Dolore mestruale : che cosa si può fare?

Dolore mestruale : che cosa si può fare?

La dismenorrea è il più frequente motivo di assenza da scuola o dal lavoro. Spesso associato ad altri sintomi generali, necessita di terapie continuative a lungo termine
della dott.ssa Tiziana Celeste

Il termine “Dismenorrea” significa letteralmente”flusso mensile Difficoltoso”; si distinguono tre tipologie: primaria, secondaria e membranacea. Si definisce primaria quando compaiono dolori al basso ventre durante le mestruazioni ricorrenti e crampi forti nelle adolescenti all’instaurarsi dei primi cicli ovulatori, quindi circa 6-12 mesi dal menarca. L’instaurarsi della dismenorrea, subito dopo il menarca o in donne con cicli certamente anovulatori, dovrebbe allertare il medico sulla possibilità di malformazioni ostruttive dell’apparato genitale. La comparsa di dolore mestruale dopo svariati anni di mestruazioni non accompagnate da disturbi dovrebbe, invece, orientare verso una dismenorrea secondaria. Nella dismenorrea primaria il picco d’ intensità dei sintomi è avvertito durante i momenti in cui il sanguinamento è più abbondante e, solitamente, non dura più di un giorno, ma il dolore può persistere anche per due o tre giorni. I dolori crampiformi al basso ventre, possono irradiarsi anche alla schiena e lungo le cosce; inoltre possono associarsi alcuni sintomi sistemici come nausea, vomito, diarrea o stipsi, emicrania, astenia fino ad episodi di svenimento.
La dismenorrea primaria è una condizione comune che affligge dal 60% al 90% della popolazione femminile, inficiando così anche la partecipazione alla vita sociale.
La dismenorrea primaria interessa le donne di età compresa fra i 14 e i 24 anni, mentre decresce progressivamente dopo i 25 anni, spesso si ha una spontanea risoluzione dopo una gravidanza. Dai risultati di alcuni studi precedentemente condotti, pare che frequenti cambiamenti nella quotidianità, scarsi supporti sociali e complicate relazioni personali potrebbero essere associati con una aumentata percezione dei disturbi mestruali, di conseguenza i gruppi socioeconomici più bassi sarebbero quindi più soggetti a dismenorrea.
Quali sono le terapie più efficaci della dismenorrea primitiva?
In tutte le forme di dismenorrea (primitiva, secondaria e membranacea), vanno sospese in fase premestruale, tutte le attività che richiedono sforzi fisici di una certa entità.
I trattamenti terapeutici della forma primitiva vanno personalizzati caso per caso. I farmaci antalgici come gli analgesici maggiori: fenacetina, paracetamolo, acido acetilsalicilico e i FANS, trovano principale indicazione nel trattamento della dismenorrea funzionale delle adolescenti, in cui prevale la componente muscolare.
Vista poi l’importanza del ruolo delle prostaglandine nello scatenamento del dolore mestruale, è efficace anche l’impiego di farmaci con attività antiprostaglandinica, che vanno assunti subito, all’insorgenza del dolore, non dopo che il dolore è già iniziato ed è intenso, perché a quel punto le prostaglandine si sono già formate e i farmaci non hanno più effetto.
A differenza della forma primitiva, che compare subito dopo l’inizio dei cicli mestruali, la dismenorrea secondaria compare più tardivamente, di solito tra i 25 e i 40 anni, è meno frequente della forma primitiva (20-30% dei casi), e le cause più frequenti sono:
- Malattie dell’utero, fra cui fibromi, adenomiosi, sinechie, malformazioni del collo dell’utero come la stenosi (restringi mento) congenita;
- Malattie delle tube e delle ovaie come la malattia infiammatoria pelvica ricorrente, l’endometriosi, l’idrosalpinge, le cisti ovariche.
Gli esami diagnostici saranno consigliati dal ginecologo dopo un’accurata anamnesi e visita ginecologica, e in genere consistono nell’effettuazione di analisi del sangue, ecografia pelvica transvaginale, laparoscopia, ecc.
Quali sono le cure della dismenorrea secondaria?
Ovviamente il trattamento sarà diverso a secondo della causa, od esempio l’asportazione del fibromi, la cura dell’endometriosi e della malattia infiammatoria pelvica, che potrà essere di tipo medico o chirurgico a seconda dei casi. Nelle pazienti in cui, in seguito a tutti gli esami effettuati non risulti evidenziabile una malattia organica, la terapia sarà simile a quella della forma primitiva.
Che cos’è la dismenorrea membranacea?
Da un punto di vista sintomatologico, questa forma di dismenorrea, si caratterizza per la presenza della classica “colica uterina”, con dolori al basso ventre di tipo colico, che insorgono con il ciclo mestruale e si accentuano durante il primo e il secondo giorno.
Diminuiscono poi bruscamente con l’espulsione dalla vagina di lembi mucosi di decidua uterina (la mucosa che riveste l’interno dell’utero), a volte frammentati, a volte a “stampo”, causando spesso apprensione nelle pazienti, in quanto scambiano questa perdita mucosa, che quando non è frammentata appare come un “sacchetto”, per materiale abortivo.
Questa particolare forma di dismenorrea sembra dovuta ad un aumento del tasso di progesterone.
Le terapie più utilizzate prevedono l’uso di estrogeni, progestinici, o più frequentemente estroprogestinici (pillola). La terapia sintomatica si basa sull’impiego di farmaci antispastici e antalgici, da assumere iniziando circa sette giorni prima della prevista mestruazione.
Attualmente si sono dimostrati efficaci anche nuovi presidi farmaceutici: come l’associazione di magnesio, vit. B6 e l’estratto di agnocasto, che pare riducano consistentemente la percezione del dolore se utilizzate per un’adeguato periodo di tempo.
Nella storia dell’umanità la mestruazione è stata considerata, più che un fenomeno naturale, un evento simbolico negativo e l’approccio diagnostico e terapeutico della dismenorrea è stato condizionato pesantemente dalle correnti di pensiero e dalle credenze religiose delle varie società ed epoche storiche.
Questa patologia, talvolta invalidante nella donna, attualmente trova conforto nell’uso di farmaci antinfiammatori non steroidi o di EP.
Le donne che non vogliono o non possono ricorrere ad analgesici di sintesi o ad EP, trovano una valida alternativa in alcuni rimedi naturali: reflessoterapia, l’agopuntura e l’omeopatia, utile poi in particolari forme dovute a fattori psicologici: la psicoterapia.
Infine, la chirurgia può essere un’opzione per i casi di dismenorrea grave che non rispondono alla terapia medica: la dilatazione strumentale del canale cervicale, la neurectomia presacrale e denervazione paracervicale sec. Doyle e la L.U.N.A., (LaparoscopicUterineNerveAblation).
Tutti i presidi medici, chirurgici e naturali sono volti a ridurre la sintomatologia dolorosa che colpisce la donna ciclicamente, devono essere utilizzati per permettere alla donna di condurre una vita normale, senza limitazioni, e di vivere bene la propria femminilità.

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n. 10 / Dicembre 2017

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