Incidenti sul lavoro e non,  danni imprevisti ma calcolati

Incidenti sul lavoro e non, danni imprevisti ma calcolati

Come interviene lo Stato per tutelare la perdita della capacità di lavoro?
Le prestazioni dell’Inail e dell’Inps in caso di invalidità permanente: quando è un danno economico per la famiglia e come calcolarlo
di Giusy Insalata - Educatrice finanziaria

Cosa può causare la perdita dello stipendio? Un infortunio o una malattia grave, perché la capacità di produrre reddito è legata all’integrità fisica. Fin qui no problem.
Come interviene lo Stato a tutelare la perdita della capacità di lavoro nel caso (denegato) in cui sia la nostra salute a venir meno? E qui many problems!
In verità, la domanda sarebbe: “Lo Stato interviene…”? Perché gli italiani continuano a fare eccessivo affidamento sul welfare pubblico, ignorando del tutto i rischi che gravano sulle proprie finanze. Facciamo allora chiarezza sulle prestazioni assistenziali di Inail e Inps, per capire quanto pagano e in quali casi.
L’Inail tutela il lavoratore contro i danni fisici ed economici derivanti da infortuni sul lavoro e malattie professionali.
E’importante la valutazione medico-legale del grado di invalidità permanente, in quanto: se inferiore a 6%, il lavoratore non ha diritto a nessun indennizzo; se tra 6% e 16% escluso (ad esempio, la perdita di un dito medio), il lavoratore ha diritto ad un indennizzo del solo danno biologico (poco importa che sia uno psicologo o un pianista).
Si tratta di una prestazione una tantum, compresa tra e 3000 e e 27000 circa, in base all’età e all’entità del danno (come da tabella INAIL); se tra 16% e 100%, il lavoratore ha diritto ad una rendita di cui una quota per danno biologico ed una quota per danno patrimoniale.
La prima è compresa tra e 1170 e e 16500 circa all’anno. La seconda è la risultante di un calcolo: retribuzione x coefficiente di menomazione x % di invalidità. Il coefficiente ha effetto riducente, essendo compreso tra 0,4 e 1 e la retribuzione annua lorda sulla quale si applica è rapportata ai seguenti limiti minimi e massimi: e 16000 e e 30000 circa (se guadagni più di 30000, pazienza!).
L’INPS eroga una rendita per l’invalidità che deriva da infortunio o malattia extraprofessionale, a due condizioni: che il danno sia superiore al 66,67% (la perdita di tutta la gamba equivale al 50%); che il lavoratore abbia maturato almeno 5 anni di attività di cui gli ultimi 3 continuativi.
La rendita risulta da un calcolo: (contributi versati + crescita PIL) x coefficiente di conversione. Solo in caso di inabilità assoluta (100%), ai contributi versati si sommeranno i contributi figurativi fino al 60° anno di età. La crescita del PIL si commenta da sola… mentre il coefficiente varia in base all’età ed è consultabile sul sito dell’Inps, come anche i contributi versati.
Com’è evidente, sarebbe scorretto affermare che lo Stato non intervenga mai, ma attenzione: quanto erogato sarà sufficiente alle spese di cura ed assistenza dell’invalido? E sarà ancora possibile destinare una parte di reddito ai bisogni della famiglia? Dati alla mano, purtroppo no. E se non ricorrono nemmeno i presupposti per beneficiare di quelle prestazioni? Se, ad esempio, si resta invalidi per un incidente avvenuto fuori dal lavoro con una percentuale di gravità inferiore al 66%, l’Inail non paga perché l’infortunio è extraprofessionale, e neanche l’Inps, che inizia a pagare per un’invalidità superiore al 66%. Ecco allora il momento di avere delle coperture vere, che integrino quelle pubbliche: non per un raffreddore o per una storta, ma per i gravi eventi che possano seriamente compromettere il futuro di una famiglia. Eventi imprevisti, ma …calcolati!

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n. 10 / Dicembre 2017

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