Il dormitorio sempre pieno delle donne

Il dormitorio sempre pieno delle donne

La misericordia sono anche quattro “minuscole” vite salvate
La casa di prima accoglienza della Caritas conta otto posti letto ed è attiva da dieci anni

Il dormitorio femminile è pieno, ma c’è chi arriva e chi lo lascia e se ne va. C’è una mamma arrivata in Italia dall’Albania con due bambini. Voleva portare la figlia a San Giovanni Rotondo per una visita all’ospedale. Sono state accolte anche due donne e altrettanti bambini ospiti del ghetto andato quasi completamente bruciato. Hanno perso tutto. Il posto si trova. Porta il nome di Madre Teresa di Calcutta, nella parrocchia del Santissimo Salvatore di via Napoli a Foggia. Dentro ci sono otto posti letto. Accoglie donne con o senza bambini. E per chi non lo sapesse, è attivo da dieci anni. La Caritas regola gli accessi, il parroco don Franco Colagrossi se ne occupa e la rete del volontariato lo manda avanti. Le richieste di posti letto per le donne sono inferiori rispetto a quelle per gli uomini, e per i maschi in città ce ne sono una sessantina. “È una casa di prima accoglienza - specifica il direttore della Caritas Diocesana di Foggia-Bovino don Francesco Catalano - Le donne che si trovano in uno stato di necessità vengono alla direzione della Caritas Diocesana ad esporre i loro problemi e vengono accolte per un periodo di quindici giorni, prorogabili. Sono soprattutto donne straniere, però stiamo registrando anche tante italiane. Proprio oggi pomeriggio ho ascoltato una donna, moglie di un signore che ha perso il lavoro. Sono andati a finire in strada dopo lo sfratto. Lei è venuta nel dormitorio femminile, lui in quello maschile, perché non ci sono dormitori per nuclei familiari. Naturalmente, il nostro compito è fare in modo che si tratti di un momento di sosta, di primo aiuto, poi cerchiamo di ricostruire il loro vissuto”.  E quando don Francesco Catalano parla della vita usciti da lì si riferisce anche al lavoro. L’ente caritatevole si sostituisce allo Stato, e accompagna nell’inserimento lavorativo le donne. “Di solito, se sono persone che non hanno un tetto e non hanno grosse problematiche possono benissimo offrirsi come badanti h24: a quel punto hanno la possibilità di avere un tetto, dei pasti, un contratto di lavoro, specie nel caso delle donne straniere. E così con le concittadine: le aiutiamo attraverso l’esperienza lavorativa per poi finanziare magari per i primi mesi un piccolo monolocale”. Per il primo anno, oltre ai volontari della parrocchia ci sono anche le ragazze del Servizio Civile.

La misericordia, in via Campanile, nell’ufficio di don Francesco Catalano, a volte si manifesta in altre forme, come quella di un rosario di legno infilato con le mani davanti al pancione. È il progetto “Come Maria”: il riferimento non è alla Madonna, ma alla prima donna che don Francesco ha convinto a non abortire, con la proposta di un piccolo lavoro. “Venne da me piangendo perché finalmente aveva trovato un lavoro come collaboratrice domestica presso una società che si occupava di intermediazione ma aveva scoperto di essere incinta. Quando l’hanno saputo le hanno detto che non avrebbe potuto continuare a lavorare così, e se non avesse abortito avrebbero dovuto licenziarla. Lei non voleva abortire, però non voleva perdere un lavoro che finalmente aveva trovato dopo tanto tempo. E allora decisi che avremmo comprato i grani di legno, le croci, il filo. Le donne a casa loro realizzano i rosari, e diamo loro un piccolo compenso. Poi questi rosari “benedetti”, nel senso che passano dalle loro mani attraverso le storie di vita, li diamo nei fine settimana quando  facciamo raccolta fondi oppure se ci sono persone che ce li chiedono, parrocchie, noi li regaliamo. E grazie a questo progetto è nato un bambino che ho battezzato e poi un altro ancora, e poi altri due. La cosa strana è che le prime tre donne che riuscii a convincere a non abortire si chiamavano tutte e tre Maria”. Le sue parole sono pregne di umanità, prima ancora che di spiritualità. “La crisi economica purtroppo favorisce i suicidi e gli aborti. Questo è per esempio un dato molto forte in Grecia. E molte volte le donne in lacrime ricorrono a questa pratica non volendolo, magari anche dietro pressione dei parenti - racconta don Francesco Catalano - Abbiamo visto che con poco si riesce a scongiurare il peggio. E due volte mi è capitato di incontrare la donna, casualmente, il giorno prima dell’interruzione di gravidanza. Addirittura, una era in fila ad aspettare il suo turno e mi telefonò, perché le avevo fatto la proposta ma non l’aveva accettata. E poi mentre era in fila, ha ripensato a quella proposta, mi ha chiamato, è venuta alla Caritas e mi ha consegnato il certificato di interruzione volontaria di gravidanza. Adesso speriamo di riuscire ad intercettare altre donne, perché la città di Foggia purtroppo ha un triste primato, quasi tre aborti al giorno. È un fallimento, una sconfitta della società. Allora cerchiamo di andare a cercare le donne nei consultori o nell’ospedale stesso, attraverso magari degli operatori. Questo è quello che intendiamo fare”. Ora è sommerso dai rosari di Papa Francesco, ma è felice così. “Se i vostri lettori vogliono dei rosari, li spedisco tranquillamente perché ne ho tanti che nemmeno s’immagina - sorride, al momento di congedarsi - ho i pacchi interi però a me va bene così perché anche se ho un passivo economico ho quattro bambini all’attivo. Ci penserà la provvidenza”.           

Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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