I ‘falsi miti’ del travaglio di parto

I ‘falsi miti’ del travaglio di parto

Come capire se è il momento di correre in ospedale?
Tra i racconti delle nonne e le nuove linee guida: come gestire gli attimi che precedono il travaglio?

Quante volte avremo visto nei film la partoriente che si sveglia nel cuore della notte toccandosi il pancione e destando il marito con la frase: “Svegliati caro, è ora...”? In verità la realtà è un tantino diversa. Le gravide soprattutto verso la fine della gestazione sono assalite da mille dubbi, specie se non hanno frequentato un corso di preparazione al parto. Cerchiamo di fare chiarezza sulle domande più frequenti che mi vengono poste: partiamo dal presupposto che l’istinto materno è la migliore bussola di cui siano dotate le donne, se poi si impara a riconoscere in precedenza la differenza tra pretravaglio, falso travaglio e travaglio vero ci saranno sicuramente meno timori e confusione.
Alcune settimane prima del parto si inizia ad avvertire la sensazione di discesa del feto nell’addome ed anche la comparsa di crampi addominali simili a quelli mestruali, talvolta accompagnati anche da mal di schiena persistente. Alcune donne si sentiranno energiche ed euforiche al punto da risistemare tutta casa (la cosiddetta sindrome del nido) altre saranno spossate e talmente esauste da non avere neanche la forza di alzarsi dal divano.
Si noterà la comparsa di secrezioni vaginali più abbondanti e consistenti, a volte possono essere confuse con la perdita di liquido amniotico. Il collo dell’utero inizia a modificarsi, cioè ad accorciarsi e dilatarsi, e contemporaneamente compaiono striature di sangue dovute alla rottura dei capillari, si può verificare anche la perdita del tappo gelatinoso e la comparsa di contrazioni che possono aumentare o diminuire, diventare più frequenti e regolari.
A seconda della frequenza e dell’intensità si può distinguere se si tratta di vero o falso travaglio, in quest’ultimo caso le contrazioni cessano se camminate per la stanza o cambiate posizione ed i movimenti fetali si intensificano per breve tempo durante le contrazioni.
Nessuno sa con precisione perché scatta il travaglio, ma certamente prende avvio dal cervello fetale che manda una seria di segnali chimici alla madre che li trasforma in una reazione a catena ormonale, che a sua volta è l’input per l’insorgenza delle contrazioni. Le contrazioni del travaglio vero si intensificano anziché ridursi, non smettono cambiando posizione, hanno la tendenza a diventare più frequenti, più regolari, più intense.
All’inizio possono essere percepite come crampi mestruali o coliche addominali limitate al basso ventre, successivamente si diffondono a tutto l’addome, alla schiena, ed alle cosce. Le secrezioni vaginali iniziano ad apparire rossastre e nel 15% dei casi si può verificare la rottura del sacco amniotico prima che inizi il travaglio vero e proprio (in questo caso bisogna porre molta attenzione al colore del liquido amniotico che normalmente è trasparente, qualora apparisse verdognolo va subito segnalato al personale sanitario).
Quando decidere di avvisare il proprio ginecologo ed andare in ospedale? Innanzitutto se compaiono all’improvviso perdite di sangue rosso vivo in quantità moderata o abbondante bisogna correre in ospedale (potrebbe essere una placenta previa o un distacco di placenta). Poi se “Si sono rotte le acque”...  simpatica espressione per indicare la rottura del sacco amniotico, che necessita di ricovero immediato per poter avviare un’adeguata profilassi antibiotica. Ancora, se compaiono le contrazioni e diventano sempre più intense e regolari e durano almeno un paio di ore (soprattutto nelle primigravide), in special modo lo specialista va avvisato immediatamente se le contrazioni compaiono diverse settimane prima del termine della gravidanza, poiché in tal caso si rischia un parto prematuro. Molte donne si arrovellano tra mille dubbi, nel timore di gridare troppo presto “al lupo”, e di non essere prese sul serio. In realtà l’istinto materno non fallisce quasi mai e, a fronte di un dubbio, è meglio prendere le giuste precauzioni e recarsi in ospedale per un falso allarme che sottovalutare situazioni che potrebbero complicarsi.

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n. 10 / Dicembre 2017

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