“La milite ignota”, tra coraggio e oblio

“La milite ignota”, tra coraggio e oblio

Da una parte c’è il Tribunale della Legge, dall’altra il Tribunale dei Fantasmi, quelli che si agitano nel petto di chi è vittima di abusi, soprusi e ingiustizie. Come quelli subiti da una donna violata, che vede il proprio dramma sbriciolarsi sotto i colpi di perizie impersonali ed esami clinici. Non sempre, infatti, le sentenze delle due Corti collimano tra loro. Due verità, due diverse forme di giustizia si scontrano tra loro e si confrontano su un tema - che è quello della fragilità della verità e dei possibili limiti della Legge - che devasta l’animo di una giovane donna vittima di violenza sessuale e scossa dagli eventi come una canna al vento. Una giovane donna, che dopo essere stata data in pasto a giornali, avvocati, giudici e periti, chiederà solo silenzio. Oblio per sé e per la sua vicenda.

E’ “La milite ignota”, caduta in una battaglia tanto personale quanto universale. Sciolta la seduta, la giustizia è stata fatta? Se lo chiede la Piccola compagnia impertinente di Foggia, con lo spettacolo “La milite ignota”, appunto, un progetto teatrale complesso e ambizioso che, dopo il debutto nazionale a Mantova e le sette repliche andate in scena a Foggia, si prepara ad una tournée che da settembre vedrà la compagnia foggiana protagonista prima a Roma e poi nel resto d’Italia. Lo spettacolo, scritto da Enrico Cibelli e interpretato dall’attrice Ramona Genna, è il monologo doloroso e onirico di una donna a caccia di conferme. Su sé stessa e sul proprio talento.

Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale, eppure lo spettacolo muove da un fatto di cronaca realmente accaduto: Firenze, estate 2008 alla Fortezza da Basso. Una violenza di gruppo ai danni una ragazza, poco più che ventenne. “La milite Ignota è una pièce a metà tra cronaca e melodramma. La storia di una ex ragazza coraggiosa che ora non desidera altro che l’oblio. Una vittima che ha deciso di nascondersi, dopo una lotta eroica tra denunce, perizie e rinvii a giudizio. Una donna che sarebbe incivile, da parte nostra, dimenticare”, spiega Pierluigi Bevilacqua, che dello spettacolo firma la regia. Lo spettacolo pone subito alcuni interrogativi: come “misurare” un abuso? Come stabilire la gravità di una violenza subita? Un passo in avanti per la colpevolezza, uno indietro per l’innocenza. Il discrimine tra lecito e illecito è cosa labile. Nel 2013, il Tribunale di Firenze condanna 6 imputati su 7, ma nel marzo 2015 la Corte ribalta completamente la sentenza e sminuisce il fatto, definendo la vicenda «incresciosa», ma «penalmente non censurabile». Secondo i giudici, la vittima di stupro voleva, con la sua denuncia, «rimuovere» quello che considerava un suo «discutibile momento di debolezza».

La sentenza è definitiva, la guerriera dei tribunali chiede solo di uscire dalle scene. La vicenda è stata calata nei bassifondi del mondo dello spettacolo, in un ambiente fatto di abusi sessuali, fatti di cronaca e gossip. Un calderone mediatico nel quale trovano posto tanto la sentenza della Fortezza da Basso, quanto quelle delle vicende giudiziarie e personali di Bill Cosby e Sara Tommasi. Lo spettacolo (che non è consigliato ai minori di 14 anni) da settembre verrà proposto anche ai ragazzi delle ultime classi delle scuole superiori. “L’idea “laterale” che sottende lo spettacolo è che l’ambizione (artistica e non) non deve mai sfociare in qualcosa che il corpo e la mente non riescano a sopportare. O, più in generale, qualcosa che non faccia parte della natura della persona stessa. Che si può vivere anche senza quei riflettori che sembrano essere l’unica ragione di vita”, spiega Bevilacqua. “Riguarda il nostro mestiere, ma anche tutti gli altri. In quest’epoca, ancor più delle precedenti, il messaggio che sembra passare è: potete arrivare in cima in pochi secondi. Spesso sembra la storia di Icaro. E tutta la ricchezza che si era convinti di avere e di condividere, si sgretola inesorabilmente a causa di errori dettati dalla foga di emergere”.
m.g.f.

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n. 10 / Dicembre 2017

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