Gite ad alta quota

Gite ad alta quota

Le feste natalizie sono volte ormai al termine ma le temperature rigide soprattutto ad alta quota permettono qualche gita sulla la neve per la gioia di grandi e piccini. Il portale di Genitori.it ci offre alcune risposte alle tante domande che si pongono le future e neo mamme. Sicuramente andare in montagna con i piccoli va bene, ma occorrono alcune accortezze. E’ ovviamente da rimandare la gita in cima ai monti per i giovanissimi affetti da malattie virali respiratorie che incorrerebbero inutilmente in rischi gravissimi, mentre per tutti i nuovi nati, prima del compimento dell’anno di età, è bene che i genitori non commettano l’imprudenza di portarli sopra ai 2500 mt.

A quote molto elevate, infatti, è facile che la respirazione sia differente ma in molti meno sanno che le permanenze durature a questi livelli aumentano notevolmente il rischio delle morti in culla, detta SIDS. Se proprio ci fosse la necessità di soffermarsi ad una tale altitudine, caso molto raro, è fondamentale contattare il pediatra per tempo.
Per i bimbi un pochino più grandi, sotto i 10 anni circa, il problema più diffuso appena arrivati in montagna, riscontrabile entro le 12 ore dall’arrivo, è un malessere generale del piccolo: mal di testa, nausea, insonnia e irritabilità. Il metodo migliore per prevenire il malessere è una salita graduale e lenta dando così il tempo necessario ai piccoli per ambientarsi.
Inoltre, se si vuole raggiungere un’altitudine superiore ai 2500 metri, è necessario non salire più di 300 metri al giorno, prendendosi un giorno di pausa per le quote superiori ai mille metri.

Per quanto riguarda le future mamme, soprattutto quelle che hanno superato la ventesima settimana, la montagna non è certamente il posto ideale dove passare il tempo. Per prima cosa per un fattore del tutto organizzativo: spesso gli ospedali circostanti sono difficilmente raggiungibili e non attrezzati particolarmente per questi casi.
In secondo luogo perché le medicine legate al malessere della montagna possono essere molto nocive soprattutto nelle prime ed ultime settimane di gestazione, le più esposte a rischio di aborto.
Irma Mecca

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n. 10 / Dicembre 2017

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