Taping, terapia ‘Multicolor’

Taping, terapia ‘Multicolor’

Nastri elastici per la muscolatura
Non si tratta di un semplice bendaggio: tecniche di utilizzo, efficacia e risultati
di Lutgarda Consoletti - Fisioterapista

Blu, giallo, verde: ce ne sono davvero di tutti i colori. Di cosa stiamo parlando? Del Taping, quei nastri colorati resi celebri dalle performance balotelliane del 2012. Ma di cosa si tratta in realtà? Il Taping neuromuscolare è una tecnica riabilitativa che consiste nell’applicazione di un nastro adesivo elastico sulla cute allo scopo di ottenere benefici sul sistema muscolo scheletrico, vascolare, linfatico e neurologico. Da non confondersi con un normale bendaggio che mira a bloccare/contenere un determinato movimento, il taping, al contrario, si basa proprio sull’agevolazione dei movimenti muscolari e cutanei cosi da ottenere un effetto biomeccanico sulla zona trattata.

Il nastro non contiene alcun farmaco, è costituito da uno strato di cotone con adesivo acrilico con un’elasticità paragonabile a quella cutanea ed è resistente all’acqua. Il risultato terapeutico-riabilitativo, quindi, non dipende né da un principio attivo presente nel nastro né tantomeno dal colore come alcuni pensano, ma esclusivamente dal metodo di applicazione. Il nastro deve essere applicato in modo da determinare micromovimenti e pliche cutanee durante il movimento corporeo (le stesse che osserviamo sulla pelle quando muoviamo ad esempio il polso). Ciò stimola infatti i recettori cutanei e quelli degli strati sottostanti che inviano poi segnali al sistema nervoso determinando una risposta riflessa.

Le pliche, sollevando la cute, permettono l’aumento dello spazio interstiziale migliorando la circolazione sanguigna e il drenaggio linfatico, riducendo la pressione sottocutanea ed eliminando cosi la compressione sui recettori, che a sua volta interrompe l’informazione dolorosa locale. Coinvolgendo cute, muscoli, articolazioni, sistema nervoso, circolazione sanguigna e linfatica, il taping agisce a diversi livelli: sensitivo, alleviando il dolore e stimolando l’attività recettoriale; muscolare, ristabilendo la giusta tensione muscolare, riducendo la fatica e,  supportando il muscolo nel movimento, i crampi; linfatico e sanguigno, migliorando la circolazione ed il drenaggio; articolare, aumentando l’ampiezza di movimento.

In base alle condizioni del soggetto, alla diagnosi, alla zona e agli obiettivi che si vogliono raggiungere, il nastro verrà applicato con diversi gradi di tensione e optando per una delle due tecniche “decompressiva” o “compressiva”. In decompressione (la più utilizzata) il tape viene applicato senza tensione sulla cute in posizione di allungamento, migliora l’elasticità muscolare, la circolazione vascolare-linfatica e può utilizzarsi nelle fasi acute, subacute e funzionali del recupero anche per un certo numero di giorni. La tecnica compressiva prevede invece una certa tensione del nastro, migliora le prestazioni muscolare e tendinea e la stabilità articolare, si utilizza in una fase funzionale e può essere mantenuta per un periodo di tempo limitato (ad esempio durante l’atto agonistico).

Il taping neuromuscolare negli ultimi anni ha trovato larga applicazione nella riabilitazione ortopedica post-chirurgica, neurologica, in campo traumatologico e sportivo. È una tecnica applicabile a soggetti di tutte le età che, se utilizzata correttamente e da personale competente, può completare un programma riabilitativo facilitando il recupero e riducendone i tempi.Ai fini della riuscita del trattamento non ci si può improvvisare, la tecnica sottende la conoscenza da parte dell’operatore dell’anatomia e fisiologia, del metodo, della diagnosi e situazione clinica del singolo paziente, in quanto un’applicazione non corretta può aumentare i disturbi del soggetto.

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n. 10 / Dicembre 2017

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