceva rigogliosa all’ombra di vigneti o uliveti: la malavita alza il tiro e punta al banco, ovvero all’intera filiera dello stupefacente, dalla produzione alla vendita, passando per essiccazione e confezionamento. Nella Valle dell’Ofanto, ad esempio, sono state sequestrate due maxi-piantagioni per 10 quintali di foglie, nel complesso. Nel primo caso, dagli arbusti estirpati sarebbe stato possibile ricavare 70.000 dosi per un valore commerciale oscillante tra i 300 e i 350 mila euro, mentre nel secondo caso, dalle 1600 piante di cannabis indica sequestrate - data la concentrazione di principio attivo - le tabelle ministeriali indicano il ricavo potenziale di 3 milioni di dosi medie singole, per un profitto a sei zeri. Sempre nel cerignolano, a settembre, scoperte e distrutte cinque tonnellate in foglie di cannabis sativa che avrebbero originato 500mila dosi medie di marijuana da immettere sul mercato dello spaccio foggiano per un guadagno da 1 milione e mezzo di euro. Ad Ordona, invece, come caso eclatante, ci sono voluti tre giorni di lavoro per estirpare e distruggere gli oltre 180mila arbusti di cannabis indica scoperti nei pressi di una cava dismessa. Gli accertamenti dei tecnici del LASS - Laboratorio Analisi Sostanze Stupefacenti dei carabinieri hanno permesso di stabilire che da quanto sequestrato sarebbe stato possibile ricavare 356 kg di principio attivo puro, da cui ottenere circa 14 milioni di dosi medie singole, per un valore commerciale stimato di decine di milioni di euro. Anche il Gargano non è immune a tutto ciò e oltre a qualche sparuta piantagione, a fine ottobre è stato scoperto e smantellato un vero e proprio laboratorio per la lavorazione dello stupefacente, in agro di San Nicandro Garganico.
Il rovescio della medaglia di questo ‘proliferare’ di marijuana lo si percepisce in strada, dove reperire la sostanza, almeno a Foggia, è un gioco da ragazzi. Ci sono piazze storiche e ormai consolidate (piazzale Italia, piazza Puglia e piazza Padre Pio solo per rimanere in centro) “Reperire Marijuana a Foggia è molto facile. È evidente che chi gestisce il traffico di questi stupefacenti abbia una rete capillare di spacciatori che riesce ad arrivare a tutti e dappertutto”, ci spiega Pietro (nome di fantasia), foggiano di età poco inferiore ai trent’anni e consumatore abituale di ‘maria’. “Ci si può rifornire nelle tradizionali ‘piazze’ dello spaccio oppure direttamente in alcuni locali della città e nelle case degli spacciatori”. E la cronaca degli ultimi mesi ne ha raccontati di episodi di pusher agli arresti domiciliari sorpresi dalle forze di polizia in piena attività, ma comodamente a casa. A giustificare il largo utilizzo di marijuana, anche tra giovani e giovanissimi, vi è sicuramente il suo costo abbordabile. “Una dose ha un costo medio di 5 euro - riferisce ancora la nostra fonte - ma dipende dalla qualità: per quella ‘buona’ bisogna essere disposti a spendere un po’ di più”.
La rete di pusher e spacciatori è talmente ampia e stratificata che diluisce i rapporti diretti con chi amministra l’attività di spaccio in modo intensivo: essi non sono gangli della criminalità organizzata, ma semplici pedine nelle mani di chi gestisce il business su larga scala. Sui ‘perché’ si faccia ricorso all’uso di stupefacenti è impossibile generalizzare. Ognuno ha i suoi motivi e sono tra i più disparati. “Io - confessa Pietro - faccio uso di marijuana da circa sette anni, ma negli ultimi tre ne faccio un uso considerevole: lo faccio perché aiuta a rilassarmi ed in alcune fasi - con la dovuta attenzione ed un dosaggio adeguato - riesce a canalizzare la mia creatività. Inoltre, molto spesso risolve le mie emicranie evitandomi di fare ricorso a medicinali”. Sul punto, però, una parte della scienza è di tutt’altro avviso.

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n. 10 / Dicembre 2017

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