Che cos’è la Colposcopia?

Che cos’è la Colposcopia?

L’esame affianca e completa il pap-test
Come si svolge l’esame, cosa avviene e a cosa serve:
perché è importante sottoporsi all’indagine annualmente
di Tiziana Celeste

Nell’ambito delle indagini utilizzate per studiare l’apparato genitale femminile un ruolo rilevante è rivestito dalla Colposcopia, che di solito si affianca al pap-test nel momento in cui quest’ultimo fornisce risultati dubbi o risposte meritevoli di ulteriori indagini.

Come ben sappiamo il Pap-Test è il cardine nello screening della patologia cervico-vaginale, infatti ci consente di rilevare la presenza di infiammazioni, infezioni, e tumori del collo dell’utero, della vagina ed a volte del corpo uterino.
Quando risultano delle anomalie ghiandolari o delle cellule squamose (che sono i due tipi di epitelio presenti in loco) è necessario completare ed approfondire l’esame con una indagine di secondo livello, che è dirimente nell’individuazione di falsi positivi e falsi negativi.  Per eseguirla si utilizza un Colposcopio: apparecchio dotato di una potente lente di ingrandimento, che serve a studiare vulva, vagina, ano e cervice. Per eseguire la colposcopia è necessario porre la paziente in posizione star trek (leggi litotomica, ovvero a gambe all’aria!) e previo posizionamento di speculum, si visualizza il canale vaginale.
Dopodiché si applicano due soluzioni, prima di acido acetico e successivamente di Lugol: entrambe servono ad evidenziare la presenza di lesioni, alcune sono già visibili ad occhio nudo, come i condilomi floridi, altre si evidenziano solo tramite l’applicazione di queste soluzioni, come i condilomi piatti, o lesioni pre-neoplastiche e non. Quando si visualizza l’introito vaginale si deve cercare la presenza di escrescenze digitiformi (microcondilomi) di solito localizzati sulla faccia interna delle piccole labbra e delle pareti vaginali, l’eventuale presenza di lesioni discromiche (cioè di colori diversi dalla mucosa) o ulcerate o escrescenze.

Si deve valutare la presenza di leucorrea: il suo aspetto, odore e colorazione ci forniscono importanti dettagli sul tipo di infezione vaginale (il caratteristico “cattivo odore” è segno di vaginosi batterica, mentre le secrezioni a “ricottina” sono chiaro segnale di candidosi).  Anche l’aspetto dell’epitelio che ricopre l’esocervice ci fornisce importanti informazioni sull’agente infettivo all’origine di queste patologie (batteri, virus, protozoi). Ed è in base a queste informazioni ricavate che siamo in grado di decidere la terapia adatta al tipo di infezione presente (come già spiegato in passato una vaginite è totalmente diversa da una vaginosi, così come una rinite allergica è differente da un semplice raffreddore).

Infine si possono visualizzare anche tumori benigni e maligni, sui quali è possibile intervenire chirurgicamente asportandoli in toto o semplicemente effettuando una biopsia, il cui risultato istologico ci guiderà nella scelta terapeutica.
Concludendo è fondamentale sottoporsi a queste due indagini annualmente poiché alcune patologie del basso tratto vaginale (di solito le meno belle) hanno un decorso lento ma silenzioso e quando si palesano con sintomi sono già in stato avanzato.

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n. 10 / Dicembre 2017

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