Il varicocele pelvico femminile

Il varicocele pelvico femminile

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Il varicocele pelvico femminile. Determina la formazioni di varici vulvari e colpisce oltre 250mila donne in Italia
di Tiziana Celeste - Ginecologa

Le algie pelviche sono la causa più comune di consulenza ginecologica. Finora un terzo dei casi non presentava una causa riconoscibile e pertanto l’origine del disturbo si attribuiva all’apparato gastroenterico. Nell’ultimo periodo sta emergendo una nuova consapevolezza: grazie ai ripetuti riscontri intraoperatori della presenza di plessi venosi dilatati, presenti alla periferia di utero e ovaie, una patologia finora poco indagata e riconducibile a queste crisi di dolore acuto al basso ventre. Si tratta di varicocele pelvico, che provoca la cosiddetta Sindrome da Congestione Pelvica (SCP) che, oltre al forte dolore al basso ventre, determina la formazioni di varici vulvari, perineali e degli arti inferiori. Anche se il varicocele è un disturbo di cui soffrono più di frequente gli uomini, si calcola che la sua “variante” femminile colpisce circa 250 mila donne in tutta Italia, con 10 mila nuovi casi all’anno. Nella totalità dei casi, il varicocele è associato a forti dolori pelvici, intermittenti o continui, che possono aumentare di intensità in concomitanza del ciclo mestruale, dei rapporti sessuali e stando in piedi a lungo. La sintomatologia del varicocele pelvico è per lo più legata alla causa che lo provoca (anomalia di posizione dell’utero, fibromi uterini, cisti ovariche, flogosi utero-annessiale). Soprattutto la retroversoflessione causa l’angolatura dei tronchi venosi, ostacolando il circolo refluo e quindi favorisce lo stabilirsi di varicosità nei plessi uterini ed ovarici. I fatti infiammatori favoriscono la comparsa del varicocele pelvico per i fenomeni congestizi, con susseguente compressione e stiramento dei vasi. Quando si tratta di cause costituzionali il varicocele pelvico si associa, di solito, ad emorroidi, a varici vulvari, e varici a livello degli arti inferiori. In circa il 40% dei casi è presente dispareunia (difficoltà ad avere normali rapporti sessuali), nel 15% si manifesta dismenorrea (dolori durante il ciclo mestruale) e nel 60% si riscontrano varici della parte inferiore della vagina, della vulva e/o degli arti inferiori. Si tratta in quest’ultimo caso di varicosità definite “atipiche”, prendendo origine da plessi venosi emorroidari, del perineo (zona anatomica comprendente ano e genitali esterni), delle grandi labbra o della regione inguinocrurale. Frequentemente le donne presentano questo disturbo abbinato a varici delle gambe, con decorso “atipico”, perché tendono a distribuirsi alle cosce in territori diversi da quelli della ben più frequente insufficienza ostiale della Safena. Nei casi in cui il varicocele è l’espressione di atonia vascolare, si osservano dolori gravativi al basso ventre, alterazioni del flusso mestruale, perdite leucorroiche e leuxoxantorroiche dai genitali e crisi dolorose pelviche acute in rapporto talora con la fase premestruale o con la fase ovulatoria o con strapazzi fisici. A questi sintomi principali si aggiungono spesso dolori coccigei, dolori sacro-lombari e frequenti disturbi della minzione. È caratteristico un aumento dei dolori gravativi e del senso di peso dopo qualche tempo che la paziente ha iniziato la deambulazione; si attenuano invece quando la paziente rimane a letto. Il varicocele viene generalmente diagnosticato attraverso un Ecocolordoppler pelvico e transvaginale, che confermerà la dilatazione e l’incontinenza delle vene ovariche e uterine. La terapia del varicocele pelvico consiste nella rimozione della causa che l’ha provocato. In passato, la cura prevedeva una legatura chirurgica delle vene attraverso un’incisione addominale. Attualmente, invece, si procede con un’iniezione sclerosante, praticata sotto controllo radiologico, per chiudere le vene dilatate attorno all’ovaio ed eliminare il dolore. Il varicocele pelvico isolato non costituisce quasi mai un’indicazione ad un trattamento chirurgico, si giunge all’intervento per un’altra ragione. Se non si evidenzia una causa palese, saranno di una certa utilità le cure generali ricostituenti e la terapia vasoprotettiva antiflogistica e termale.

Commenti

maria manzo ha scritto:
May 16, 2015

Salve, ho cinquant'anni sono in menopausa, soffro di una importante ed evidente incontinenza delle collaterali della safena (solo gamba destra)e mi è stato diagnosticato un varicocele pelvico bilaterale che al momento è asintomatico. Mi è stato detto che prima di procedere allo streeping delle collaterali devo necessariamente operarmi al varicocele. Ho bisogno di un consulto per valutare la necessità di sottopormi ad entrambi gli interventi. Sono di Napoli avrei bisogno di nominativi di medici esperti in entrambe le patologie per la valutazione del caso. Grazie!

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n. 10 / Dicembre 2017

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