Onicofagia stop al vizio

Onicofagia stop al vizio

L’onicofagia (mangiarsi le unghie) è un’abitudine comune soprattutto tra i giovanissimi, anche se, in alcuni casi, può protrarsi fino all’età adulta. Questa abitudine, che molti credono un vizio, è in realtà la manifestazione visiva di un disagio sviluppato nell’ambito familiare, che può andare dalla nascita di un fratellino o sorellina ad una situazione più grave come contrasti familiari ai quali il bambino assiste suo malgrado.
In definitiva, mangiare le unghie è una manifestazione del bambino per far capire a mamma e papà che vuole attenzione, come spiegano gli esperti sul portale Pianetamamma.it.
Ma è anche un modo per scaricare l’ansia e lo stress; si manifesta solitamente nei momenti in cui il bambino deve affrontare situazioni che lo mettono a disagio o lo pongono davanti ad eventi particolarmente stressanti.
Solitamente, l’onicofagia si risolve da sé, spesso sparisce quando scompare l’evento che l’ha provocata ma poi può ripresentarsi alla successiva situazione di stress. Ecco perché, in generale, non serve portare il bambino da uno specialista.
Se l’abitudine di mangiare le unghie provoca seri danni alle dita, allora è consigliabile rivolgersi a uno psicologo infantile per capire da cosa dipenda tutta l’aggressività e l’autolesionismo nascosto dietro quel gesto.
Già, perché, anche se sembra un innocente disturbo, in realtà l’onicofagia altro non è che un atteggiamento autolesionista, un’aggressività che viene rivolta verso se stessi invece di essere rivolta all’esterno. Sebbene molto più innocua, può essere paragonabile ad altri disturbi legati alle sensazioni orali, come il tabagismo, l’alcolismo e la bulimia. Ecco perché, nei casi più gravi, bisogna chiedere l’aiuto dello psicoterapeuta. E, in definitiva, può essere paragonabile anche al bisogno del bambino di avere dei punti fermi, non a caso legati anch’essi all’oralità, come succhiarsi il pollice o il ciuccio.
E’ importante non drammatizzare. Gravi rimproveri con conseguente senso di vergogna, infatti, servono solo ad aumentare il disagio e ad esasperare la situazione. L’unico approccio che possa sortire qualche effetto è parlare con il bambino delle sue ansie, cercandone i motivi; si può inoltre iscrivere il bambino ad uno sport, in modo che la sua aggressività possa sfogarsi in maniera costruttiva e con libertà.
Irma Mecca

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n. 10 / Dicembre 2017

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