Fertility Day, ingerenza di Stato

Fertility Day, ingerenza di Stato

Terrorismo mediatico e 12 ore di follia. Tanto ci hanno messo le cartoline del ‘Fertility Day’ che hanno seminato panico e paura a tornare al mittente. Ma il web è implacabile: conserva tracce che nemmeno il diritto all’oblio cancella, specie se i replicanti le hanno manipolate. La donna con la clessidra in mano se l’è data a gambe. E a mente fredda, in quella manciata di ore frenetiche avresti voluto assistere alle telefonate di Beatrice Lorenzin ai creativi quando la campagna è implosa, nel momento stesso in cui la Rete ha azionato i detonatori. Deve aver passato un brutto quarto d’ora tutto lo staff. Il tempo di oscurare il sito internet e poi meglio fare il pesce in barile. Pure il Premier Renzi la rinnega. Abortita. “Purché se ne parli” rimane l’estremo appiglio quando ritrattare e accartocciare gli slogan non funziona.
“La bellezza non ha età. La fertilità sì” è nella hit. Il tempo non ci appartiene, la sensibilità sì, e non puoi mai sapere cosa stia passando il tuo interlocutore, è una regola aurea. Quella clessidra sbattuta in faccia a chi la guarda, piuttosto, dovrebbe indicare quanto sia tardi per studiare e applicare serie politiche di conciliazione dei tempi vita-lavoro, perché le donne non hanno nemmeno il tempo di amare. E quanti granelli rimangano alla fine di una giornata spesa in un doppio o triplo lavoro precario per sbarcare il lunario e racimolare in tutto uno stipendio dignitoso. Per questo non c’è tempo. E che ne sa quel bambino mai nato che punta il dito contro il primogenito di quanti pari e dispari fanno i genitori dopo il primo, perché non è sempre vero che dove mangiano in tre lo fanno anche quattro, o semplicemente perché non ci sono le condizioni, o per scelta. “Il rinvio alla maternità porta al figlio unico. Se arriva.” è caustico come una sentenza. Le donne non se la meritano, specie se per arrivare dove sono hanno patito, se hanno vissuto il calvario di una malattia, o se è arrivato tardi, magari dopo tanti tentativi. “La fertilità è un bene comune” è formulata proprio male. Non è solo l’ingerenza dello Stato nella sfera intima a sollevare qualche perplessità, quanto i toni imperativi e colpevolizzanti. Non è una questione di stile, come in una critica di Oliviero Toscani. E anche lì potremmo obiettare che la campagna era fatta in casa, con foto prelevate al costo di un euro circa da una banca immagini. Il ministro della Salute se n’è vantata: la campagna è costata 28mila euro per 6 eventi, low cost. Che poi anche pensare di svalutare un lavoro intellettuale non è un granché.
Il ministero della Salute ha solo confuso i piani della fertilità e della genitorialità. È sacrosanto promuovere la cultura della prevenzione dell’infertilità e informare sui fattori di rischio, diverso è affrontare il tema della maternità e paternità. Per quelli vale la pena ricordare che il Governo dovrebbe prima accompagnare le coppie adottando misure strutturali, ma questo lo sa anche Renzi. I nidi aziendali scarseggiano, i baby pit stop nelle città italiane scarseggiano e una donna non può neanche appartarsi in uno spazio protetto per allattare il proprio bambino e cambiarlo su un fasciatoio, le discriminazioni sul luogo di lavoro aumentano proporzionalmente alle dimensioni del pancione, una volta diventati grandi non ci saranno spazi dove portare i figli a crescere, perché non tutti possono permettersi una ludoteca. Tantomeno la natalità si incoraggia puntando una pistola alla tempia. Il Fertility Day, però, non lo annullano nemmeno le polemiche. Data designata il 22 settembre. Nella mappa dei Comuni che partecipano al Fertility Day, promossa in collaborazione con ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) alla data del 14 settembre compare una sola adesione in Puglia da Andreano, in provincia di Lecce, poi un deserto di segnaposto. Il Coordinamento Donne Salute Ambiente, una rete di organizzazioni, comitati e esponenti della comunità scientifica ha lanciato, in concomitanza con la campagna del ministero, il manifesto Guardiane della Terra - La salute delle donne è il futuro del pianeta, con cui chiede alle istituzioni un cambio di passo nelle politiche a tutela della salute femminile, riproduttiva, neonatale e infantile. È pronta al contro-Fertility Day con un visual d’impatto, altroché. L’ironia sui social si spreca ed è destinata a non esaurirsi considerata la viralità del tema. Vince Lercio.it, il sito satirico, con il titolo: “Dopo il flop del Fertility Day, la Lorenzin ci riprova con la “Giornata Mondiale dell’Idraulico”. Meglio riderci su.            Mariangela Mariani


Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf