Parco San Felice torna a sorridere

Parco San Felice torna a sorridere

Ad oggi, Parco San Felice è tutto tranne il volto della felicità. Le aree verdi sono rinsecchite, l’anfiteatro cade a pezzi e le sale di registrazione sono diventati tuguri maleodoranti, cannibalizzati e vandalizzati. Ma la svolta per il polmone verde cittadino potrebbe arrivare presto. Anzi prestissimo. Con un cantiere pronto ad entrare in funzione già prima dell’estate e una sfilza di iniziative ludico-formative pensate per l’infanzia e l’adolescenza.

Il Parco di via Rovelli
potrà trovare presto il sorriso, grazie ad un finanziamento acquisito di 200mila euro e al progetto di recupero promosso da un cartello di realtà del territorio e associazioni che vede potenzialità inespresse dietro un degrado generalizzato. Ne abbiamo parlato con Giuliano Volpe (in foto), presidente della Fondazione Apulia felix, che meno di un anno fa, proprio dalle colonne di 6Donna annunciò la volontà di adottare Parco San Felice per  salvarlo dal degrado.

Presidente, ci siamo lasciati 9 mesi fa con un progetto nel cassetto e l’intenzione di riqualificare Parco San Felice per renderlo un luogo di crescita e aggregazione sociale. A che punto siamo?
La situazione in questo momento è favorevole. La notizia positiva è che, dopo un grosso lavoro di produzione di certificazioni e documenti, il 28 aprile abbiamo sottoscritto presso la Presidenza Consiglio dei Ministri la convenzione tra quello che una volta era il Ministero della Gioventù e l’Associazione Temporanea di Scopo interessata a Parco San Felice composta da Energiovane (ente capofila del progetto), Fondazione Apulia felix, Associazione L’Aquilone e la cooperativa Monti Dauni. Questo gruppo ha sottoscritto la convenzione che finalmente ci consentirà di essere operativi rispetto al finanziamento di 200 mila euro al quale eravamo candidati. Per cui, ora siamo in attesa di sottoscrivere il protocollo d’intesa col Comune di Foggia e partire con le attività.

Quali sono gli interventi programmati?
Sostanzialmente ci impegniamo a recuperare le strutture degradate e abbandonate presenti nell’area del parco, ovvero il piccolo anfiteatro e il manufatto-ex sala di registrazione. Siamo convinti che, se adeguatamente sistemata e attrezzata, quella porzione di Parco San Felice possa diventare la sede di ludoteche scientifiche, attività culturali e di svago orientate ai bambini e agli adolescenti. Insomma, uno spazio formativo per sviluppare attività che facciano tornare a ridere il parco.

Un progetto che si pone in linea e in assoluta continuità con gli obiettivi della Fondazione Apulia felix…
Sì, questa è la filosofia della Fondazione, ovvero lavorare il più possibile con gli altri - con le istituzioni ovviamente, ma anche le associazioni, le realtà di volontariato e le imprese - in un’ottica molto inclusiva, finalizzata a lavorare per e non contro. Perché siamo convinti che, date le esigue risorse a nostra disposizione, solo le forme di aggregazione consentono di moltiplicare i pochi mezzi.

La situazione e la storia di Parco San Felice sono un po’ l’emblema della città…
Esatto, proprio come lo era l’Auditorium di Santa Chiara (restituito alla città grazie alla Fondazione Apulia felix, ndr). E’ dimostrato che con risorse ben indirizzate, buone idee e qualità degli interventi, un luogo degradato e abbandonato della città può tornare a vivere, può essere un luogo di aggregazione, può orientare a sviluppare momenti di confronto e di crescita culturale. Ed è esattamente quello che vogliamo fare a Parco San Felice, con la previsione di attività programmate, stagioni, appuntamenti per i più piccoli. Anche attraverso le attività culturali si può rendere la città più vivibile e la comunità più coesa e consapevole di sé stessa.

Stiamo parlando di un investimento importante sulla città, ma anche di un atto di fede nei confronti dei foggiani.
Mi creda, lo so benissimo. Non mi fa piacere trovare sempre nuove scritte sui muri esterni dell’Auditorium di Santa Chiara appena tinteggiati, ma so che bisogna insistere. E fissare indirizzi e regole, promuovere attività di controllo e di sensibilizzazione. È troppo facile tirarsi indietro al primo momento di delusione o di scoramento.

Santa Chiara ora è sentito dai cittadini come un elemento positivo, è difeso e amato. Perché non può essere lo stesso con un parco?
E’ possibile abbozzare una sorta di cronoprogramma dei lavori e degli interventi previsti al Parco di via Rovelli?
In linea di massima il programma è questo: a breve si sottoscriverà il protocollo col Comune. Pertanto, mi auguro di cantierizzare i lavori già per l’estate, completarli entro la fine dell’anno ed essere pienamente operativi per l’inizio della primavera prossima.

I lavori riguarderanno soprattutto il piccolo anfiteatro e i locali adiacenti. Quale sarà la destinazione d’uso dei manufatti?
Stiamo pensando ad uno spazio polivalente, che sia di supporto alle attività promosse o che possa costituire un’alternativa al chiuso per quando le condizioni metereologiche non consentiranno attività all’aperto. E’ normale che il nostro obiettivo sia favorire il più possibile le attività en-plein air, altrimenti verrebbe meno l’essenza ed il senso del parco. Inoltre, puntiamo al coinvolgimento delle scuole e delle famiglie anche attraverso un’azione di ascolto di quelle che sono le aspettative riposte in questa struttura, per poter indirizzare al meglio l’offerta delle attività che andremo a calendarizzare.

Il “Modello Santa Chiara” - fatti i necessari distinguo di target - verrà replicato sul parco. Il primo è nato sull’onda dell’entusiasmo della nascente Fondazione, il secondo sulla consapevolezza di un risultato portato a casa…
Presto faremo un bilancio delle attività sviluppate nell’ultimo anno dalla Fondazione, che è nata nel 2012 ma che è diventata realmente operativa con l’inaugurazione dell’Auditorium, il 5 giugno scorso. Un bilancio largamente positivo, mi permetto di dire. Come soggetto dell’Associazione Temporanea di Scopo, la Fondazione spera di replicare questo successo con Parco San Felice. Il problema - e lo dico con grande sincerità - è che Apulia felix avrebbe bisogno di molti più soci e sostenitori. Noi non abbiamo un euro pubblico nelle nostre casse e ci sosteniamo solo con il contributo di 5 soci fondatori e di 7 sostenitori. Per questo motivo dobbiamo anche contenere le nostre iniziative, non avendo risorse adeguate. Operiamo con spiccioli, piccoli contribuiti e un budget di circa 80mila euro l’anno (cui decurtare le spese di mantenimento dell’Auditorium), quando invece vorremmo realizzare altri luoghi, altri spazi per la rinascita della città e del territorio.

Anche i singoli cittadini possono, però, sostenere la causa di Apulia felix.
Certo, come il 5x1000, che sarà attivo dal prossimo anno, non costa nulla al contribuente ed è per noi un aiuto concreto. Inoltre, sarebbe bello poter aprire la Fondazione alle donne. Ad ora i soci fondatori e sostenitori sono solo uomini e questo mi dispiace molto. Abbiamo delle donne molto attive tra i soci collaboratori - quelli che donano tempo e lavoro - però mi piacerebbe un coinvolgimento attivo di imprenditrici, professioniste e cittadine direttamente in assemblea o nel consiglio di amministrazione. E visto che mi rivolgo ad un giornale dedicato soprattutto alle donne, l’invito è a farsi avanti.

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n. 10 / Dicembre 2017

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