Bimbo&Mamma, binomio perfetto

Bimbo&Mamma, binomio perfetto

Spesso si associa il benessere del piccolo ai suoi movimenti
Affidarsi all’istinto materno per vivere appieno il “miracolo-gravidanza”
di Valentina Gallo

Se chiedessi ad una mamma come sta il suo piccolo in pancia, non sempre riceverei una rapida risposta. Sicuramente mi risponderebbe con uno stringato: “sta bene… si muove”. Con molta spontaneità la mamma associa il benessere del suo piccolo ai suoi movimenti. Nonostante già dalla settima settimana di gravidanza il feto nuoti felice nel suo ambiente, la sua minuta grandezza ed il lieve movimento le appaiono come semplici attività intestinali.

Queste sensazioni vanno scemando quando i movimenti divengono più netti ed evidenti come calci, pugni, piroette o stiramenti, ovvero ciò che avviene intorno alla ventesima settimana. Per la mamma, questo rappresenta un evento tanto unico e singolare quanto straordinario per la sua natura. Eppure non si può rapportare il benessere fetale esclusivamente al suo moto.

Anche il bambino ha le sue competenze “fondamentali” che gli permettono di anticipare in pancia quella piena “vitalità” che mostrerà ai suoi genitori successivamente alla nascita. Già a ventiquattro giorni dal suo concepimento tutti i suoi organi sono formati. A sei settimane percepisce gli odori ed i sapori attraverso la sua mamma, grazie al liquido amniotico che lo avvolge, lo protegge e che viene assunto dallo stesso attraverso la deglutizione e prodotto mediante l’urina (indice di benessere fetale). A otto settimane si sviluppa completamente il tatto. Questo permette di percepire l’ambiente circostante nonché il “tocco” e le carezze dei suoi genitori attraverso la pancia. A dieci si completa la formazione oculare; a dodici si sviluppa la placenta (le radici del feto nel terreno della madre), organo deputato agli scambi metabolici tra la mamma ed il piccolo. A sedici si definisce il sesso; a ventiquattro percepisce perfettamente i suoni, come la voce della sua mamma e del suo papà; a ventotto vi è la maturazione polmonare proseguendo poi con lo sviluppo del tessuto adiposo che prepara il bambino alla sopravvivenza durante la vita extrauterina. Quindi grazie alla sua mamma conosce sapori, ascolta suoni, riceve carezze, immagini positive e belle della vita oppure le sue forme mentali, percepisce di riflesso le sue sensazioni più intime e tramite i sogni, vi è un livello di comunicazione diretta tra di loro.

Naturalmente in tutto questo non bisogna tralasciare la presenza del papà che è parte integrante della vita del bambino. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che il bambino porta con sé un suo bagaglio di “energie” che possono per la mamma essere una grande risorsa e un valido aiuto in un qualunque suo momento difficile. Da tutto questo comprendiamo il grado di profonda interazione che si instaura tra di loro. Nessuno può capire appieno tale legame se non la mamma. Ma negli ultimi anni abbiamo tralasciato e trascurato l’importanza di tale unico rapporto comunicativo, perdendo di vista cosa sia una gravidanza e il “miracolo” che essa rappresenta. Sempre più le mamme si sono lasciate togliere le loro “competenze di mamme”, riducendo la gravidanza ad un’appendice da delegare a qualcun altro (semmai ad un operatore sanitario), affidandosi agli “occhi di un ecografo” e alle “orecchie di un cardiotocografo” per vedere, sentire e sapere come sta il proprio piccolo , tralasciando ciò che il corpo nonché il bambino costantemente dicono alla mamma.

Da qui nasce il mio consiglio da ostetrica, quale professionista della fisiologia, ovvero quello di dedicare maggiore tempo a sé stesse, di percepire e fidarsi delle proprie sensazioni, del proprio “istinto di mamma” e di tutto ciò che il nostro corpo/piccolo in pancia ci dice non delegando il “miracolo-gravidanza” a nessuno. In questo modo alla domanda “come sta il tuo piccolo in pancia?” riuscirete a dare agli altri e soprattutto a voi stesse una risposta ferma e convinta. Non solo. Se vi chiederanno il nome del bimbo potrete rispondere con naturalezza usando il presente “si chiama” e non il futuro “si chiamerà”. Perché li dentro, in quel pancione che cresce di giorno in giorno, lui c’è già...

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n. 10 / Dicembre 2017

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