Il lato ‘rosa’ della sanità: “Inizia la rivoluzione”

Il lato ‘rosa’ della sanità: “Inizia la rivoluzione”

Tra le novità: il centro per la procreazione assistita e l’unità di senologia
Il direttore generale OO.RR., Antonio Pedota, ha mosso la prima pedina:
“E’ una catena, un intervento tira l’altro”. Progetti in cantiere e tagli del nastro

Maria Grazia Frisaldi

Si è insediato da pochi mesi, ma da allora il direttore generale degli Ospedali Riuniti, Antonio Pedota, ha ingranato la marcia e non si ferma più. Va dritto come un treno, in vista di tutti gli obiettivi a breve, medio e lungo termine fissati nel piano quinquennale previsto per il policlinico foggiano. “Qualcuno ha detto che ho ‘messo troppa carne’ a cuocere - sostiene - ma per migliorare, le cose si devono innanzitutto fare. Quindi partiamo”. Per lui è solo l’inizio di una ‘cascata’ di azioni finalizzate ad offrire ai pazienti più servizi e maggiore efficienza. Una rivoluzione pacifica e in gran parte ‘rosa’, perché guarda con particolare attenzione alla salute delle donne.

UMANIZZAZIONE DELLE CURE. “Siamo convinti che il momento della cura del paziente inizia quando lo stesso arriva in ospedale, prima ancora di iniziare le terapie. Avere ambienti confortevoli, idonei, dignitosi significa offrire al paziente una modalità di cura ulteriore”. In particolare, l’azienda sta mettendo in atto azioni relative all’umanizzazione delle cure, un segmento molto piccolo ma fondamentale in questo processo. “In varie strutture stiamo lavorando sulla ‘cartella clinica umanizzata’, in cui non vi è solo l’anamnesi redatta dal medico e basata sulla freddezza del mero dato clinico, ma sulla capacità di instaurare un rapporto che vada oltre la somministrazione della terapia e la diagnosi”. Aspetti, questi, che facilitano le cure, accorciano le degenze e velocizzano le dimissioni dei pazienti. Con ricadute positive per questi ultimi, certo; ma anche per l’economia dell’azienda ospedaliera.

PRIMI TAGLI DEL NASTRO. I risultati non tardano ad arrivare e i ‘Riuniti’ hanno da poco inaugurato i nuovi reparti di Gastroenterologia e Nefrologia. I lavori sono stati realizzati in tre mesi: la Gastroenterologia è passata da 18 a 25 posti letto, guadagnando a conti fatti quattro stanze; la Nefrologia sale a 20 posti letto, di cui due per i day hospital. Il primo reparto presentava condizioni inadeguate, a cominciare dalle stanze piccole e dai bagni precari, in più è stato effettuato l’adeguamento dell’impianto per quanto riguarda i gas medicali. Il secondo reparto, invece, è stato ricostituito con l’Atto aziendale ed è ubicato nei pressi di Urologia. Anche quest’ultimo sarà presto trasformato: “Siamo stati autorizzati ai trapianti di rene e speriamo di realizzare il primo nei prossimi mesi, entro fine anno”, ha annunciato Pedota. “Per quanto riguarda Urologia attendiamo il nulla osta regionale per adeguare la dotazione infermieristica con altre 12 unità”. Inoltre, è già predisposta, come area d’attacco, l’Oncologia, poi il trasferimento delle Pneumologie che sono al D’Avanzo. “E’ una catena, un intervento tira l’altro”, puntualizza. “E’ iniziata una rivoluzione pacifica”.

PROCREAZIONE ASSISTITA. Tra gli obiettivi centrati di questa rivoluzione c’è sicuramente l’accreditamento per la PMA che a Foggia sarà di terzo livello. “La PMA è il centro di Procreazione Medicalmente Assistita che, in base alle caratteristiche sia organizzative che gestionali, si distingue in tre livelli”, spiega il direttore sanitario, Laura Moffa. “A Foggia è di imminente attivazione una realtà di terzo livello, in grado di offrire risposte pubbliche alla Legge 40”. In cosa si differenziano i vari livelli? Dalle risposte offerte: il primo livello prevede la fecondazione assistita in utero, alla portata anche di altre realtà; il secondo livello contempla la fecondazione in vitro, quindi in provetta; il terzo livello, invece, prevede anche l’estrazione dei gameti. “Una struttura ormai in fase di completamento: stiamo aspettando solo la determina finale”.

FUTURI GENITORI IN LISTA. Intanto, in lista d’attesa ci sono già 250 coppie desiderose di diventare genitori: vengono da tutta la provincia di Foggia, ma anche dalle regioni limitrofe. Per loro, le buone notizie non sono finite: “il 1° aprile di quest’anno - puntualizza la dottoressa Moffa - sono stati rivisti i criteri dei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) ministeriali che adesso inquadrano anche la Pma. Aspettiamo che le regioni, federalismo permettendo, recepiscano i nuovi orientamenti e speriamo di poter offrire risposte in modo gratuito o con una minima compartecipazione economica”. Diversamente, con il blocco delle prestazioni, anche per il terzo livello si prevede una compartecipazione di poco superiore ai 1000 euro; una cifra che - se confrontata con realtà nel privato - può apparire irrisoria. I tempi di attivazione, assicura, sono strettissimi. “Determina permettendo, si potrà partire già da novembre”.

