Toxoplasmosi e gravidanza

Toxoplasmosi e gravidanza

Il toxo-test classifica i soggetti in tre categorie
Una grave infezione, asintomatica nel 90% dei casi
di Tiziana Celeste

La toxoplasmosi è una zoonosi causata dal Toxoplasma gondii, un microrganismo che non si trova solo nella carne, ma anche nelle feci di gatto e nel terreno in cui abbia defecato un animale infetto. Il parassita può infettare moltissimi animali (dai mammiferi agli uccelli, dai rettili ai molluschi) e può trasmettersi da un animale all’altro attraverso l’alimentazione con carne infetta. L’infezione viene trasmessa per via orale mediante cibi poco cotti o carni crude, contenenti le cisti. Il congelamento a –20 °C o la cottura a 66 °C della carne rende le cisti non infettive.
La toxoplasmosi è ad alto rischio nel caso in cui venga contratta in gravidanza: l’infezione può infatti passare al bambino attraverso la placenta, provocando in determinate circostanze malformazioni o addirittura l’aborto o la morte in utero.
Dai risultati di  uno studio pubblicato sul British Medical Journal nel 2000, emerge infatti che i fattori di rischio principali sono legati all’alimentazione (dal 30 al 63% dei casi dovuti all’assunzione di carne poco cotta).
È quindi necessario evitare di assaggiare la carne mentre la si prepara e lavarsi molto bene le mani sotto acqua corrente dopo averla toccata. Le carni devono essere ben cotte, evitare gli insaccati come salumi e soppressata, il prosciutto crudo deve essere stagionato almeno 12 mesi, prosciutto cotto e mortadella si possono mangiare, purché siano di marca.
Lo stesso studio evidenzia che un’altra importante fonte di contaminazione è rappresentata dalla manipolazione della terra degli orti e dei giardini, dove animali infetti possono aver defecato. È quindi necessario che, chi svolge attività di giardinaggio, si lavi molto bene le mani prima di toccarsi la bocca o la mucosa degli occhi. Lo stesso vale per il consumo di ortaggi, verdura e frutta fresca, che dev’essere lavata accuratamente sotto acqua corrente.
Infine, negli ultimi anni si è ridimensionata l’attenzione nei confronti del gatto come portatore della malattia, in particolare se si tratta di un gatto domestico, alimentato con prodotti in scatola e la cui lettiera è cambiata tutti i giorni (le cisti del parassita si schiudono dopo tre giorni a temperatura ambiente e alta umidità).
Il vero serbatoio della toxoplasmosi è invece rappresentato dai gatti randagi, che si infettano cacciando uccelli e topi contaminati, e che possono defecare nel terreno rilasciando Toxoplasma anche per diverse settimane.
Le probabilità di trasmissione dell’infezione materna al feto aumentano man mano che la gravidanza progredisce: i bambini la cui mamma abbia contratto la toxoplasmosi dopo le 16-24 settimane di gestazione appaiono spesso normali alla nascita, anche se opportune indagini strumentali possono mettere in rilievo alcune anomalie. I feti contagiati nelle prime settimane di gravidanza, invece, sono quelli che subiscono le conseguenze più gravi dell’infezione congenita: interruzione spontanea della gravidanza, idrocefalia, lesioni cerebrali che possono provocare ritardo mentale ed epilessia, ridotta capacità visiva che può portare fino alla cecità.
Nel caso in cui la donna dovesse essere contagiata durante la gravidanza, è possibile bloccare la trasmissione dell’infezione al bambino attraverso un trattamento antibiotico mirato: la spiramicina, un antibiotico ben tollerato sia dalla madre sia dal feto.
L’uso di antibiotici più efficaci (pirimetamina e sulfadiazina) è d’obbligo quando la trasmissione dell’infezione al feto sia dimostrata attraverso l’amniocentesi (quindi intorno alla 16^ settimana di gestazione), almeno nell’impedire la comparsa di postumi all’anno di vita.
Nel caso in cui il trattamento non sia stato adeguato o sia iniziato troppo tardi, il bambino potrebbe avere una malattia grave già visibile alla nascita.
Poiché la malattia è spesso asintomatica, teoricamente sarebbe opportuno conoscere il proprio stato prima della gravidanza, e cioè sapere se nel proprio siero siano presenti gli anticorpi per la toxoplasmosi, tramite un semplice esame del sangue: il Toxo-test.
Il Toxo-test permette quindi di verificare l’assenza o la presenza di anticorpi (immunoglobuline), e, in questo secondo caso, di evidenziare se si è ancora in una fase a rischio o se invece la donna è da considerarsi protetta.

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n. 10 / Dicembre 2017

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