Un laboratorio tra scienza e sentimento

Un laboratorio tra scienza e sentimento

Una coppia italiana su 5 è infertile, ma sull’argomento regna la disinformazione
Nel 2015, in Puglia, 3000 coppie hanno scelto la fecondazione assistita Silvia Valletta: “L’Italia ha posto tanti paletti, almeno non faccia la morale”

Al limite tra scienza e sentimento. Lì, su quella linea sottile, si muove la dottoressa Silvia Valletta, biologa embriologa foggiana. La vita di laboratorio, quando si lavora nel campo dell’infertilità, inevitabilmente si scontra con le speranze, i timori, i dolori e le delusioni di quanti sono costretti a ricorrere alla scienza per un figlio. Valletta, che è direttore di uno dei laboratori più importanti in Italia di fecondazione assistita e che da due anni opera nel centro ‘Fertygyn’ di Foggia (una costola del laboratorio romano), ha ben chiaro il polso della situazione in materia di fertilità o infertilità (a seconda che si voglia vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto) sia in Italia che in Puglia. E sa bene come le coppie che accompagnano nel cammino verso la genitorialità abbiano reagito dinanzi all’iniziativa del ‘Fertility Day’.
Dott.ssa Valletta, questa campagna ha inevitabilmente riacceso i riflettori sulla questione infertilità nel nostro paese. Qual è la situazione in Puglia?
In Puglia c’è una percentuale di infertilità molto alta, come nel resto del paese d’altro canto. E’ difficile dare percentuali, il tasso è in continuo aumento e la forchetta di donne e di coppie che si avvalgono del nostro servizio è sempre più ampia: in passato dai 33/35 ai 40+ anni, adesso partiamo dai 28 ai 40+. Ad oggi, una coppia italiana su 5 è infertile, 20 anni fa la percentuale era esattamente la metà. Nell’ultimo decennio, le coppie che hanno fatto ricorso ad un ciclo di fecondazione assistita sono aumentate del 50% e in Puglia, solo nel 2015, sono state circa 3000.
Quali cause possono determinare questa situazione?
Possono essere molteplici e dipende dalle fasce d’età. Per quanto riguarda le donne giovani possono sussistere problemi legati all’Endometriosi (una malattia causata da presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, ndr). Dai 35 anni in su, invece, il problema è legato all’avanzare dell’età e in questi casi la percentuale di successo di una gravidanza non supera il 35%. Per quanto riguarda gli uomini, invece, le difficoltà non sono legate all’avanzare del tempo, ma a problemi del liquido seminale, che possono essere congeniti o causati da stili di vita errati.
Nel piano voluto dal Ministero della Salute il messaggio che emerge, martellante, è quello legato al fattore tempo. Ma quali sono i tempi reali e concreti di quanti intraprendono questo percorso?
E’ difficile stabilirlo. Purtroppo non ci sono tempistiche standard e ogni coppia risponde in modo differente: c’è chi ottiene una gravidanza in 2/3 mesi, chi in 2/3 anni e poi ci sono tempistiche che, purtroppo, non terminano mai. Sul discorso tempo, io sono d’accordo: noi consigliamo, quando possibile, gravidanze entro i 35 anni di età. Ma il messaggio andava veicolato diversamente: in questa iniziativa manca del tutto la comprensione del dolore di chi, anche correndo, i figli non riesce ad averli. O di quanti evitano di avere bambini in età giovane perché avere un figlio costa. E lo dico da mamma. Credo che prima di lanciare questi messaggi il Ministero avrebbe dovuto pensarci due volte. Soprattutto adesso che siamo ad un passo dal Sì all’eterologa (finora negata), dopo aver obbligato tante coppie a fare viaggi della speranza, all’umiliazione e alle difficoltà economiche per la speranza di un figlio.
In Puglia il tasso infertilità è alto. Ma qual è la percentuale di successo per una fecondazione medicalmente assistita?
Il nostro tasso di riuscita è intorno al 40% in donne fino ai 38 anni di età. Una percentuale che scema man mano che aumenta l’età dei pazienti.
La campagna è stata massacrata soprattutto dalle donne. Si continua a trattare l’argomento come un ‘problema’ prettamente femminile…
E’ uno dei difetti della campagna. E’ ormai assodato che l’infertilità è un problema della coppia, 50 e 50.
In definitiva, qual è il suo punto di vista in merito al Fertility Day?
Credo che l’idea non sia errata in sé, ma andava trattata in maniera diversa. Credo doveva essere più un giorno di informazione scientifica, senza giudizi di merito e senza puntare il dito contro nessuno.
Molte persone sono ancora confuse su questi argomenti e sulle leggi che li regolamentano. L’approccio non deve essere spingere ad avere figli, ma spiegare cos’è l’infertilità e prospettare soluzioni. Al contrario, messaggi di questo tipo provocano solo rabbia: l’Italia ha posto tanti paletti sul percorso dell’infertilità almeno non faccia la morale.
Maria Grazia Frisaldi

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf