Suzione del dito o del ciuccio

Suzione del dito o del ciuccio

Quando interrompere questa abitudine viziata. Può provocare alterazioni dentali e scheletriche
della dott.ssa Valentina La Riccia

Il riflesso della suzione è innato: è stato dimostrato sperimentalmente che quando i piccoli pazienti succhiano il dito o il ciuccio provano un senso di benessere e di relax. Tuttavia è necessario sapere che entro i due anni di vita tali abitudini devono necessariamente essere interrotte. Eliminare il ciuccio può essere semplice, perché richiede esclusivamente uno sforzo di volontà da parte dei genitori, tuttavia chiedere ad un bambino così piccolo di interrompere qualsiasi altra abitudine al succhiamento, può essere molto complicato. Introdurre ripetutamente il dito, l’estremità della coperta o altri oggetti in bocca a lungo, in particolare per un tempo superiore alle quattro ore quotidiane, può comportare alterazioni dentali e scheletriche.
Il tipico risultato derivante dall’abitudine al succhiamento del dito è lo sviluppo di un open bite anteriore: i denti frontali superiori si inclinano verso l’esterno, i denti anteriori inferiori si inclinano verso l’interno e si determina uno spazio fra i denti frontali dell’arcata superiore e quelli dell’arcata inferiore quando i denti posteriori sono a contatto. Tale quadro clinico, che riflette discrepanze a carico dei denti e/o delle basi ossee, non è compatibile con una condizione ortognatodontica fisiologica o ideale; inoltre può determinare problemi funzionali quali deglutizione atipica, masticazione difficoltosa, problemi fonatori come la blesità (difficoltà nella pronuncia dei suoni sibilanti) o possibili futuri problemi a carico dell’ATM (articolazione temporomandibolare).
Se l’abitudine viene abbandonata precocemente, è possibile che la continuazione della crescita annulli tutti o gran parte dei problemi verificatisi in conseguenza dell’abitudine viziata; se invece il succhiamento viene protratto, i cambiamenti instauratisi non potranno essere corretti spontaneamente per cui sarà necessario un intervento ortodontico con apparecchi mobili e/o fissi (a seconda del caso), tanto più complicato quanto più tardi il paziente interrompe l’abitudine e quanto più tardi inizia la terapia. È stata riscontrata una tendenza maggiore da parte delle bambine a conservare tale abitudine viziata dopo i quattro-cinque anni di vita, età in cui invece nella maggior parte dei bambini, anche grazie alla scolarizzazione, essa viene abbandonata.
Può essere utile un colloquio motivazionale, mirato a spiegare al piccolo paziente che interrompere l’abitudine viziata è un sicuro vantaggio per lui. Se questo non dovesse sortire i risultati sperati, si può applicare un cerotto attorno al dito che viene più frequentemente succhiato oppure immobilizzare il braccio durante la notte con una fascia. Un’altra metodica è quella di applicare un apparecchio intraorale provvisto di griglie che evitino l’introduzione del dito in bocca. Purtroppo si tratta di metodi coercitivi, seppur minimamente; nonostante questo, è fondamentale che il bambino non li viva come punizioni bensì come ausili alla sua salute. In presenza di gravi discrepanze dentali o scheletriche riconducibili all’abitudine viziata,  come è già stato sottolineato, si deve intervenire con una terapia ortodontica attiva di riposizionamento delle basi ossee o dei soli denti, ma non se l’abitudine viziata non sia stata precedentemente abbandonata. È bene interromperla subito (entro i due anni di vita, come già evidenziato) e contattare il proprio dentista prima possibile, perché i pazienti potranno ottenere benefici maggiori quanto prima il caso viene intercettato.

Lascia un commento

n. 10 / Dicembre 2017

Scarica la tua copia in pdf