Aido, l’importanza di un dono trasversale

Aido, l’importanza di un dono trasversale

Maria Nobili è una donna-risorsa per Foggia. Difficile tratteggiare il suo impegno in poche, sintetiche, righe. Innanzitutto è un punto di riferimento per la chirurgia pediatrica a Foggia, e poi è una donna seriamente e concretamente impegnata nel sociale. Apprezzata chirurgo donna - da quando i “ferri del mestiere” erano appannaggio di soli uomini -, è anche il simbolo di una intera categoria di professioniste che ancora oggi stentano a trovare giusti spazi e opportunità. Impegnata a capofitto nella “chirurgia pediatrica, improntata alla vita”, come lei stessa la definisce, Nobili è anche la presidentessa della sezione Aido – Associazione Italiana Donazione di Organi - di Foggia, che presiede da oltre vent’anni con la sensibilità e la concretezza che le sono proprie.

Dottoressa Nobili, quali sono i principali “scogli” incontrati durante le campagne di informazione? La nostra attività prevalente è nelle scuole, nelle quinte classi. I ragazzi sono molto sensibili al tema, eppure riscontriamo dubbi e remore ogni qual volta si tocca l’argomento dell’accertamento di morte. L’espressione “Morte cerebrale a cuore battente” irrigidisce, perché la convinzione di molti è che sia il cuore a dare la vita. Allora cerco di spiegare loro che è il cervello che ci permette di essere quello che siamo. E che quando il cervello smette di funzionare, tutti gli altri organi, uno dopo l’altro, cedono. Nonostante ciò, in quella fascia di età registriamo oltre il 90% di pareri positivi alla donazione. Sono gli ultrasessantenni a rappresentare la fascia più resistente, per disinformazione o logiche di paura e culto del cadavere.

Sull’argomento, però, le cose stanno piano piano cambiando…
Sì, prima si parlava di età cronologica per donare, adesso - e in questo senso Aido fa anche prevenzione - si parla di età biologica. Ovvero, ci troviamo di fronte a giovani in morte cerebrale con organi malandati e inutilizzabili (soprattutto il fegato, spesso affetto da epatiti alcol-correlate importanti), e a persone adulte, anche di 80 e 90 anni, che hanno organi in grado di salvare persone molto più giovani.

Cosa si può donare? Del corpo umano si può prelevare e donare tutto: cuore, polmoni, fegato, reni, intestino e pancreas. Poi i tessuti - cornee e tessuti cutanei, pezzi di muscolo e cartilagine; ancora il sangue e il midollo. Insomma, tutto tranne il cervello e gli organi sessuali.

Parlando di numeri, quanti organi sono stati donati e quante persone sono ancora in lista di attesa? Prendendo in esame i dati dell’ultimo anno, possiamo parlare di una situazione in netta ripresa. Nel 2015, nella lista d’attesa nazionale, abbiamo registrato 9070 pazienti (di cui 164 in attesa di più organi e 6765 per il rene, oltre 107 per il fegato, 731 del cuore e 383 del polmone). Parliamo di ripresa perché sono stati effettuati 67 trapianti in più rispetto al 2014 e 288 rispetto al 2013. Sembrano numeri piccoli, ma per noi sono numeri eccezionali. In tutto sono stati eseguiti 3317 interventi. In particolare, sono aumentati i trapianti di rene (1867) perché vengono favoriti i trapianti con donazione da vivente, ovvero quando un parente dona uno dei suoi reni. Inoltre, sono state effettuate 6 donazione a cuore fermo, rispettando la regola del “No touch period” (per 20 minuti non bisogna toccare il cuore, salvo poi farlo “ripartire” dai medici). Queste 6 donazioni hanno portato 12 prelievi e 14 trapianti.

Come è entrata in contatto con il mondo dell’Aido? Per caso. All’inizio - ma parliamo di molti anni fa - avevo anche io le mie perplessità e riserve. Mi sono laureata a Roma, formata per una chirurgia dedicata alla vita. La morte era una cosa lontana da me. Fino a quando mi sono trovata ad assistere alla morte di una ragazza che frequentava ll’istituto Magistrale. La sua famiglia, in uno slancio di bontà e generosità, autorizzò i medici al prelievo degli organi. Quel gesto mi colpì profondamente e da allora mi avvicinai all’Aido, realtà già radicata sul territorio grazie a Filippo Carboni che istituì prima sede a Foggia. Ora sono una veterana.

Perché donare? Per salvare altre vite mentre una si spegne. E’ un dono grande, gratuito, aconfessionale, apolitico e apartitico; un dono trasversale in tutto, che non riconosce etnie, razze e confessioni religione.

Quali sono i prossimi impegni dell’Aido? Tra maggio e giugno abbiamo quattro importanti eventi, tra cui quello del 5 giugno, al quale tengo di più: un memorial ed un concerto dedicato a Giancarlo Ravidà, foggiano di 19 anni deceduto nel gennaio 2015 a Prato, vittima di un pirata della strada. I genitori hanno donato i suoi organi, i trapianti sono andati tutti a buon fine.

Maria Grazia Frisaldi

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n. 10 / Dicembre 2017

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