Un anno di Breast Unit Cancer

Un anno di Breast Unit Cancer

L’otto marzo del 2016 gli Ospedali Riuniti di Foggia presentarono la nascita della Breast Unit Cancer, un nuovo team multidisciplinare in grado di offrire un percorso diagnostico-assistenziale dedicato alla scoperta e cura del cancro della mammella. Il dottor Marcello Di Millo, corresponsabile del team leader senologico illustra i progetti ed i successi raggiunti al loro primo anniversario.
Come è nata questa idea ?
Professionisti ospedalieri dedicati alla patologia mammaria, in seguito a motivazioni istituzionali dettate dalle direttive europee, hanno deciso di promuovere la nascita di una equipe con approccio multidisciplinare esclusivamente dedicata al tumore della mammella, che prevede l’interazione di svariate figure professionali: radiodiagnostica, chirurgia senologica, oncologica e plastica ricostruttiva, anatomia patologica, biologia molecolare e farmaco genomica, citogenetica e citopatologia diagnostica, oncologia medica, radioterapia, medicina nucleare, fisiochinesiterapia, psico-oncologia e ginecologia per il follow-up.
Negli ultimi anni, si è rilevato un incremento di casi di tumore alla mammella in Capitanata?
Purtroppo è un incremento che si registra a livello nazionale, ed è evidenziato grazie all’ausilio della diagnosi precoce, che consente di scoprirli prima e curarli meglio.
Come si spiega la recente insorgenza di carcinomi mammari aggressivi anche in donne più giovani?
In realtà la sua aggressività è correlabile a fattori ormonali nelle giovani donne, tuttavia l’aggressività biologica è pressoché sovrapponibile a quella riscontrata in donne più mature, mentre l’aggressività clinica è meno forte nelle donne meno giovani.
In Italia esistono programmi di screening, preposti a contattare le cinquantenni per poi sottoporle a mammografia. La realtà sanitaria foggiana cosa ha predisposto?
A Foggia è iniziato da poco e coinvolge la fascia di cinquantenni, grazie alla sensibilità della direzione strategica che punta a coinvolgere il territorio nella diagnosi precoce e sta cercando di creare una sinergia tra la direzione sanitaria territoriale e ospedaliera.
È opportuno anticipare le indagini senologiche nelle donne che presentano casi in famiglia nella discendenza materna?
Nelle donne con rischio eredo-familiare maggiore, è importante integrare la mammografia con indagini più specifiche, dalla risonanza magnetica fino alle indagini genetiche.
Una volta accertata la positività alla patologia mammaria neoplastica quale percorso deve seguire la paziente?
La certezza deriva dall’agoaspirato e/o dalla biopsia mammaria, per la tipizzazione; una volta stabilito che il nodulo è incerto o maligno, si procede all’asportazione. In altri casi si decide di far precedere l’atto chirurgico dalla terapia medica.
Come si accede a questo percorso?
Il numero verde di riferimento è stato inviato, insieme all’opuscolo informativo, a tutti i medici di base e del territorio.
Siete in contatto con associazioni di sostegno alle donne colpite dal cancro?
Certamente: rientrano nell’organico BUC svariate associazioni quali Andos, Gama, Lilt e l’ultima nata a livello locale Agata.
Il bilancio dopo un anno di attività: quali gli obiettivi prefissati e quanti raggiunti?
Abbiamo ampiamente superato gli standard minimi, ottimizzato le risorse garantite dall’azienda che vanta una direzione strategica estremamente sensibile a questa realtà. Gli obiettivi futuri prevedono di migliorare la qualità del nostro servizio fino a raggiungere l’eccellenza.
Un messaggio di congedo a tutte le pazienti?
È vero che il trend di casi annui è in aumento, ma è altrettanto vero che la percentuale di donne che guariscono aumenta di pari passo, l’Italia è un paese leader nella diagnosi e cura del tumore alla mammella, a Foggia la BUC ha tutte le carte in regola per raggiungere standard qualitativi di altissimo livello.

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n. 10 / Dicembre 2017

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