Si può morire per un ascesso?

Si può morire per un ascesso?

L’importanza della prevenzione
Il caso della giovane palermitana, deceduta per shock settico polmonare
di Valentina La Riccia

“Non ha soldi per il dentista, muore per un ascesso”: così l’Ansa titola l’articolo che racconta la tristissima vicenda di Gaetana Priolo, diciottenne palermitana morta, come riportano le cronache, a causa di uno shock settico polmonare, complicanza di un ascesso dentario.
Innanzitutto bisogna definire chiaramente di cosa si è trattato: un ascesso dentario è una raccolta purulenta formata da plasma, proteine, cellule epiteliali, cellule immunitarie degenerate, enzimi proteolitici e batteri in una cavità neo-formata, causato da un’infezione originatasi dai denti.
Una volta formatosi, se non si interviene con una cura medica adeguata, esso tende a farsi strada seguendo vie preferenziali: nella sottomucosa o nel sottocute, lungo il decorso dei nervi, tra le fasce muscolari, nelle logge. Quindi, se viene trascurato, non restando circoscritto, può arrivare in altri distretti corporei (cervello, collo, circolo ematico, polmoni) e causare complicanze.
Nel caso della giovane - con la dovuta cautela che è d’obbligo non essendo stati pubblicati tutti i dati che consentirebbero di fare valutazioni obiettive - è plausibile che nei giorni precedenti il decesso, si fossero manifestati campanelli d’allarme iniziali (gonfiore, dolore etc.). Pertanto, questo tragico fatto di cronaca, ci fa riflettere ancora una volta sulla massima importanza che rivestono le visite odontoiatriche di controllo, ogni sei mesi e ogniqualvolta vi sia un dubbio relativo allo stato di salute della propria bocca.
Il titolo dell’articolo dell’Ansa pone l’accento sulla questione economica, sottolineando il fatto che la ragazza abbia trascurato il suo problema perché non aveva denaro a sufficienza per le cure odontoiatriche. È importante non permettere che passino messaggi fuorvianti: innanzitutto non bisogna dimenticare che esiste l’odontoiatria pubblica in ospedali, Asl e cliniche convenzionate, per cui il costo dell’odontoiatria non può essere il motivo che induce i pazienti a trascurare la salute orale. Per quanto riguarda l’odontoiatria privata, invece, ogni professionista formula il suo listino in base ai costi di gestione del suo studio: in generale, si impongono i prezzi minimi necessari per mantenere invariata la qualità del proprio lavoro.
È bene far sapere che diversi odontoiatri in tutta Italia ed anche nella nostra città, nonostante lavorino privatamente e sostengano quindi loro soli tutte le spese di gestione, visitano gratuitamente in occasione dei “mesi della prevenzione” (maggio/giugno e ottobre), spesso scelgono di praticare le prime visite abitualmente gratis e adottano agevolazioni finanziarie con l’intento di incentivare i pazienti a prestare attenzione alla loro salute, al fine di praticare l’odontoiatria preventiva e sociale.
I professionisti che rispettano l’etica medica, non possono pubblicizzare direttamente i costi che impongono o le agevolazioni che adottano, dato che il codice deontologico degli odontoiatri vieta giustamente di fare tale tipo di pubblicità, eppure alcuni colleghi infrangono regolarmente questo divieto, pubblicizzando listini o promozioni su volantini, cartelloni, siti internet, giornali e tv, come se stessero vendendo una merce in saldo e non cure mediche. Personalmente credo che auto-proclamarsi medici bravi o dai listini più bassi, non abbia alcun valore aggiunto; a mio parere, la migliore forma di pubblicità che esista per un medico è solo quella dei suoi pazienti, soddisfatti sotto ogni punto di vista: professionale, umano ed economico.

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n. 10 / Dicembre 2017

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