Il Museo Provinciale del Territorio  è vivo e torna ai giovani

Il Museo Provinciale del Territorio è vivo e torna ai giovani

Nel polo didattico di via Arpi un percorso esperienziale tra i tesori della Daunia

Le studentesse armeggiano con il teschio dell’antenata Lucy nel Museo Provinciale del Territorio. Lo misurano con un compasso antropometrico per calcolare la capacità cranica. Siamo nel bel mezzo di un laboratorio di antropologia. Gli studenti dell’ultimo anno dell’Istituto d’Istruzione Superiore Olivetti di Orta Nova studiano le tappe dell’evoluzione dell’uomo e delle sue caratteristiche. Nella cranioteca sono riprodotti teschi dall’Australopithecus afarensis fino all’Homo sapiens, passando per il robustus, abilis ed erectus. “Al Museo in tutti i sensi” è un progetto che si rivolge soprattutto alla fascia d’età compresa tra i 14 e i 19 anni, ma la tipologia dell’attività viene adattata anche ad altri target, e ci sono già percorsi pensati per i più piccoli. Il Museo di via Arpi (proprio di fronte al Dipartimento di Studi Umanistici, all’estremo opposto del Museo Civico) è irriconoscibile, un percorso esperienziale che stimola curiosità.
Un gruppo è alle prese con uno scavo archeologico: in una sala sono state ricostruite fedelmente le tombe di Ascoli, con gli stessi identici reperti di corredi funebri maschili e femminili. Gli studenti simulano il lavoro certosino dell’archeologo, scavando e imparando le tecniche per rimuovere gli strati superficiali, fino all’analisi e studio dei reperti ossei e dei manufatti.  Nel nuovo polo didattico c’è anche tutta l’attrezzatura per lavorare il marmo con le antiche tecniche per realizzare mosaici: gli studenti utilizzano materiali veri e ricavano le tessere con la martellina su un tronco di legno.
“Prima, c’erano pochi reperti e il museo era fortemente didascalico - spiega Luciana Stella, dell’Associazione di Promozione Sociale Mira, responsabile del progetto - I grandi pannelli riportavano, certo, dei contenuti importanti, curati da Saverio Russo, ma era poco fruibile da un’utenza giovane. Andava valorizzato e reso più dinamico. La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha approvato questo progetto proprio perché mirava a restituire questo luogo ai giovani, rendendolo più vivo”. Per l’appunto, l’avviso era denominato “Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici”, un intervento che si inseriva nell’ambito della riprogrammazione dei fondi comunitari co-finanziati per lo sviluppo nelle Regioni Obiettivo Convergenza. L’allestimento non è ancora concluso. “Stiamo aspettando la seconda erogazione, quella più cospicua e importante, per continuare. Ci siamo avviati nel 2015 e, purtroppo, siamo andati a rilento a causa dei problemi legati ai musei, con l’apertura a singhiozzo, ma ce l’abbiamo fatta lo stesso, grazie alla collaborazione e all’impegno di Franco Mercurio che ha supportato tanto l’andamento del progetto, e siamo riusciti ad attivare subito, inizialmente, la sezione didattica dove ospitare i ragazzi, poi proseguiremo per tutto il 2017 con iniziative e mostre temporanee e ultimeremo i lavori per l’allestimento delle altre sale”.
Mira si occupa di progetti e didattica dei beni culturali ed è tutta al femminile: sono cinque donne, archeologhe, naturaliste, esperte nel settore dei beni culturali e museali, dai 25 ai 42 anni. L’Associazione di promozione sociale è nata nel 2010, con Bollenti Spiriti, grazie al progetto “La vita nella grotta” per la valorizzazione del sito archeologico abbandonato di Manaccora, nell’omonima baia di Peschici. Ha portato in visita 2mila bambini delle scuole elementari. A Foggia, attraverso il progetto “La strada della cultura” ha fatto vivere agli studenti esperienze laboratoriali all’aperto nel centro storico di Foggia. Ora concede una seconda vita al Museo del Territorio.
“Arpi ritrovata” è un autentico tesoro: solo i due crateri a ceramica policroma nella sala principale valgono un patrimonio. Appartengono ai reperti recuperati in Svizzera dai carabinieri del Nucleo Tutela e Patrimonio Culturale, riportati a casa prima che potessero alimentare il mercato clandestino e prendessero il volo per l’America. La sezione successiva è una sorprendente scoperta, una vera e propria succursale del laboratorio di restauro della Soprintendenza dove vengono esposti, prima ancora di essere analizzati, i reperti appena ritrovati. “Questi sono stati riportati alla luce a dicembre a Pietramontecorvino - spiega Luciana Stella mostrando il contenuto di una teca - Ci sono ancora le falangi attaccate agli anelli perché si è trattato di scavi di emergenza: gli archeologi per fare presto hanno tagliato le dita così da portare via gli anelli”. La necropoli è emersa durante i lavori per la messa in opera di pale eoliche. Accanto, i chiodini di ferro dei calzari ritrovati ai piedi nelle tombe, ancora sporchi di terra. “Torneranno nel laboratorio di restauro della Soprintendenza, al piano di sopra - spiega Luciana Stella mentre ci accompagna nella visita - vengono restaurati e poi riportati qui”.
L’esposizione è temporanea, la mostra non è permanente. Le attività aumenteranno. “I testi dei pannelli non andranno buttati - assicura - verranno tutti digitalizzati. Attraverso un touch screen si potrà accedere a questi contenuti e poi verrà completato l’allestimento con dei pannelli descrittivi sia delle vetrine che della sala delle tombe ‘Dalla terra al museo’ e ampliato con altri reperti e materiale didattico. Apriremo anche il bookshop e sarà realizzato un opuscolo. Questo museo ora è finalmente vivo”.              Mariangela Mariani

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n. 10 / Dicembre 2017

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