Attenzione al Bruxismo

Attenzione al Bruxismo

Serramento e digrignamento dei denti.
Disturbo tipicamente correlato allo stress, ne soffre dall’8 al 20% della popolazione
di Valentina La Riccia

Il bruxismo è una parafunzione, ossia un’attività non finalizzata al raggiungimento di alcuno scopo, che consiste in un’iperattività muscolare cui consegue o un serramento o un digrignamento: serrare i denti significa stringere ripetutamente i denti inferiori contro i superiori per non oltre 10 secondi per ogni atto, esercitando solamente forze compressive; se al serramento si associa il movimento in protrusione e/o in lateralità, si parla di digrignamento.

Quest’ultimo tipo di movimento è più pericoloso perché si sviluppano non solo forze compressive ma anche tensive (di taglio), che si scaricano sul parodonto e che sono potenzialmente in grado di danneggiarlo. Durante il giorno prevale il serramento; durante la notte, il digrignamento. Il motivo di tale distribuzione è che il digrignamento produce un rumore di cui il paziente si rende facilmente conto durante lo stato di veglia, interrompendo il movimento; di notte, invece, tale parafunzione non tende a limitarsi poiché il paziente è in uno stato di incoscienza. In tal caso, la persona che dorme insieme al paziente potrà fornire all’odontoiatra informazioni utili per formulare la diagnosi di bruxismo notturno. Anche la forma diurna di bruxismo, essendo questa un’attività esercitata prevalentemente in modo inconsapevole, può essere diagnosticata avvalendosi della collaborazione dei conviventi, i quali possono riferire spasmi ripetuti di masseteri e temporali del paziente.

Il bruxismo è tipicamente correlato allo stress (bruxismo primario) ma può manifestarsi anche a seguito dell’assunzione di antipsicotici, antidepressivi o psicostimolanti (bruxismo secondario).  È stata documentata familiarità. Tra le parafunzioni, questa è la più diffusa oltre che la più dannosa: il 20% della popolazione serra i denti da sveglio; il 10% li serra durante la notte; l’8% digrigna i denti durante il sonno. Il bruxismo in dentizione decidua non deve destare allarme anzi è favorevole, infatti aiuta a modellare le ossa temporali e favorisce l’adeguamento dell’occlusione negli anni della permuta, poiché provoca la fisiologica usura dei denti da latte. Se però non si autolimita nell’età adulta, ciò può comportare diversi problemi, che diventano sempre più evidenti col passare del tempo: faccette di usura, aumento della sensibilità dentale, fratture, mobilità o riassorbimenti dentali (dovuti al trauma occlusale), dolenzia e contrazione dei muscoli masticatori in momenti diversi da quelli in cui si effettua la masticazione, mal di testa localizzati alla regione delle tempie, difficoltà nei movimenti mandibolari e problemi all’articolazione temporo-mandibolare (ATM).

L’odontoiatra, verificando la presenza dei marcatori intraorali-extraorali e raccogliendo le informazioni anamnestiche dai conviventi, può formulare la diagnosi di bruxismo ed il relativo piano di trattamento. Per le forme primarie è opportuno consigliare al paziente tecniche di rilassamento, utili per ridurre i livelli di stress foriero, come è risaputo, di diversi altri problemi. Il piano terapeutico prevede inoltre l’utilizzo di un bite in resina o in resina e acciaio, utile anche nelle forme di bruxismo secondario: protegge i denti e promuove il rilassamento muscolare. È importante che il bite venga confezionato su misura a partire dalle impronte delle arcate del paziente, in modo che vi si adatti perfettamente. Meglio non fare uso di bite preconfezionati: rischiano di causare più danni che benefici.

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n. 10 / Dicembre 2017

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