BREAST UNIT, CI SIAMO. E’ in cima alla lunga lista di Pedota&Moffa. Un percorso (il dettaglio nella pagina accanto) che possa accompagnare per mano le donne nella sfida alla patologia oncologia mammaria. Dalla diagnosi alla ricostruzione della mammella, in caso infausto. “Siamo consapevoli che questo potrà determinare un aggravamento delle prestazione di base”, spiega Pedota. “Le mammografie non patologiche - per intenderci, la prevenzione e gli screening di controllo - sono di competenza del territorio. In ospedale si ottempera al secondo livello (sospetti patologici) ma noi, seppure in affanno, cerchiamo di rispondere a tutte le esigenze”. Consapevole del rischio cui va incontro, Pedota mette le mani avanti: “L’idea della Breast Unit è un impegno difficile, soprattutto per le mammografie di base. Questo però non deve inceppare un percorso nato per curare le complessità. E la patologia oncologica mammaria è una complessità che deve ricevere trattamento pieno e completo, con l’approccio integrato di tutte le risorse, tecniche e umane, già a nostra disposizione”.

TEMPI D’ATTESA. I tempi sono lunghi, è vero. Ma non quando si rappresenta un’urgenza. Sulle liste d’attesa è Laura Moffa a fare la “prova del nove” mettendo a segno un vero e proprio blitz ai danni dell’ignara centralinista del centro prenotazioni. “Il 25 settembre ho telefonato, senza qualificarmi, per prenotare una mammografia: come prima data utile mi è stato detto solo l’anno, il 2018. A quel punto ho fornito ulteriori dettagli sullo stato di salute della mia paziente immaginaria e la prenotazione è stata portata al 1° di ottobre 2015, perché si profilava il carattere dell’urgenza”, racconta. “Con la Brest Unit dobbiamo fare ancora di più: inserire visite senologiche prima ancora della mammografia, tessere un filo diretto tra i nostri specialisti e i pazienti, sfruttando una linea telefonica dedicata e una casella di posta alla quale risponde sempre un chirurgo specializzato per informare, tranquillizzare, rendere consapevoli dell’intero percorso da affrontare”.

PLESSO MATERNITÀ. E’ partita, inoltre, la gara per il consolidamento e la rifunzionalizzazione del plesso maternità che, ad oggi, registra criticità importanti “e che non dobbiamo nascondere come la polvere sotto il tappeto”, stigmatizza il direttore generale. Una realtà che conta oltre 2700 parti all’anno non può avere ancora camere con bagni in comune, per parlare di problematiche spicciole che influiscono pesantemente sulla qualità della degenza. “La gara è stata avviata: vedremo le offerte che arriveranno e i tempi di attuazione. Mi auguro che prima che io vada via (il suo incarico è quinquennale, ndr) sia riuscito a migliorare le condizioni alberghiere del reparto, migliorare sale parto e offrire tutte quelle cose che possano dare serenità alle partorienti. Insomma, offrire accoglienza e una qualità delle cure, in termini alberghieri, migliore”.

LA CARTA DEI SERVIZI. E’ in fase embrionale, invece, la Carta dei Servizi degli Ospedali Riuniti. “C’è un bel gruppo a lavoro sul progetto - spiega Laura Moffa - per creare questo documento in formato elettronico (quindi con costi minimi) da distribuire agli utenti che arrivano al Centro unico prenotazioni, ai ricoverati, ai medici di famiglia e ai pediatri (ovvero coloro che orientano la domanda)”. Si tratta di un documento di semplice consultazione per illustrare le offerte assistenziali non sempre note. “Molti medici di base non conoscono la complessità delle offerte assistenziali. E il nostro obiettivo è creare, attraverso loro, pazienti consapevoli, ovvero passare dal consenso informato all’assenso partecipato: un gap che si può colmare solo con la consapevolezza del paziente, in quanto cittadino”.

GHIGLIOTTINA DI EMILIANO. Alla provocazione del Governatore della Puglia, Michele Emiliano (secondo il quale andrebbero chiusi 13/14 ospedali in tutta la regione), Pedota risponde con la sua esperienza passata. “In Basilicata sono stato direttore amministrativo di una azienda con 4 ospedali per 60mila abitanti. Ne abbiamo mantenuto uno solo, per acuti, il più importante, e abbiamo riconvertito tutti gli altri. In uno di questi, è stato attivato, ad esempio, un centro per i Disturbi del comportamento alimentare, il cui 60% dell’utenza era extraregionale, producendo risposte a problematiche importanti, ma anche utili per l’azienda. Questo è successo in Basilicata, ma tutto il mondo è regione. Spesso si difende un ospedale dove poi non ci si va a curare”. Insomma, il punto non è tanto chiudere quanto riconvertire e offrire altre vie. Intelligenti pauca.

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n. 10 / Dicembre 2017

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