Il “metodo” di Hollywood sbarca a Foggia

Il “metodo” di Hollywood sbarca a Foggia

L’acting coach Michael Rodgers per la prima volta in Puglia

La classe si è creata nel giro di pochi giorni, raccogliendo esperienze di attori locali e non, e intercettando l’interesse di realtà teatrali di altre regioni del sud Italia: dalla cortina laziale in giù, fino alla Sicilia. Troppo ghiotta l’opportunità di seguire un corso intensivo di recitazione con un acting coach della scuola di Hollywood, senza dover necessariamente attraversare la penisola, in direzione Milano.
La scommessa del Teatro della Polvere di via Nicola Parisi, quindi, è stata vinta. E dal 21 al 24 settembre, per la prima volta in Puglia, 20 attori meridionali si incontreranno a Foggia per seguire il workshop con l’attore, regista e acting coach Michael Rodgers. L’attore presente nel cast di film come ‘The Patriot’ e serie tv come ‘Bones’ porterà a Foggia i segreti del ‘Method’, ovvero il percorso psicofisico che seguono i grandi attori di Hollywood per le loro interpretazioni da Oscar. Il suo obiettivo è puntare ad una profonda comprensione dell’opera attraverso l’analisi del testo, sfidando così l’attore a “marchiare” ogni performance con la propria interpretazione del materiale.

CHI E’ MICHAEL RODGERS | Michael Rodgers è nato in Scozia e si è trasferito a Los Angeles nel 1989 iniziando da giovanissimo la sua carriera di attore, studiando e formandosi con uno degli insegnanti più famosi al mondo, Larry Moss, allievo diretto di Stella Adler e acting coach di star del calibro di Leonardo Di Caprio. Ha avuto l’onore di calcare i palcoscenici più importanti al mondo tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Nell’ambito cinematografico e televisivo ha avuto il privilegio di collaborare con artisti di fama mondiale tra cui Jack Lemmon, Mathew Broderick, Angelina Jolie, Mel Gibson, Heath Ledger, e molti altri ancora.


 L’INTERVISTA

Quella della recitazione è una dimensione affascinante. Ma cos’è il talento e come si può coltivare, potenziare?
La cosa più grande di questa vocazione è poter esprimere tutta la fame, tutte le lacrime e tutta la gioia che nella vita non abbiamo possibilità di raccontare. L’attore deve avere l’abilità e l’opportunità di esprimere cose che normalmente non abbiamo la possibilità di esprimere liberamente in una società che ci vuole misurati e “politicamente corretti”.

E’ corretto in questa disciplina parlare di “Metodo”?
Io credo che l’attore debba padroneggiare diversi tipi di tecniche. La cosa più grande che ha fatto Stanislavskij è stata “spezzettare” l’essere umano in mille pezzi microscopici. Ha mostrato come approcciarsi ad un ruolo, come calarsi nel copione, come capire il comportamento, il proprio corpo, la capacità vocale, il mondo delle emozioni. Ha creato una struttura. Ma credo che, alla fine, la chiave di volta per un attore sia trovare il proprio metodo, quello ogni volta più adatto: quanto più difficile è il ruolo, maggiore è la tecnica di cui ha bisogno.

In uno dei suoi ultimi workshop a Milano, ha avuto modo di conoscere la giovane realtà del Teatro della Polvere. Cosa di questi attori l’ha conquistata al punto da portarla, pochi mesi dopo, proprio a Foggia?
In loro ho visto attori ‘affamati’ e desiderosi di imparare, e questo è meraviglioso. Quando vedo quel tipo di “fame” per le informazioni che mi sono state tramandate (così come sono state tramandate a Larry da Stella), è una grande gioia. Ho trovato in loro dei grandi lavoratori, davvero dediti a quello che io credo sia questo lavoro: cambiamento, movimento, svegliare la gente verso altre dimensioni. Penso che quello che questi attori siano riusciti a fare in così poco tempo sia un miracolo. Io dico sempre: non aspettare di essere scelto, trova qualcosa che ami fare e fallo come un Ercole. Ed è quello che il TdP ha fatto.


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n. 10 / Dicembre 2017

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