Matti per  gli scacchi

Matti per gli scacchi

Il gioco degli scacchi possiede una lunga storia nella cultura scientifica. A differenza dei giochi che si basano sulla fisicità, attinge alle risorse mentali del giocatore. Per questo motivo, i processi cognitivi coinvolti nel gioco degli scacchi hanno interessato prima psicologi e quindi neuroscienziati, ormai da diversi decenni. E’ grazie al gioco che il bambino, e perché no,  anche l’adulto, può sperimentare in modo gioioso la vita reale e concreta, imparando a collaborare con gli altri e a rispettare il mondo a se stante.

Ora, anche se in apparenza poco stimolante o noioso per dei bambini o per degli adolescenti, gli scacchi sono caratterizzati da una funzione altamente socializzante, cognitiva ed etica, riuscendo a favorire lo sviluppo delle varie dimensioni della persona ed assumendo un ruolo fondamentale nella maturazione globale del soggetto. E’ un gioco che dà delle certezze e delle sicurezze, fa maturare, fortifica ed insegna ad avere fiducia nelle proprie capacità. Con gli scacchi si impara anche dalla sconfitta, accettando che ci sia un vincitore ed un perdente;  l’importante è canalizzare e non esasperare la componente della competitività.

Le potenzialità educative degli scacchi riguardano lo sviluppo delle abilità logico-matematiche dell’allievo favorendone la concentrazione, incrementa la capacità d’estrazione e di sintesi, dona grandi risvolti di socializzazione (sapersi porre nei confronti dell’avversario, saper accettare la sconfitta, riconoscimento della forza dell’altro) e aiuta lo sviluppo dell’auto-controllo. Inoltre la mancanza di barriere architettoniche rende questo gioco adatto a tutti anche a  chi ad esempio si trovi in una situazione di handicap. Di ogni capacità o conoscenza esiste un’adeguata versione che può venire impartita a qualsiasi età”, afferma lo psicopedagogista americano Jerome S. Bruner, evidenziando come, se motivato (condizione fondamentale), un bambino di 4-5 anni non è troppo piccolo per giocare a scacchi: imparerà così a muovere i pezzi, a comprendere che cosa è lo scacco matto, a capire come si svolge una partita, ma non si pretenda che sia in grado di pensare ad un piano strategico, perché sarà al di fuori della sua portata. Ciò a cui si dovrà mirare è che sia in grado di giocare e soprattutto di farlo divertendosi.
Irma Mecca

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n. 10 / Dicembre 2017

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