Bevi bene, bevi pugliese

Bevi bene, bevi pugliese

In Capitanata vini da Oscar. Regole a tavola: spumanti sul salato, moscato per i dolci

Come spesso capita dalle nostre parti, e quest’anno in particolare, il caldo estivo si trascina fino a novembre inoltrato (e chissà per quanto ancora), impedendo alla mente di distogliere il pensiero dalle spiagge, così vicine ma così lontane; per poi ritrovarsi catapultati, poche settimane più tardi, in piena atmosfera natalizia; spaesati ma felici, conto in banca permettendo, ci toccherà darci da fare tra addobbi, regali e dolci fatti in casa in quantità industriali; ai sensi di colpa penseremo più in là: “è Natale puoi…” cantava un bambino in un recente spot televisivo, ed io l’ho assunta come filosofia di vita.
Le bollicine saranno protagoniste in questi giorni di festa, tanti saranno i pretesti per brindare: perché non farlo con degli ottimi spumanti pugliesi?
Forse non tutti sanno che la nostra provincia vanta l’unica vera cantina di spumantizzazione del sud Italia, la celebre d’Araprì di San Severo, pluripremiata dalle maggiori guide specializzate nazionali e non, fregiatasi quest’anno del prestigioso Oscar del vino di Bibenda nella categoria “miglior spumante italiano”, per la strepitosa Gran Cuvée XXI Secolo, millesimo 2007: un “umile” vino pugliese sul gradino più alto del podio, a guardar dall’alto i più blasonati Franciacorta, Prosecco e via dicendo.
D’Araprì nasce nel 1979 dalla scommessa di tre amici, accomunati dalla passione per la musica jazz ed, ovviamente, per il vino; la scommessa è di poter produrre anche al Sud spumanti di pregio con metodo classico, quello usato per gli Champagne, intuendo di poter valorizzare nelle bollicine il vitigno autoctono della Capitanata  “bombino bianco”, che nella spumantizzazione riesce ad esprimersi nella sua pienezza.
Spumanti importanti, caratterizzati da sfumature dorate che ne anticipano il valore, da bollicine finissime e persistenti che danzano nel bicchiere con movenze mai uguali, con disparati profumi di frutta gialla e agrumi al giusto grado di maturazione, di aggraziate distese floreali e macchia mediterranea con i suoi rovi aromatici, di accenni di miele e frutta secca; dal gusto morbido e fresco, cremosi e persistenti, adatti ad accompagnare un aperitivo a base di pettole con vecchi amici alla vigilia di Natale, ma anche quell’impetuosa aragosta che renderà il veglione di Capodanno indimenticabile; ma, per favore, non bevetelo sul dolce; cerchiamo di chiarire, una volta per tutte, questo concetto: il dolce va col dolce, altrimenti gli zuccheri del cibo impediranno di percepire qualsiasi sentore del vino, che ci apparirà solo terribilmente amaro; un po’ come mangiare un pasticcino prima del caffè, almeno che non mettiate tre bustine di zucchero vi apparirà più amaro del solito.  
E sui dolci? Tranquilli, non vi lascio a bocca asciutta. Vi consiglio un’altra eccellenza pugliese, il Moscato di Trani, vino dolce prodotto tradizionalmente da Cerignola a Bitonto, che sposa alla perfezione la pasticceria pugliese e non solo: con la pasticceria secca è imbattibile, ma non guasta assolutamente nemmeno sul panettone.
La nostra bella Puglia è uno scrigno dai tesori ancora inesplorati, talvolta dati per scontato da noi che viviamo col mito “dell’America”; eppure credo che in America ci invidino parecchio.
Buone feste a tutti.
Daniele Rigillo
Enoteca Uva Rara

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n. 10 / Dicembre 2017

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