Cenare  con  i figli

Cenare con i figli

Mangiare con i propri figli li aiuta ad andare meglio a scuola, soprattutto in matematica. Lo rivela uno studio del Consejo Escolar de Estado, il massimo organo spagnolo in tema di educazione. Un dato confermato da una ricerca americana.
Secondo la ricerca, riportata sul sito di Repubblica, ci sono differenze fino a due punti di rendimento tra i bambini con famiglie coinvolte nella loro vita scolastica e quelli che invece se la devono cavare da soli. E la cena è proprio il pasto in cui la famiglia si ritrova con più calma per parlare. La colazione infatti è spesso consumata di fretta e a pranzo figli e genitori si trovano quasi sempre in posti diversi.

"Non fatico a credere che anche il rendimento scolastico, così legato al benessere del giovane e non solo alle mere abilità cognitive, possa beneficiare di un clima più disteso, dove l'incontro a cena fra bambini e adulti favorisce il flusso di parola e lo scambio di esperienze dentro una reciproca soddisfazione", spiega Luigi Ballerini, psicoanalista e scrittore per ragazzi.
"La cena costituisce un momento narrativo in cui è possibile il racconto di sé. Incontro spesso bambini e ragazzi che non conoscono il contenuto del lavoro del padre o della madre semplicemente perché i grandi non ne parlano. Eppure l'educazione avviene per osmosi, per condivisione di giudizi, per osservazione di comportamenti. A tavola non si mangia solo il cibo, si mangiano anche le parole che vengono dette". Tv, cellulari, iPhone ed iPad vanno spenti e tenuti lontani dal tavolo. I ragazzi devono sentirsi "accolti", "compresi" e i genitori devono predisporsi all'ascolto, buttandosi alle spalle i problemi della giornata.

Difficile però a volte far parlare un bambino introverso o un adolescente scontroso. "Spesso quando ci lamentiamo che i nostri figli non ci parlano, soprattutto a partire dal periodo in cui abbandonano l'infanzia, in realtà intendiamo che non rispondono più alle nostre domande dirette. "Come è andata?" "Bene", "Cosa hai fatto?" "Niente" rappresenta un classico della conversazione con i più giovani - aggiunge Ballerini -. Se abbandoniamo la modalità interrogatorio e favoriamo per primi un flusso di parola sarà più facile sapere cosa pensano e cosa vivono e può accadere che il più giovane desideri aggiungersi e condividere un pensiero".
Irma Mecca

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n. 10 / Dicembre 2017

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