La comunicazione per il consenso

La comunicazione per il consenso

A gennaio, il fegato di un uomo di 80 anni deceduto a Foggia ha viaggiato fino a Torino. Anche i suoi reni sono risultati idonei al trapianto. Prima ancora, a dicembre, i polmoni di una donna di 54 anni erano stati trapiantati a Roma. Lei, che ha smesso di vivere per un’emorragia cerebrale, ha concesso un’altra opportunità anche a chi attendeva fegato, reni o cornee. Da oltre dieci anni a Foggia si eseguono prelievi multipli di organi (l’espianto avviene da vivente, il prelievo da cadavere), ma non se n’è mai parlato abbastanza.

Nel 2016, l’equipe coordinata da Giuseppe Maestri, in quota alla struttura complessa di Anestesia e Rianimazione diretta da Michele Dambrosio, ha effettuato due prelievi di organi e altrettanti donatori non sono stati ritenuti idonei dal Centro Nazionale Trapianti. “Il colloquio con i parenti viene tenuto dal coordinatore medico e dalla coordinatrice infermieristica, e probabilmente siamo gli unici in Puglia ad avvalersi di un centro di coordinamento - spiega Maestri - Poi bisogna verificare se in vita il defunto ha espresso una dichiarazione di volontà, e quindi era stato iscritto in una lista chiamata SIT (il Sistema Informativo Trapianti, ndr). Sono pochi gli iscritti a questa lista”. Agli Ospedali Riuniti, nelle stanze dei vertici aziendali, si avverte l’urgenza di parlarne, perché in una morte possono esserci tante vite. Ai familiari viene fornito sempre il supporto psicologico. “C’è un’equipe molto attiva e motivata - racconta il direttore sanitario Laura Moffa - Gli infermieri e strumentisti sono sempre gli stessi perché formati e non badano a straordinari. È un lavoro eroico, nel silenzio”. Il direttore generale Antonio Pedota è convinto che il compito di stimolare la cultura della donazione spetti soprattutto ai mass media, e che se ne debba parlare anche nelle scuole. “Forse il soggetto meno indicato è il medico della Rianimazione dove avvengono i decessi. Il medico viene visto come colui che deve salvare la vita e non è il miglior attore di questo processo che porta al consenso”.

La stessa equipe che cura i malati si occupa di prelevare gli organi. I dinieghi calano, e il Professor Michele Dambrosio spiega come ci sia una correlazione tra le pubblicità progresso e la predisposizione dei familiari a esprimere il consenso. “Questo è un aspetto che sta migliorando sempre più, e comunque ci sono dei periodi di flessione. C’entrano tanti fattori: i programmi di formazione ad esempio. Il Governo anni fa trasmetteva degli spot pubblicitari sulla donazione di organi. Se cala l’attenzione su questi aspetti, è chiaro che la popolazione è meno informata e meno reattiva. Poi è evidente che l’atteggiamento sia espressione anche del tasso di fiducia nelle istituzioni: se mi fido del dottore, dell’ospedale, allora do il consenso a prendere gli organi del mio familiare, d’altro canto il personale che se ne occupa deve essere professionale, deve avere una formazione specifica”. I tempi sono serrati: “L’osservazione di morte dura sei ore, il processo che va dall’assenso al prelievo dura dalle 12 alle 24 ore”. Dichiarare la propria volontà in materia di donazione di organi e tessuti dopo la morte solleva anche i propri parenti da una scelta che non avevano considerato.

Nel mese di aprile, in un evento ECM, la formazione continua in medicina, agli Ospedali Riuniti si è parlato della comunicazione nella donazione di organi, del vissuto dell’equipe e dei loro stati emozionali, del lessico appropriato e degli inibitori della donazione. “Nel momento del lutto è giusto che la famiglia possa piangere il proprio caro senza dover pensare cosa avrebbe voluto in vita - spiega Maria Giovanna Faccilongo, infermiera esperta nella donazione di organi e coordinatrice infermieristica - Noi siamo padroni dei nostri organi, è importantissimo che decidiamo in vita cosa farne e se scegliere di aiutare il prossimo. In una città come Foggia, da sempre generosa, è giusto che l’informazione sia chiara. Andare alla richiesta di non opposizione per il team curante significa dover accettare da una parte l’insuccesso perché è morto il paziente, ma dall’altro riscoprirsi contenitore emotivo attivo, perché da quella morte, a volte anche per cause violente, possiamo far nascere l’amore per il prossimo attraverso la donazione”.

Mariangela Mariani


Dichiarazione di volontà su carta d’indentità? In città il servizio non è attivo

Il Comune di Foggia non risulta nella lista delle amministrazioni interconnesse con il Sistema Informativo Trapianti. All’Ufficio Anagrafe, al momento della richiesta o rinnovo della carta d’identità, non è possibile esprimere la dichiarazione di volontà (consenso o diniego) in materia di donazione di organi e tessuti dopo la morte, possibilità prevista dalla legge. Il servizio non è mai stato attivato. In Capitanata, alla data del 16 aprile, sulla piattaforma compaiono solo Volturara Appula e Biccari, rispettivamente con una e 52 dichiarazioni registrate, tutti consensi. Completati gli ultimi adempimenti previsti dal progetto “Carta d’identità-Donazione degli organi”, comparirà anche San Severo: recentemente la Giunta comunale ha aderito e, una volta apportate le modifiche al software e formati gli operatori, il servizio sarà attivo. La Giunta comunale di Foggia non ha mai approvato la delibera per adottare “Una scelta in Comune”.

Eppure, esattamente un anno fa, in occasione della Giornata di sensibilizzazione alla donazione d’organo, l’iniziativa, che avrebbe impegnato l’ufficio anagrafe nell’informare e incoraggiare gli utenti ad esprimere il consenso alla donazione, era stata annunciata. A promuovere l’incontro e il progetto era stato il medico Francesco Niglio, componente del comitato pugliese dell’ANED (Associazione nazionale dializzati e trapiantati), che ammette come la procedura si sia incagliata ma, proprio in questi giorni - assicura - sta lavorando per portarla a compimento e consentirne l’operatività.

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n. 10 / Dicembre 2017

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