Giornate piene di amore e di latte

Giornate piene di amore e di latte

Selenia Accettulli (Iside): “Su dieci storie raccontate otto sono tragiche”

Panze, manine, massaggi: sono così le “giornate di amore e di latte” di Selenia Accettulli (in foto), una delle socie fondatrici di Iside. La vita è tutta lì. Da due anni, ha reinventato, insieme ad altre due colleghe, la missione di accompagnare i piccoli miracoli: il Centro di Arte Ostetrica si prende cura della donna dal concepimento alla menopausa. La formula funziona alla grande proprio perché garantisce la continuità dell’assistenza, fino all’anno di vita. La donna non si sente sola, quella spiacevole sensazione che, al contrario di quanto si possa pensare, la assale più nel post parto, che nel travaglio.

Selenia Accettulli è decisamente favorevole alla proposta di legge sulla violenza ostetrica: “Finalmente abbiamo cominciato ad aprire gli occhi perché più si va avanti e più la violenza ostetrica aumenta, anche se non se ne parla ancora tantissimo. Si parla tanto di violenza sulle donne ma la prima violenza che facciamo alle donne è lì, in sala parto. Io non lavoro in ospedale ma seguo le donne dalla gravidanza al parto e oltre: su dieci storie che raccontano otto sono storie tristi e trasformano il parto in un momento tragico che porta la donna, molto spesso, a non avere più figli. Non vengono garantite le linee guida che poi sono l’ABC: il libero movimento, la libera posizione tutto quello che appartiene al nostro corpo e ci viene tolto perché deve essere medicalizzato. Utilizzare la medicina in modo eccessivo in realtà è un danno per la donna e per il bambino”.

A maggio anche Foggia ha celebrato la giornata internazionale dell’ostetrica e ha scelto una passeggiata tra donne da Piazza Cesare Battisti all’isola pedonale per stringere un nuovo patto di alleanza e ripensare il ruolo delle ostetriche che “non sono quelle che fanno nascere i bambini, che in realtà nascono da soli”. Sotto l’hashtag #ostetricheperledonneorapiuchemai hanno dato voce alla categoria. “Sicuramente il numero di ostetriche iscritte all’albo è altissimo e la percentuale che poi si è presentata in piazza era bassissima. Forse dobbiamo ancora lavorare su noi stesse, però è stato bellissimo vedere tutte le donne, le coppie che ho seguito e le altre colleghe tornare lì per ascoltare le testimonianze in uno scambio reciproco di affetto. Perché poi quello che dai ti ritorna tutto”.

Nel suo carnet ci sono storie che hanno il tepore di una casa, una scelta consapevole, minoritaria in termini percentuali rispetto all’ospedale. Eppure si viene ancora al mondo tra le mura domestiche. “È il mio lavoro e lo faccio non perché sia di moda come molti pensano o un ritorno al passato. È un parto che viene fatto in sicurezza, sia per la mamma che per il bambino, che rispetta dei criteri ben precisi per cui non tutte le donne possono partorire a casa ma sicuramente la maggior parte di loro può, perché sappiamo bene che la gravidanza è un processo fisiologico per cui se non ci sono fattori di rischio tutte le donne potrebbero scegliere la casa. Paradossalmente, se fatto secondo i criteri, è il luogo più sicuro per la donna e per il bambino perché non c’è fretta, vengono rispettati i tempi, e perché in sicurezza segui tutta la fisiologia di quel momento, di quella donna e di quel bambino”.

Selenia Accettulli, ostetrica per vocazione e per passione a giudicare dai suoi sorrisi, continua ad emozionarsi ad ogni pancione. E la più grande bellezza è tutto il tempo del viaggio. “Lo dico sempre: non mi abituerò mai, nel senso che credo non diventerà mai una cosa scontata perché poi ogni nuova vita ti dà delle emozioni diverse. Dal massaggio al pancione dove il bambino ti risponde e ti accompagna con le mani - che sembra una favoletta e invece è esattamente così - fino al momento più bello,  quando riesci ad accompagnare questa donna anche al parto e quindi siete tutti lì, la donna, il bambino, il compagno e tu. Rinasce la donna, nasce il bambino ma rinasci anche tu, ogni volta, come donna e come ostetrica”.
Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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