“Effetto Masterchef”

“Effetto Masterchef”

Gli uomini ai fornelli sono davvero un buon affare?

Che Ovidio ci perdoni, se abbiamo impunemente preso in prestito il titolo della sua raccolta di epistole per inaugurare questa nuova rubrica di 6Donna.
Ma anche sulle colonne di questo magazine – oggi proprio come allora - le “Heroides” rappresentano una raccolta di lettere aventi come oggetto sfoghi e lamentele del sesso femminile, in pena (nel nostro caso benevolmente) a causa dei propri uomini.
Su ogni numero, dunque, una eroina moderna - sia essa una lettrice o una nostra redattrice -racconterà piccole e grandi (in)sofferenze tratte dalla quotidianità.
Con ironia e un pizzico di pepe!

Da Penelope a Ulisse

Io lo chiamo “Effetto Masterchef”. Sarà che in tempi di crisi l’unica gratificazione spesso possibile è caratterizzata da un lauto pranzo o da una cena succulenta; sarà che il bombardamento continuo cui ci sottopone la tv, con il suo proliferare di programmi sulla cucina, non ci lascia davvero scampo. Fatto sta che chef, cuochi e osti - più o meno telegenici, più o meno capaci - mi hanno messo letteralmente spalle al muro. Chiusa in un vicolo cieco, se ogni volta che guardo il mio compagno mi aspetto che tiri fuori da un momento all’altro l’acciaino per affilare gli attrezzi del mestiere.

Proprio lui che quando si impegna riesce a preparare a malapena un caffè, bruciando la moka e seminando polvere nera su tutto il piano della cucina. Perché diciamo la verità: non basta un po’ di barba per diventare Carlo Cracco. E trovarsi accanto uno chef stellato non è una fortuna per tutte. Ma a volte, una coccola a tavola, un diversivo non guasterebbe. Anche solo un piatto modesto, della tradizione, andrebbe bene. Purché preparato con amore. Sogni ad occhi aperti, lo ammetto. Ma credo che questo accada perché – devo confessarlo – gli uomini in cucina appaiono estremamente affascinanti. E sembrano tali perché loro non lo fanno per dovere (come le donne, ogni santo giorno), ma per puro piacere. E’ come se dovessero andare in scena: indossato il grembiule, aperto il sipario, inizia il concerto per musicista solo.

Certo, perché se un uomo è ai fornelli non è contemplata la presenza di alcun essere vivente nel raggio di almeno 30 metri. Mica come noi donne, abituate a cucinare nelle situazioni più estreme, in tempi sempre più ridotti e pronte a subire lamentele collettive - suocera e figli compresi - se la pasta non è proprio al dente, se il ragù è troppo salato o se il secondo è un po’ abbronzato. Poi, svanito l’incanto della preparazione, Paganini non si ripete. E rassettare la cucina è un onere a carico nostro. Ed è proprio allora, mentre sgrassi i fornelli e asciughi schizzi di sugo e olio in angoli della casa che prima nemmeno conoscevi, che capisci che in fondo, l’uomo ai fornelli poi tanto sexy non è. Capisci che i grandi chef, dopotutto, vivono male (troppa rabbia, troppa competizione tra quei tegami!), e capisci soprattutto che se il tuo compagno non sarà mai un cuoco provetto, di certo è e sarà sempre una buona forchetta. E che, in fondo, non ti basta altro.

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n. 10 / Dicembre 2017

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