“Educare” senza urlare

“Educare” senza urlare

Urlare contro i bambini equivale a picchiarli. E’ questo il risultato di una ricerca condotta dalla University of Pittsburgh in dieci scuole medie, nell’arco di due anni: le “sgridate” producono insicurezza, risentimento e portano i bambini a scegliere proprio i comportamenti che i genitori vorrebbero evitare.

Gli abusi verbali hanno sui bambini lo stesso effetto di quelli fisici. In altre parole, come riportato sul portale de La Stampa, le sgridate fanno male quanto le sculacciate. Nello stesso tempo era in corso anche uno studio sulle punizioni fisiche, che ha permesso di comparare i dati. Gli stessi autori sono rimasti sorpresi, nel notare i molti punti di contatto.

La ricerca definisce gli abusi verbali (come urla, insulti e tutti gli usi della voce fatti a scopo disciplinare) e il risultato è che questi non risolvono i problemi comportamentali, ma al contrario li aggravano. I bambini che li subiscono sviluppano, infatti, i sintomi della depressione, e spesso in reazione assumono atteggiamenti vandalici, antisociali e aggressivi.
In altre parole, tutti i comportamenti che sono comuni anche alle reazioni dei piccoli che vengono sottoposti a punizioni e abusi fisici. Il calore che poi i genitori possono offrire ai figli per recuperare non basta a limitare i danni. Una volta subito, l’abuso non si dimentica, e in genere i risultati negativi si vedono soprattutto quando il bambino cresce e diventa adolescente.

“Da questi risultati - ha spiegato Ming-Te Wang, assistente professore di psicologia alla School of Education della University of Pittsburgh - si capisce che gli effetti delle disciplina verbale sono molto simili a quelli della disciplina fisica. Gli effetti di lungo termine diventano visibili soprattutto negli adolescenti sottoposti a questo trattamento. Anche se poi sostieni il tuo bambino, il risultato è comunque negativo”.

Naturalmente i figli devono essere guidati e, quando non ascoltano i genitori, vanno richiamati. Il consiglio degli autori dello studio, però, è quello di usare un approccio diverso: “Bisogna comunicare con i bambini mettendosi sullo stesso piano, spiegando loro in maniera razionale le preoccupazioni dei genitori e i loro motivi”.

Irma Mecca

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n. 10 / Dicembre 2017

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