Giro di vite su abusivismo commerciale: Foggia chiude ‘baracche e burattini’

Giro di vite su abusivismo commerciale: Foggia chiude ‘baracche e burattini’

Giro di vite su abusivismo commerciale: Foggia chiude ‘baracche e burattini’. Non solo frutta&verdura: dal centro alla periferia, attenzionati anche i mercatini dell’usato

Alcune sono state sotto i nostri occhi per anni, al punto da abituarci alla loro presenza. La consuetudine come usucapione morale. Altre, invece, sono spuntate all’improvviso, da un giorno all’altro. Bancarelle di ogni forma e foggia: da quelle più semplici e modeste - un tavolaccio su due cavalletti - a quelle più curate, con tanto di copertura in canne di bambù a proteggere la merce dal sole, cartelli per illustrare l’offerta del giorno e registratore di cassa all’interno. Sì, perché qualcuno - pochissimi in realtà - rilascia anche lo scontrino fiscale. Ma la pacchia è finita. C’è un tempo per tutto e quello delle bancarelle abusive e dei mercatini improvvisati agli angoli delle strade o negli slarghi cittadini sembra volgere al termine. O almeno queste sono le intenzioni.

Nelle ultime settimane, infatti, le forze di polizia hanno svolto una serie di controlli, dal centro alle periferie, e hanno predisposto sgomberi e smantellamenti di banchi di vendita di merce varia. Frutta e verdura, perlopiù. Un’attività che ha generato un vero e proprio “braccio di ferro” con i commercianti. Quelli abusivi, ovviamente. Di questi, alcuni chiedono solo di regolarizzarsi, poter usufruire degli spazi di strutture o aree mercatali e continuare a tirare avanti alla giornata; altri, già sanzionati e obbligati a smantellare, hanno riaperto dopo alcuni giorni, come se nulla fosse accaduto.Una sfida alla legalità e alle istituzioni si è commentato a caldo; poi il braccio di ferro è ricominciato. Non sono mancati i momenti di tensione durante queste attività, ma nemmeno il sostegno dei cittadini e dei commercianti, questa volta regolari. Il capitolo “lotta all’illegalità diffusa” del Pacchetto Sicurezza del questore Piernicola Silvis prosegue a passo spedito: rastrellate le zone di nuova edilizia, anche i mercatini dell’usato di via Natola sono stati pesantemente bastonati. Ne abbiamo parlato con il vice questore aggiunto Pasquale Fratepietro, dirigente della Sezione Volanti della Questura di Foggia.


Dottor Fratepietro, come si “inquadrano” questi i servizi disposti a contrasto del fenomeno dell’abusivismo in generale, e dell’abusivismo commerciale in particolare?
L’abusivismo commerciale rientra nel più ampio fenomeno di illegalità diffusa oggetto di attenzione da parte delle forze di polizia a competenza generale e locale, per il quale vengono predisposti servizi straordinari settimanali. Per quanto riguarda la polizia di Stato, il fenomeno è attenzionato in sede di un tavolo tecnico settimanale permanente che vede il coinvolgimento delle varie articolazioni della questura (tra le quali anche la polizia amministrativa e sociale), della polizia locale di Foggia e dei commissariati distaccati. In tale contesto vengono fissati gli obiettivi e predisposti i servizi. Nel caso specifico dell’abusivismo commerciale vengono predisposti in media due servizi a settimana, con orari e zone di intervento sempre diversi.

Perché questo fenomeno è particolarmente insidioso? Quali sono le ricadute sul tessuto economico sociale e le ripercussioni sul commercio regolare?
Il proliferare di banchi di vendita “improvvisati” è un fenomeno diffuso e dilagante in tutta la città, dal centro alle periferie, che va contrastato con fermezza per ripristinare il rispetto delle regole e per evitare la concorrenza sleale nel settore di riferimento. E’ di tutta evidenza, che la vendita di prodotti ortofrutticoli per strada non solo viola le norme sulla tracciabilità della merce e sulla igiene degli alimenti ma da’ al venditore la possibilità di vendere la merce ad un prezzo inferiore a chi, per gli stessi prodotti, deve accollarsi spese e oneri di affitto e gestione del locale. Peraltro, vorrei evidenziare che non sempre è apprezzabile un risparmio di spesa a vantaggio del cliente, quanto piuttosto un maggiore guadagno da parte di chi vende…

Quante bancarelle - tra quelle fisse e quelle mobili - sono state chiuse e smantellate?
Dal mese di febbraio, sono state individuati  circa 30 banchi di frutta e verdura e accertate violazioni di diversa natura, sia di carattere amministrativo che penale. Nella maggior parte dei casi, si tratta di illeciti amministrativi per mancanza dell’autorizzazione comunale alla vendita in forma stabile, o su un’area pubblica superiore a quella prevista dall’autorizzazione rilasciata, che ha portato ad una sanzione amministrativa da 5mila a 30mila euro e la confisca delle attrezzature e della merce. Sono state smantellate diverse postazioni di vendita irregolari come quelle in via D’Addedda, viale Francia e via Gioberti. Qualche altro punto vendita, invece, ha smantellato autonomamente come quello di via Mastelloni e quello in corso Roma, all’altezza dei mini alloggi. Nei casi più gravi, dove sono stati realizzati capanni o altri manufatti ancorati al terreno, si configura anche l’illecito penale dell’abuso edilizio e dell’invasione di suolo pubblico. In questi casi, alla sanzione amministrativa si associa anche quella penale, come è successo ad esempio in via De Petra e in via Napoli.

Come si rapporta la città dinanzi a questi fenomeni? Esiste ed è matura una coscienza collettiva, ricevete segnalazioni di banchi di vendita abusivi?
Da noi arrivano una, massimo due segnalazioni a settimana. Ma questo tipo di esposti arrivano soprattutto alla polizia locale. C’è una forte indignazioni di una parte della cittadinanza e dei commercianti regolari, ma continua ad esserci un’ampia fascia della popolazione che acquista regolarmente per strada, alimentando la domanda.

In questo momento, sotto i riflettori vi è la vendita abusiva di prodotti come frutta e verdura. Ma in città ‘spuntano’ come funghi mercatini dell’usato o bancarelle di merce contraffatta. Saranno questi i prossimi obiettivi?
Certamente. Sono stati innumerevoli gli interventi già portati a termine col sequestro di migliaia di pezzi contraffatti, ricostruendo anche i canali di approvvigionamento degli stessi. In collaborazione e supporto alla polizia locale sono stati effettuati anche interventi di contrasto a vendite illegali nell’ambito dei cosiddetti mercatini dell’usato, come quelli di via Natola e in via Libero Grassi, il sabato e la domenica, ed il venerdì in via Gioberti. E c’è una corposa programmazione di interventi in tal senso.

In che modo l’abusivismo dialoga con il fenomeno della ricettazione e, prima ancora, dei furti? Esiste una connessione tra i fenomeni? Proprio perché nessun prodotto in vendita è tracciabile, non si può escludere la connessione tra merce venduta e merce di provenienza illecita; in alcuni casi è stata accertata la vendita di merce provento di furto (in alcuni casi sono state trovate, ad esempio, biciclette o autoradio risultate rubate, e talvolta riconosciute dagli stessi proprietari), ma questo non ci consente di affermare che tale connessione sia costante.

Quali sono le soluzioni che possono concretamente contribuire a debellare il fenomeno? L’attività repressiva delle forze dell’ordine può da sola porre un freno? L’attività repressiva da sola non è sufficiente ad estinguere il fenomeno, anche se può contrastarlo efficacemente. L’attività delle istituzioni deve essere necessariamente accompagnata dalla presa di coscienza da parte del consumatore che, con i suoi acquisti, può contribuire ad alimentare l’illecito. Inoltre, è necessario individuare aree pubbliche nelle zone più periferiche e di nuova espansione della città, da destinare ad aree mercatali dove l’accesso ai commercianti sia adeguatamente autorizzato, regolamentato e controllato. Diversamente sarebbe una casba, e la città una polveriera pronta ad esplodere.

Maria Grazia Frisaldi

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n. 10 / Dicembre 2017

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