Breast Unit, insieme contro il cancro

Breast Unit, insieme contro il cancro

A Foggia attivo da ottobre il percorso assistenziale obbligatorio dal 2016
In rete 25 professionisti che, rispetto al passato, lavorano in equipe

Mariangela Mariani

La davano per spacciata, il chirurgo Francesco Cianci ha sfidato il cancro, e già allora a Foggia dopo la mastectomia si eseguiva la ricostruzione. Dopo vent’anni quella donna è tornata a salutarlo. Da decenni gli Ospedali Riuniti fanno quello che oggi è inquadrato nel percorso assistenziale della Breast Unit (tradotto, Unità di Senologia), secondo le linee guida ministeriali e le direttive europee. Solo che prima si lavorava per compartimenti stagni e mancava una rete, ora si agisce in equipe. Strutture preesistenti - come Chirurgia, Radiologia, Oncologia, Radioterapia - collaborano tra loro seguendo un preciso protocollo rappresentato dal percorso diagnostico terapeutico. A coordinare la Breast Unit è proprio Francesco Cianci. Ci sono 25 specialisti. Requisito indispensabile è il trattamento di almeno 150 casi l’anno di carcinoma, 50 per ogni chirurgo.

L’unità interdisciplinare specialistica coinvolge attivamente anche i medici di base, il comitato di Foggia dell’Andos, Associazione nazionale donne operate al seno, e la sezione provinciale della Lilt, la Lega italiana per la lotta contro i tumori. Il modello di presa in carico della paziente prevede una valutazione multidisciplinare e multidimensionale che l’azienda ospedaliera effettua anche con la collaborazione delle associazioni di volontariato e dei medici di famiglia. Il percorso inizia componendo un numero verde: c’è un telefono dedicato per prenotare, che l’azienda intende pubblicizzare in maniera capillare. I chirurghi del Centro di Senologia concorderanno con la donna la strategia più adeguata prima ancora dell’esame radiologico. I radiologi scarseggiano, la direzione non ne fa certo mistero e sta lavorando per implementare la diagnostica, verificando i margini di manovra per un complessivo potenziamento della dotazione organica.

Le valutazioni si fanno in gruppo e gli specialisti delle diverse discipline studiano insieme le migliori soluzioni. “In questa azienda ci sono chirurghi di altissimo livello - spiega Francesco Cianci - Possono assicurare la rimozione del nodulo, di parte della mammella o della mammella stessa, tenendo conto che quando eseguiamo una mastectomia proponiamo sempre la ricostruzione e le pazienti devono sapere che si può avviare un programma di ricostruzione gratuito”. Gli Ospedali Riuniti possono vantare un laboratorio di biologia molecolare all’avanguardia che analizza il polimorfismo cellulare dei tumori riuscendo a capire quando una cellula è sensibile alla radioterapia o alla chemioterapia, e sta perfezionando lo studio del linfonodo sentinella. Nell’equipe c’è uno psiconcologo, che interviene fin dal trauma della scoperta del tumore. Nella fase della riabilitazione, la paziente può avvalersi anche dalla fisiokinesiterapia. La logistica è un altro tasto dolente: insieme all’area tecnica, i vertici dell’azienda ospedaliera stanno cercando di reperire locali per offrire spazi migliori di accoglienza - sei posti letto sono pochi - con la previsione di ambienti demedicalizzati, dove le pazienti e le donne delle associazioni possano incontrarsi per confidarsi anche solo sul tipo di reggiseno da usare dopo la mastectomia.

I primi incontri con Lilt, Andos, e medici di base sono stati focalizzati soprattutto sulla comunicazione per divulgare le attività della Breast Unit. La scadenza per attivarla era fissata al 2016 e a Foggia è stata formalizzata prima del gong. “Siamo partiti nonostante le criticità esistenti, logistiche e strutturali, forse anche relazionali - ammette il direttore sanitario Moffa - però si cresce nel momento in cui c’è la volontà di superarle”.                          

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n. 10 / Dicembre 2017

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