Lo sbiancamento dentale

Lo sbiancamento dentale

Quale tecnica scegliere?
Dentifrici, fai-da-te, metodiche professionali: orientarsi tra possibilità reali e mere illusioni
di Valentina La Riccia - Dentista

Vino, fumo o caffè negli anni hanno ingiallito i nostri denti? Se non ci sentiamo più a nostro agio è possibile ricorrere allo sbiancamento, una tecnica utile a rendere i denti più bianchi di diverse tonalità. Lo sbiancamento professionale viene eseguito nello studio odontoiatrico da dentisti o igienisti. Non è una metodica adatta a tutti, infatti la scelta di sbiancare i denti deve essere discussa con il proprio dentista: ad esempio chi ha otturazioni o protesi nei settori dentali anteriori o donne in stati quali gravidanza o allattamento non possono beneficiarne. La seduta prevede diverse fasi: per prima cosa si esegue la pulizia dei denti perché è importante che non vi siano accumuli di tartaro o di biofilm sulle superfici da trattare, poi si posiziona la diga liquida per proteggere le mucose, infine si applica il gel che contiene perossido di idrogeno al 37% e lo si lascia agire per alcuni minuti. Il gel ossida i pigmenti adsorbiti dal dente, togliendo il giallore dalla superficie dentale, ecco perché lo sbiancamento è una tecnica sicura che non rovina lo smalto. Il processo viene documentato con foto prima e dopo lo sbiancamento per evidenziare immediatamente e oggettivamente di quante tonalità sono stati schiariti i denti. Il risultato è ottimo già dopo una sola seduta. L’effetto può durare fino a due anni a seconda dello stile di vita che si conduce (ad esempio i non fumatori potranno beneficiare dei risultati dello sbiancamento più a lungo dei fumatori).

Nei giorni successivi allo sbiancamento si consiglia di evitare cibi coloranti (ad esempio sughi), bevande pigmentanti (caffè, tè, vino) e fumo. Tra gli effetti indesiderati vi possono essere piccole ustioni mucose rapidamente reversibili dovute al contatto accidentale del gel con le mucose orali, così come transitoria è l’eventuale ipersensibilità dentale post-sbiancamento: in entrambi i casi si può rimediare facilmente applicando in studio gel appositi. In alternativa alla metodica professionale, si può optare per le penne sbiancanti o per i kit casalinghi (contenenti mascherine o whitening strips e gel sbiancante) che potete trovare in farmacia ed al supermercato: essi sono a base di un prodotto molto simile a quello che impiega il vostro dentista ma depotenziato, quindi adatto per un uso domestico praticato da mani non esperte e sono piuttosto efficaci. La raccomandazione è di attenersi scrupolosamente alle indicazioni riportate sulla scatola per non provocare danni.

Altra metodica domestica è quella di usare dentifrici whitening: purtroppo i pazienti spesso li impiegano per lunghi periodi, ma bisogna fare attenzione perché possono contenere particelle abrasive in quantità più alte rispetto ad altri dentifrici. Utilizzateli una o due volte alla settimana per brevi periodi, alternandoli ad altri dentifrici non sbiancanti, perché se utilizzati continuativamente possono far aumentare la sensibilità dentale e, alla lunga, determinare porosità nello smalto il che significa che i pigmenti del cibo che mangiamo e delle bevande che beviamo possono essere assorbiti più facilmente dal dente, colorandolo. I dentifrici che hanno solamente un effetto sbiancante temporaneo e immediato sono da preferire perché contengono microparticelle azzurre/blu che annullano il giallo dei denti legandosi alla superficie smaltea, quindi “ingannano” l’occhio che percepirà così un colore più chiaro.

Evitate assolutamente i dannosissimi metodi sbiancanti fai-da-te di cui si parla in modo virale in internet, come ad esempio il bicarbonato ed il limone: il bicarbonato strofinato sui denti agisce come fosse carta vetrata, mentre il limone è acido sfregato sui denti. Probabilmente con questi due metodi inizialmente notereste denti più bianchi ma a spese dell’integrità dei vostri denti che col tempo diventeranno sempre più deboli, sensibili e gialli.

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n. 10 / Dicembre 2017

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