Le vittime del voyeurismo 2.0

Le vittime del voyeurismo 2.0

Dal sexting alla revenge porn: le insidie dell’intimità social
Per chi cade nel tranello, la gogna mediatica è servita

Le memorie degli smartphone, le cronologie e gli archivi dei computer sempre più spesso nascondono segreti ‘piccanti’: foto intime, brevi video compromettenti e intere conversazioni ad alto contenuto erotico.
Piccole trasgressioni e leggerezze pensate per uno scambio di natura privata ma che, sempre più spesso, vengono condivise nella pubblica piazza virtuale, fagocitate da un meccanismo inarrestabile di condivisioni multiple e su dispositivi molteplici. Per chi cade nel tranello della rete, la gogna mediatica è servita.
E in questi casi poco importa il pubblico di riferimento: che sia di dimensione locale o globale, la reputazione social e sociale sarà gravemente compromessa, al punto tale che molte vittime del cyber-bullismo, sexting e revenge porn (per lo più giovani e donne) hanno confessato di aver pensato o tentato il suicidio (il rapporto è circa 1/10). Ecco di cosa si tratta.
SEXTING | E’ la tendenza a condividere, volontariamente e coscientemente, immagini hot e video intimi propri tramite pc, messaggi privati e chat di Whatsapp. Il pericolo di tale pratica è nel rischio condivisione/dispersione dei documenti ad opera di soggetti terzi.
Una tendenza pericolosissima che si sta diffondendo a macchia d’olio tra giovani e giovanissimi che diventano tutti, automaticamente, ricattabili. Secondo una recente indagine di Skuola.net con l’Università di Firenze, in occasione dell’ultimo ‘Safer Internet Day’, il 13% dei ‘teen’ (i ragazzi tra i 13 e i 19 anni) ha confessato di aver condiviso almeno una volta le proprie foto hot su internet o tramite messaggio privato. Le motivazioni di tale gesto sono diverse: secondo l’indagine ‘Una vita da social’, il 22% degli intervistati ha condiviso una propria foto intima per ‘fare colpo’ su qualcuno, il 23% come diversivo, l’8% per ricevere qualcosa in cambio.
VOYEURISMO 2.0 |Non si tratta più, quindi, di un ‘gioco erotico’ tra consumati amanti e circoscritta ad una relazione, seppure clandestina. E più si abbassa la soglia di età di chi pratica sexting, più aumentano i pericoli. Ad aggiungere il ‘carico da 90’ ad una situazione già di per sé rischiosa, infatti, si aggiunge il fardello dell’incoscienza e delle leggerezza, che porta a condivisioni ‘meccaniche’, sostenuta da una sorta di voyeurismo 2.0: si clicca per il gusto di ‘guardare’, ‘spiare’, ‘curiosare’. E si condivide per sentirsi parte di un gruppo. Accollandosi tutte le responsabilità del caso: essere consenzienti alla condivisione one-to-one di un documento non significa esserlo automaticamente anche alla diffusione generalizzata. Impossibile interrompere la cascata di ‘condividi’.
REVENGE PORN | E’ strettamente connesso al sexting, cyber-stalking e al cyber-bullismo (questi ultimi due fenomeni estensioni nella ‘rete delle reti’ dei reati già conosciuti). Si tratta della ‘vendetta’ messa in atto nella piazza virtuale dopo la chiusura di una relazione ad opera di un ex amante divenuto stalker virtuale o dopo un tradimento.
O più semplicemente per un dispetto. Così tutte quelle foto e quei video intimi realizzati in un momento di passione, in un attimo finiscono sul web. E sulle piattaforme più impensabili.
Spesso le vittime di ‘revenge porn’ scoprono l’accaduto dopo migliaia e migliaia di click e condivisioni. E a quel punto è quasi impossibile ricostruire a ritroso il percorso del documento incriminato, così come la relativa cancellazione. Tra chi ha condiviso materiale hard che lo vede come protagonista, almeno il 17% è stato vittima di questa ‘vendetta’, in grado di distruggere sotto più punti di vista (morale, sociale, familiare, professionale) la vita della persona colpita.

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf