“Ecco la mia scuola del desiderio”

“Ecco la mia scuola del desiderio”

Marianna Balducci, foggiana, mamma e insegnante ‘per vocazione’. A lei la prima edizione del Premio 6Donna
“La scuola diventa banale quando ci accontentiamo. Dobbiamo osare”

All’indomani della premiazione, nella sua aula, tra i suoi bambini, Marianna Balducci - la maestra vincitrice della prima edizione del Premio 6Donna - appare decisamente più a suo agio. Ma non per questo meno emozionata. Negli occhi, infatti, brilla ancora la luce di una gioia inaspettata, di un riconoscimento inatteso per quanto svolto, ogni giorno, con passione e impegno tra le mura scolastiche. Non solo dietro la cattedra, tra i banchi, sporcandosi le mani di vernici e colori con i suoi alunni, appassionandosi ad ogni cosa come la prima volta, per appassionare tutta la classe.

Non a caso, il suo primo pensiero è quello di condividere il premio ricevuto con i suoi alunni, tutti quelli che le sono passati nel cuore in quasi 40 anni di lavoro e che non ne sono più usciti; quelli diventati adulti e che, di tanto in tanto, tornano per un saluto, per ringraziarla di aver insegnato loro un metodo di studio e di impegno, di cui oggi raccolgono i frutti. Sono quegli stessi ex-alunni, ormai diventati uomini e donne, che alla notizia della morte dell’attore Robin William, il protagonista de L’attimo fuggente, hanno inviato decine e decine di messaggi alla loro maestra: “Il nostro professor Keating sei stata tu!”.

Di ognuno conosce pregi e difetti, limiti da superare e potenzialità da valorizzare, ma in modo creativo, grazie a tutte le idee e le progettualità che la sua mente partorisce ogni anno. “Non ho mai seguito lo stesso programma due volte”, spiega con un piglio di orgoglio. E poi giù a snocciolare tutte le attività ideate nel suo tempo libero e organizzate la sera, a casa, per poterle presentare l’indomani mattina alla sua classe: come il progetto ‘Ho un leggio nel cuore’, che è arrivato nel reparto di Neuropsichiatria infantile degli Ospedali Riuniti, oppure il ‘libro-giornale’ o il ‘Pata-Pa-tum, dentro i racconti’, solo per citare quelli che fanno bella mostra di sé sulle pareti dell’aula, trasformandola in un luogo piacevole, magico, divertente.

Sposata, due figli adulti e 39 anni di servizio sulle spalle, la maestra Balducci ha l’energia di una ragazzina e ogni suo pensiero è rivolto a come migliorare l’offerta didattica. Nella sua carriera, iniziata appena ventenne, ha seguito gli esempi di due grandi maestri: Mario Lodi, fondatore del Movimento Cooperazione Educativa, e don Lorenzo Milani.
“Sono felice che la vostra attenzione sia ricaduta sul mondo della scuola, sulle persone che lavorano in un contesto sociale così ricco di implicazioni valoriali, di attese, di speranze”, spiega. “E’ un fatto molto importante in questo contesto storico, oltre ad essere una gioia inaspettata che è mi è piovuta addosso. Questo premio ha un grande valore per me: nella mia vita ho percorso una strada difficile, ma la passione immensa per il lavoro mi ha salvata da tutto e mi ha aiutata a superare tutto”. Colonna portante della scuola primaria San Giovanni Bosco di Foggia, dove insegna da circa 20 anni, la Balducci è diventata un simbolo: “Con questo premio mi sento di rappresentare tutto il mondo della scuola e tutte le donne che, pur con ruoli e modalità diverse, cercano di costruire la crescita emotiva e culturale di ogni bambino, di ogni giovane. E’ una sfida quotidiana che necessità di molta cura, di studio e ricerca continua, di coraggio e soprattutto di grande, grande passione”. La sua idea è quella di una scuola del desiderio, in cui ogni bambino deve voler essere “il miglior sé stesso possibile”. Non demonizza le nuove forme di tecnologia (“ma vanno necessariamente mediate”, puntualizza), il suo percorso procede spedito con un piede al presente e lo sguardo al futuro. “Sono molto ambiziosa e penso sempre a come poter migliorare la didattica. Noi dobbiamo insegnare ai bambini ad avere idee, altrimenti chi lo fa? Oggi vanno tutti di corsa”. ‘Una miccia da accendere, non un secchio da riempire’, diceva qualcuno.

Non dobbiamo avere paura di proporre il difficile: la scuola diventa banale quando tendiamo a semplificare, quando cerchiamo scorciatoie. La mente deve diventare strategica. L’Europa non ci chiede di accontentarci, ci chiede menti abituate alla complessità, e noi abbiamo il dovere di osare”. Grande capacità di studio e convinzione, insieme all’entusiasmo dei primi giorni, sono i segreti che fanno di Marianna Balducci una super-maestra: “Sono aspetti che purtroppo non sono misurabili, non si acquisiscono con titoli o crediti”. E’ vocazione al lavoro.
Il valore che attribuisco a questo premio è la fiducia nel lavoro delle donne, che da oggi in poi saranno capaci ancora di sperare, credere e sfidare con determinazione i limiti, le difficoltà in ogni contesto lavorativo per creare la bellezza delle cose fatte bene”.

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf