Parto cesareo: quando e perché?

Parto cesareo: quando e perché?

In Puglia si registra una percentuale pari al 45,8%
Non è l’escamotage per evitare il dolore: i casi in cui va preferito a quello naturale
A cura di Tiziana Celeste - Ginecologa


Non tutti sanno che l’Italia è uno dei paesi europei dove si praticano il maggior numero di tagli cesarei, in Puglia in particolare la percentuale di taglio cesareo è pari al 45,8%. Spesso le gravide pensano che partorire per via chirurgica sia un modo indolore e veloce per ovviare al travaglio del parto e all’espulsione del nascituro per via vaginale. Ciò non corrisponde a verità, perché il taglio cesareo è un intervento chirurgico a tutti gli effetti, con i rischi e le complicanze del caso.

Ci sono 3 tipi di indicazioni per opzionare l’espletamento del parto tramite cesareo: patologie pre-gravidiche come malattie cardiache, distacco di retina, problemi respiratori, gravi difetti della colonna vertebrale, forma anomala della pelvi, pregresso TC; problemi che si realizzano durante la gravidanza, come diabete gestazionale (spesso correlato a bimbi con peso aumentato), ipertensione gestazionale che non risponde a terapia farmacologica, obesità materna, età materna avanzata, inseminazione artificiale, sproporzione cefalo-pelvica, gravidanza gemellare, distacco di placenta, placenta previa, cioè una posizione della placenta che blocca in parte o del tutto il passaggio per via vaginale; problemi che si palesano durante il travaglio come sofferenza fetale, mancata dilatazione del collo uterino, mancata discesa del feto nel canale cervicale, prolasso del cordone ombelicale, rottura d’utero, presentazione podalica, o altre posizioni anomale del feto, infezioni da HIV, HSV, HPV.

Come avviene un parto cesareo?
La donna, a digiuno da almeno 6-8 ore, si porta in sala operatoria, dove si sottopone all’anestesia epidurale o spinale che addormenta solo la metà inferiore del corpo, consentendole di restare cosciente ed assistere al momento della nascita, a meno che non si tratti di un cesareo d’urgenza che richiede l’anestesia totale. Poi viene posizionato il catetere vescicale e l’addome disinfettato con soluzione antisettica, ricoperta con teli sterili tranne sull’addome, dove il ginecologo procede all’incisione trasversale poco sopra i peli pubici. Al momento dell’estrazione del bambino si clampa il cordone ombelicale, mentre l’altro chirurgo gli aspira il muco da naso e bocca, e si taglia. Il neonato viene affidato al pediatra, il ginecologo estrae la placenta e richiude l’addome.

Vantaggi: non c’è partecipazione attiva al parto, la paziente se sveglia può assistere alla nascita, vedere il bambino appena nato, la cicatrice nel tempo sparisce quasi del tutto, il perineo resta intatto, i muscoli vaginali non vengono stirati, il neonato ha un aspetto migliore rispetto a quelli nati per via vaginale, la cui testa viene compressa nel canale del parto e si presenta nei primi giorni allungata.

Svantaggi: i tempi di degenza si allungano, il recupero è più lento, spesso residuano dolori alla schiena e non bisogna ignorare tutte le eventuali complicanze legate ad un intervento chirurgico. Solo il ginecologo può valutare e decidere quale sia l’opzione migliore, scevro da condizionamenti, considerando tutti i fattori e le variabili in gioco, nell’interesse di madre e figlio. In conclusione con l’avvicinarsi della nascita del bambino bisogna sempre ricordare che il parto migliore è quello più sicuro ed oltre il 30% delle donne oggi partorisce con un taglio cesareo.

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n. 10 / Dicembre 2017

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