Menopausa precoce, incubo delle donne

Menopausa precoce, incubo delle donne

Arriva prima dei 40 anni ed è spesso familiare
Primo segnale di allarme sono le irregolarità del ciclo

di Tiziana Celeste

Al giorno d’oggi all’allungamento della vita media corrisponde un ritardo nel crearsi una famiglia. Moltissime donne temono l’arrivo di una menopausa precoce come una spada di Damocle. La menopausa compare in media tra i 45 e 55 anni, quando l’età fertile cessa prima dei 40 anni si parla di menopausa precoce, prematura se compare tra 40 e 45 anni. La menopausa precoce può comparire spontaneamente nell’1% delle italiane oppure essere conseguenza di cure mediche nel 4-5% dei casi.

In un terzo dei casi la menopausa precoce spontanea è familiare, pertanto è importante conoscere l’età in cui è insorta la menopausa nella mamma, nonna e nelle sorelle. A volte è riconducibile a cause autoimmuni, quando cioè l’organismo costruisce anticorpi che attaccano l’ovaio: bisogna porre particolare attenzione a donne che hanno già avuto tiroiditi, celiachia, artrite reumatoide, perché quando il sistema immunitario ha cominciato a “sbagliare bersaglio” tende a ripetere l’errore con più facilità. Inoltre , può associarsi a insufficienza renale, lupus eritematoso, diabete. Il primo segnale di allarme sono le irregolarità del ciclo: il flusso è estremamente variabile, si allunga, si accorcia, si protrae come un’emorragia, salta per un mese. Altre volte compaiono disturbi del sonno, tachicardia notturna, peggioramento della sindrome premestruale, chili in eccesso, cute disidratata, perdita dei capelli, calo della libido, secchezza vaginale, oltre a dolori articolari intensi nel 25% delle donne.

La fluttuazione incontrollata dei livelli di estrogeni, che sregola l’ipotalamo, la “centralina” del cervello preposta al controllo dei bioritmi (sonno, appetito, ritmo cardiaco, umore...) è all’origine di questo problema. In caso di sintomi sospetti è dirimente eseguire un esame del sangue specifico: il dosaggio plasmatico dell’ormone FSH (ormone follicolo stimolante), secreto dall’ipofisi. Livelli superiori a 30 mUI/ml (milliUnità Internazionali per millilitro), in un prelievo nella terza giornata del ciclo, indicano che la riserva di follicoli ovarici è limitata ed è già iniziato il processo di menopausa precoce. Livelli tra 10 e 30 mUI/ml indicano che l’ovaio comincia a rispondere agli stimoli ormonali con più difficoltà. In questi casi va discussa con la donna l’opportunità di cercare una gravidanza con la fecondazione assistita. Oppure di salvare gli ovociti residui congelandoli (crioconservazione), così da poterli utilizzare quando la gravidanza sarà desiderata. La diagnosi di menopausa precoce è certa se in due dosaggi consecutivi, effettuati a distanza di un mese, l’FSH è superiore a 40 mUI/ml. Altri esami utili sono il dosaggio degli estrogeni (17beta estradiolo), dell’inibina B e dell’ormone antimulleriano, essenziale per accertare la riserva ovarica. L’ecografia, infine, consente di verificare il volume e l’aspetto delle ovaie.

La menopausa precoce ha un rapido impatto sul benessere della donna: all’aggravamento dei disturbi che l’avevano preannunciata (o all’improvvisa comparsa, se conseguenza di un intervento chirurgico o terapie), si aggiungono le vampate, che non provocano solo disagio, ma sono anche la spia di una vulnerabilità di tutto il cervello alla carenza ormonale. La perdita di estrogeni e androgeni contribuisce all’invecchiamento cerebrale anticipato e alla neuroinfiammazione, componente importante della depressione. Inoltre, se la menopausa precoce è trascurata, è documentato un peggioramento di Alzheimer e morbo di Parkinson. Ecco perché, insieme a un corretto stile di vita che preveda movimento fisico e attenzione alla dieta, è fondamentale una terapia ormonale sostitutiva personalizzata (TOS). Secondo gli studi scientifici, in caso di menopausa precoce la TOS è essenziale almeno fino a 51 anni, purché non ci siano controindicazioni (cancro al seno o all’utero, trombosi, epatiti).

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n. 10 / Dicembre 2017

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