Sindrome delle apnee notturne

Sindrome delle apnee notturne

Altera anche la qualità della vita diurna
Il rapporto numero di apnee/ora ne definisce la gravità: tra 5 e 15 è lieve, tra 16 e 30 moderata, oltre i 30 grave
di Valentina La Riccia - Dentista

Nella letteratura scientifica, si definisce Obstructive Sleep Apnea Syndrome (OSAS), ovvero Sindrome delle apnee ostruttive del sonno, che impedisce il normale flusso di aria verso i polmoni quando si dorme.
I pazienti adulti che soffrono di tale sindrome sono solitamente persone che presentano alterazioni cranio-facciali le quali possono comportare un restringimento delle vie aeree, patologie otorinolaringoiatriche che impediscono una buona respirazione nasale (come la deviazione del setto), alterazioni dei tessuti molli perifaringei e peritracheali (ad esempio, con macroglossia, con rinofaringe stretto) od obesità.

Invece, i bambini che soffrono di OSAS sono magri, possono presentare ritardi di crescita e ipersonnia diurna o, al contrario, iperattività. Cerchiamo di capire come si sviluppa tale sindrome: noi inspiriamo dal naso ma anche dalla bocca; l’aria passa quindi attraverso la faringe, la trachea e i bronchi per giungere agli alveoli polmonari.
Le nostre vie aeree sono come dei tubi: se ostruiti, l’aria non passa, configurando lo stato di apnea, e le cellule del nostro organismo iniziano a soffrire a causa della carenza di ossigeno. L’evento può essere riconosciuto dai conviventi del paziente, che possono avvertire i rumori tipici del russamento interrotti da brevi momenti di silenzio in cui il respiro si arresta.

In queste condizioni i muscoli respiratori si affaticano per cercare di far passare l’aria, alterando la qualità del sonno e quindi anche la qualità della vita diurna (sonnolenza, colpi di sonno, deficit dell’attenzione, scarsa concentrazione, stanchezza, irritabilità, cefalea, depressione). Inoltre, durante le apnee, i livelli di ossigeno nel sangue si abbassano rapidamente e il sistema cardiovascolare cerca di compensare aumentando la pressione sanguigna e l’attività cardiaca: ciò potrebbe comportare eventuali aritmie. In conseguenza di questo stato apnoico, durante la notte si possono verificare microrisvegli: si tratta della reazione del nostro organismo che percepisce una situazione di pericolo, cioè l’anossia, e si attiva per ristabilire l’equilibrio.

Il numero di eventi di apnea o ipopnea all’ora per notte definisce la gravità della sindrome: se è inferiore a 5 si parla di russamento semplice; quando è compreso tra 5 e 15 si tratta di OSAS lieve, tra 16 e 30 di OSAS moderata, quando supera i 30 eventi si tratta di casi gravi. La diagnosi si basa innanzitutto sulla raccolta dei dati anamnestici ma anche sul grande aiuto dei conviventi del paziente e su indagini strumentali come la fibroendoscopia delle vie aeree superiori e la polisonnografia. La terapia si attua su diversi fronti e dipende dalla gravità della condizione: è previsto il calo ponderale se il paziente è sovrappeso od obeso, la riduzione dell’assunzione di sostanze con azione miorilassante (es. alcolici, benzodiazepine, barbiturici) o l’abbandono della posizione supina di notte. Inoltre, per i casi di OSAS di grado lieve o moderato, si possono impiegare apparecchi ortodontici mobili confezionati su prescrizione del medico del sonno e dell’odontoiatra: essi servono a mantenere la lingua in posizione avanzata, evitando che collassi posteriormente sui tessuti molli e allargando lo spazio aereo posteriore.

Per i casi moderati e severi di OSAS, invece, è indicata la CPAP (continuous positive airway pressure) ossia la somministrazione di un flusso d’aria a pressione costante che evita il collabimento dei tessuti, attraverso una mascherina facciale da indossare tutta la notte collegata ad una macchina che si poggia sul comodino. Si ricorre alla roncochirurgia se vi è un’ipertrofia dei tessuti: soprattutto nei pazienti più giovani, infatti, la sindrome può essere provocata da un ingrossamento delle tonsille o delle adenoidi.

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n. 10 / Dicembre 2017

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