La ‘doppia vita’ del clicca e condividi

La ‘doppia vita’ del clicca e condividi

Scandali del web, neanche la morte può arrestare l’emorragia di pixel
Foggia, con gli scandali ancora caldi, fa eccezione:a diventare virale è una proposta di nozze allo ‘Zaccheria’

I suicidi non si raccontano. La deontologia impone cautela e rispettoso silenzio, a meno che il dovere di cronaca non prevalga. Nel caso di Tiziana, è il minore dei mali. Il suo gesto estremo, checché se ne dica, si spiega digitando il suo nome e cognome in un motore di ricerca. Neanche la morte arresta l’emorragia di pixel. I freeze-frame, i fermo immagine, detto con un termine che rende l’idea di quanto si resti di ghiaccio, sono disseminati ovunque. La cronaca è tristemente nota: i video hot che lei, consenziente, aveva fatto partire dal suo cellulare sono finiti su siti porno, hanno cominciato a girare vorticosamente tra i contatti Whatsapp. Quel gioco perverso le è sfuggito di mano e denunciare da viva non è servito a cancellare un peccato di ingenuità. A 31 anni non si può morire per un video. Sei video per la precisione, secondo la deposizione.
“Un angelo dolce, bellissimo e fragile è volato in cielo” in epigrafe sul suo manifesto funebre. Nelle chiacchiere da bar spuntano i moralisti, sui social network i leoni da tastiera non lo farebbero mai, pena perdere click e consensi, meglio un cordoglio. Che poi se mettessero tutti gli smartphone sul tavolo finirebbe male. Quella perversione di riprendersi è più comune di quanto si possa immaginare e, in un mondo sempre più social, i contenuti hard rischiano di arrivare nelle mani sbagliate.
Sarebbe rimasta una bega giudiziaria privata, se solo quelle immagini non fossero diventate virali diffondendosi in maniera impressionate e rapida nella Rete. Senza contare che video e frame scaricati restano in memoria, quella che non si potrebbe perseguire neanche sguinzagliando tutta la polizia postale del mondo. Tiziana, trattata alla stregua di una pornostar sul web, voleva avere il diritto di lasciarsi tutto alle spalle. I media hanno fatto da cassa di risonanza: il video spopolava e lo hanno raccontato come un fenomeno, salvo poi fare mea culpa all’indomani del suicidio.
Fare ammenda non significa necessariamente aver imparato la lezione. Una settimana dopo, è finita nello stesso tritacarne la conduttrice Sky Diletta Leotta.  Le sue foto sexy sono state notificate in maniera altrettanto virale sugli smartphone. Il suo telefono è stato hackerato, le immagini senza veli hanno girato vorticosamente, in pasto a tutti. E davanti allo scandalo, non sono mancati i sitarelli che hanno malignato di come volesse marciarci e fare carriera. Virale è il più azzeccato degli aggettivi, considerata la radice.
Foggia, con gli scandali ancora caldi, fa eccezione. A girare vorticosamente sul web è, piuttosto, una proposta di matrimonio, davanti ai cancelli dello stadio. In poche ore raggiunge - quasi inspiegabilmente - migliaia di condivisioni, e visualizzazioni pari al doppio della popolazione foggiana. A innescare la miccia, forse, solo il desiderio di tenerezza e di normalità, quando i valori sono in crisi nera. Pochi giorni dopo, il video è stato rimosso, quasi fosse stata violata un’intimità che si presumeva fosse ad appannaggio dei soli amici stretti. Nell’estremo tentativo di riprendersi un pezzo di vita privata che, per quanto faccia bene al cuore, appartiene solo a due persone e a qualche affetto in più.
Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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