Ricomincio ... da me

“Basta, ora lo lascio…non lo sopporto più...non lo amo più”, sono le parole più usate in momenti di crisi di una coppia. Ma quando è davvero finita? Paura della solitudine, del giudizio degli altri, di perdere gli amici in comune, di non farcela senza una spalla. Secondo il portale di Repubblica, queste sono le paure più diffuse ma poi si ricade nel timore di restare sole, di affrontare la nuova vita da single, i giudizi di amici e famiglia. Eppure “la fine di una relazione di coppia rappresenta un momento di crescita e rafforzamento personale”, come spiega la dottoressa Marina Pisetzky, psicologa romana specializzata in dinamiche a due. E se anche la scienza ci ha recentemente confermato che stare insieme ad un partner che non amiamo più nuoce alla nostra salute fisica, oltre che alla nostra psiche, esistono dei campanelli d’allarme inequivocabili che ci avvisano quando una storia è da chiudere. Per il bene di entrambi e per iniziare una nuova vita. Secondo una recente ricerca dell’Università di Pittsburgh, chi vive un matrimonio o convivenza infelice aumenta il rischio di patologie cardiovascolari.

Il nostro corpo e la nostra mente sono un tutt’uno e funzionano insieme. L’ansia, la sofferenza, tutte le emozioni troppo dolorose per poter essere vissute e sentite, trovano una via di scarico immediata nel soma tramite il disturbo. A volte, dopo anni di vita insieme, pensiamo sia normale non essere più innamorati e passionali come i primi tempi. Sicuramente dopo tanto tempo a stretto contatto la relazione d’amore camba, matura e acquista nuove priorità. Ogni coppia trova la sua modalità per andare avanti e gestire i momenti di passaggio ed evoluzione.

Ma ci sono precisi segnali per capire che una storia sta finendo: mancanza di condivisione, mancanza di progettualità, insofferenza verso l’altro, mancanza di coccole e di desiderio di intimità. Porre fine a una relazione d’amore è sempre un’esperienza dolorosa e frustrante, che richiede grande determinazione e consapevolezza profonda di cosa stiamo provando. Quando poi in una famiglia sono presenti anche figli piccoli, la questione si fa maggiormente complicata ed emergono sensi di colpa e paure ulteriori. In questo caso, è necessario chiedere un aiuto ad un professionista, per far sì che la separazione venga elaborata con minor traumi possibili per i ragazzi o bambini, che in queste situazioni sono l’anello più debole della catena. Essere onesti con i figli, in una situazione del genere, è il modo migliore per affrontare le cose. Se rimaniamo impigliati nella paura del cambiamento rischiamo di restare agganciati al passato e di essere destinati all’infelicità e ai ricordi.             

Irma Mecca

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n. 10 / Dicembre 2017

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